Strage di Ustica, 32 anni dopo la vergogna di Stato continua

Chi, in tempo di pace, ci ha abbattuto un aereo civile? A 32 anni di distanza dall’abbattimento di un aereo passeggeri italiano, il Douglas Dc9 nominativo I-TIGI, compagnia Itavia, volo IH870, da Bologna a Palermo, alle ore 21:04 perdeva improvvisamente i contatti con il Centro di Controllo Regionale di Ciampino e precipitava nel Mar Tirreno. L’aereo volava a oltre 25.000 piedi, rispettando tutte le prescrizioni del controlo del traffico aereo. Aveva effettuato tutti i controlli e le revisioni periodiche, ed era condotto da personale abilitato ed esperto che aveva goduto dei prescritti turni di riposo. Tutte le 81 persone a bordo morivano nel disastro.

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I-TIGI era sotto il controllo del Centro regionale di controllo del traffico aereo di Ciampino e sotto la sorveglianza dei radar militari di Licola (vicino Napoli) e di Marsala (in Sicilia). Cominciava così «l’affaire Ustica» il più grande mistero dell’aviazione civile di tutti i tempi, sul quale il miope circo politico nazionale – perchè i depistatori sono italiani – ha sempre accuratamente evitato di far luce alla ricerca della verità. Il foro, anzi, i fori di entrata e di uscita dei due missili che hanno colpito il Dc9 sono là, visibili agli occhi di tutti, inoppugnabili più di qualsiasi cosa. Il massacro di Ustica inchioda i vertici del governo italiano di allora (presidente del consiglio era Francesco Cossiga) e quelli delle Forze Armate alle loro pesantissime responsabilità in ordine al depistaggio delle indagini giudiziarie. Una strage, un mistero, una vergogna di Stato che ancora aspetta di essere cancellata.

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INCONFONDIBILE E INVISIBILE: IL NEMICO SI✡NISTA

Il 10 novembre 1975, in seduta plenaria, l’Assemblea Generale dell’Onu aveva adottato la risoluzione 3379 con la quale stabiliva che “il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale”. Dopo il voto, Chaim Herzog, l’allora ambasciatore israeliano salì sul podio e tenne un discorso sul sionismo e sull’odio anti-ebraico. Herzog definiva la risoluzione “un’ulteriore manifestazione del triste odio antisemita e anti-ebraico che anima la società araba”. Brandendo una copia della risoluzione (clicca qui), l’ebreo Herzog disse: “Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull’odio, sulla falsità e sull’arroganza ed è priva di qualunque valore morale o legale. Per noi, popolo ebraico, questo non è altro che un pezzo di carta e noi lo tratteremo così”. Pronunciando queste parole l’insolente giudeo strappò il foglio della risoluzione davanti all’Assemblea dell’Onu. Gli Stati Uniti, da sempre genuflessi all’entità razzista ebraica, dopo aver fatto man bassa dell’Onu soprattutto attraverso vari atti di banditismo internazionale, hanno ottenuto che la risoluzione “sionismo uguale razzismo” venisse cancellata (A/RES/46/86) dalla stessa Assemblea Generale il 16 dicembre 1991. Lavando, ancora una volta, il sangue che ricopre Israele e i suoi dirigenti sionisti.

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Bilderberg 2012, la global mafia che polverizza lo stato sociale

Si è conclusa l’annuale riunione dell’èlite plutocratica mondialista riunitasi in conclave dal 31 maggio al 3 giugno 2012, negli Stati Uniti del Nord, a Chantilly, in Virginia, nel lussuoso Hotel Westfields Marriott Washington Dulles. La novità della rituale conferenza del gruppo Bilderberg quest’anno è stata il cambio al vertice nella piramide oligarchica mondialista presieduta dal francese Henri de Castries, ad dell’AXA, la multinazionale nel campo delle assicurazioni. Il summit si è occupato principalmente di questioni politiche (elezioni Usa 2012), economiche e sociali, come l’evoluzione dello scenario politico in Europa (euro) e negli Stati Uniti (dollaro), l’austerity ma anche la cyber sicurezza, l’energia, il futuro della cosiddetta “democrazia”, della Russia, della Cina e del Medio Oriente (Siria e Iran) cui hanno presenziato risme di banchieri, politici, capi di stato, amministratori di multinazionali, direttori di grandi compagnie di trasporti e dell’energia, proprietari dei principali mezzi di comunicazione e giornalisti. Seguivano il direttore dell’Hotel con signora, un conte con contessa annessa e un cardinale senza signora. L’agenda Bilderberg è proseguita come previsto e come sempre sono stati banditi i mezzi di comunicazione per evitare la relativa copertura mediatica dell’evento e la conseguente diffusione di informazioni, immagini e video. L’incontro è stato riservato e le decisioni prese dall’élite sono le decisioni a cui noi tutti cittadini dovremo, semplicemente, conformarci. Quasi un’adunata di filantropi, insomma, in cui il pensiero dominante della cricca dei potenti non si deve disturbare. Il Capo del servizio d’ordine si aggirava a larghi passi, incazzato come una vespa, perchè non era stato usato abbastanza napalm verso la folla di cinquecento manifestanti che insidiavano civili e militari. Tra i 145 partecipanti del Bilderberg 2012 c’è anche qualche rappresentante per l’Italia, sempre pronti a contribuire allo sviluppo dell’umanità. Scorrendo la lista (guarda in basso), stilata in rigoroso ordine alfabetico, dalla parte orientata verso il culo del cavallo si scopre quindi che quest’anno i “rappresentanti italiani” più importanti al Bilderberg sono stati: Franco Bernabè, presidente e CEO di Telecom Italia; Fulvio Conti, ad e dg Enel; John Elkann, presidente Fiat. Ma non solo. A “sorpresa” appare poi il nome di Lilli Gruber, con abbondante décolleté ed esubero di collane, ex europarlamentare con la coalizione Uniti nell’Ulivo iscritta al gruppo del PSE nel 2004 candidatasi dopo aver denunciato la “carenza di libertà d’informazione in Italia”, e giornalista di La7 TV (di proprietà Telecom Italia). Qualcuno ricorderà certamente l’intervista (guarda il video) che la fatina inebetita fece all’ex international advisor di Goldman Sachs Mario Monti, quando in un trionfo di merda tiepida domandò al premier: «Ma lei è un massone?». Dopo una presenza fissa nel corso degli ultimi anni, il boiardo bocconiano non ha partecipato, dimessosi da Presidente europeo della Commissione Trilaterale pochi giorni prima dell’insediamento (eletto da nessuno) a Palazzo Chigi, e assente al meeting statunitense per ovvie ragioni di opportunità. E “miracolosamente” era presente anche Enrico Letta – nipote di Gianni (PdL) ex Goldman Sachs – deputato e vicesegretario nazionale del Partito democratico. Tutti avevano fame ma non si poteva dire. Finalmente sette camerieri in giacca bianca e grembiulino arrivarono con vassoi, e salmonarono e cavialarono i presenti. Al conte andò subito di traverso un crostino, e furono attimi di terrore. Il Capo del servizio d’ordine era già pronto a una tracheotomia mediante baionetta. Non ci furono altri disordini e si procedette continuando a mangiare e trincare.

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Mr. Monti, curatore fallimentare: «I HAVE A DREAM»

L’era giurassica sbarca (il lunario) in Parlamento. Proprio quando la partitocrazia ladrona ha promesso, a modo suo, più trasparenza sui bilanci e meno finanziamenti pubblici. Come no. Basta credergli. Si sono persino impegnati ad approvare presunte nuove norme in tempi rapidi. Eppure il curatore fallimentare Mario Mario (in caduta libera nei sondaggi come l’infame maggioranza che lo sostiene) con un gran colpo tonante di culo nomina il bandito Giuliano Amato, 74 anni, l’inventore delle Fondazioni bancarie che oggi non pagano l’IMU (ex Ici), già collezionista di poltrone dal 1983 e pensionato d’oro (ogni mese incassa 31.411 euro. Dal 01.01.1998 incassa una pensione Inpdap da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048 euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577 euro. Però non si accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese aggiunge la pensioncina da parlamentare: 9.363 euro. In totale appunto 31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti, la bella cifra di 1.047 euro al giorno) superconsulente per la riforma dei partiti (lui che ha gozzovigliato per trent’anni) che dovrà fornirgli analisi e orientamenti sulla disciplina in materia per l’attuazione dei principi di cui all’art.49 della cosiddetta Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, già note ai più come tangenti. Roba forte, mica da ridere. Domanda: ma non ci stanno lavorando i partiti? Misteri del tecnico bocconiano Monti. «Il Maestro della Casa Reale ha avuto ordine dalla Regina di invitarla a bordo dello Yacht di Sua Maestà Britannia…». Fu questo l’aulico invito cui uomini d’affari, economisti e opinion leader italiani ricevettero per l’imbarco a bordo del panfilo più blasonato del mondo, il Her Majesty’s Yacht Britannia della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano infedelmente si rivolgerà durante la fase delle privatizzazioni. L’anno 1992 d.C. fu davvero un anno cruciale per il destino del BelPaese, tant’è che quando Giuliano Amato divenne presidente del Consiglio qualche giorno dopo l’incontro, con il decreto n.333 dell’11 luglio 1992 trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENEL, INA e mise in liquidazione l’EGAM. Sempre in quell’anno, il dottor Sottile dovette far fronte alla speculazione contro la Lira attuata dal predatore George Soros, bruciò 48 milioni di dollari delle riserve di Bankitalia operando un prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti degli italiani. In silenzio e in piena notte, come si addice ai ladri, per riverire servilmente i potenti dell’oligarchia finanziaria internazionale. Insomma, queste sono informazioni che sarebbero dovute essere state spiegate in lungo e in largo dalla stampa, invece, sono state accuratamente occultate al grande pubblico. Ma non finisce qua…

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Nel BelPaese dei “Figli di…”, la disoccupazione record: +9,8%

Per il ministro del lavoro, Elsa Fornero, non è stato un bel Primo Maggio, nel senso che «l’assenza di lavoro è un grandissimo problema», ha detto ai microfoni dello speciale di Radio Anch’io, e «dobbiamo riflettere ma soprattutto agire» ha aggiunto. «Aver modificato l’articolo 18 in maniera importante, senza ripudiarlo, permetterà di dare all’economia quel dinamismo di cui oggi soffre la mancanza» ha concluso. La riforma Fornero (leggi il testo) non prevede il reintegro nel posto di  lavoro in caso di licenziamento per motivi economici, ma introduce un rito abbreviato per le controversie in materia. Finora la normativa prevedeva che un lavoratore potesse andare dal giudice, se riteneva insussistenti i motivi del licenziamento, al quale spettava soltanto il controllo circa l’effettiva sussistenza del motivo del datore, sul quale gravava l’onere di provare l’inutilità della singola posizione e l’impossibilità di adibire il lavoratore ad altra collocazione. Se i motivi economici non c’erano, l’attuale normativa prevedeva il reintegro del lavoratore, il risarcimento del danno e la corresponsione dei contributi. La novità del testo è ora che l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo, accertata dal giudice, determina solo il pagamento di un’indennità tra le 15 e le 27 mensilità e non più il reintegro. Senza dimenticare la vergognosa norma contenuta nel ddl di riforma del lavoro per la quale “disoccupati e familiari a loro carico appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro” non saranno più esentati dal pagamento dei ticket sanitari. «Sono troppi», si leggeva nella relazione tecnica dell’ex membro della Banca Mondiale (che non è un ente di beneficienza). Le cose bisogna conoscerle. In effetti alla psicolabile ministro delle lacrime (di coccodrillo) Fornero piacerebbe dirle a tutti, ma non è facile. Forse adesso sta cominciando a cambiar qualcosa, può vivere meno nascosta. Ma da qui a essere serena, la strada è lunga. La parola d’ordine è quindi categorica: smantellare lo stato sociale, nell’interesse delle banche e delle lobbies finanziarie europee.

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Dalle lacrime della Fornero al sangue dei pensionati italiani

Centocinquantaseiesimo giorno con il golpista del comitato direttivo del gruppo Bilderberg Mario Monti. E mentre il suo infame governo della macelleria sociale, imposto agli italiani con un colpo di Stato finanziario dal colluso traditore della patria Napolitano e sostenuto (senza un’oncia di vergogna) dalle cosche mafiose Pdl, Pd, Terzo Polo (tutti in caduta libera nei sondaggi), continua a “lavorare” nell’interesse delle banche e delle lobbies finanziarie europee per creare un esercito di nuovi disoccupati con la riforma targata Fornero (dai licenziamenti per motivi economici a quelli per motivi disciplinari previsti per la metà di maggio), nel 2010 quasi la metà dei pensionati, 7,6 milioni, il 45,4% del totale, ha ricevuto pensioni per un importo medio totale mensile inferiore a 1.000 euro. I dati emergono dalle rilevazione condotta dall’Istat e dall’Inps. Per 2,4 milioni di pensionati (14,4%), invece, le prestazioni non superano i 500 euro. L’Istituto di statistica evidenzia come il 25,6% dei pensionati ha un’età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,5% ha meno di 40 anni. Il 70,9% dei pensionati ha più di 64 anni. Nel 2010 sono state erogate in Italia 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche con un importo medio per prestazione pari a 10.877 euro (il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord; il 20,5% al Centro; il 31,6% al Sud). In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono in media 15.471 euro all’anno. La spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 258,5 miliardi di euro, è aumentata dell’1,9% rispetto al 2009. In diminuzione, invece, risulta l’incidenza sul PIL (16,64% a fronte di un valore di 16,69% nel 2009). A fronte di una riduzione del numero totale delle prestazioni pensionistiche dello 0,3% circa su base annua (da 23milioni 835mila a 23milioni 763mila), il numero delle pensioni d’invalidità è sceso da 1milione 606 mila a 1milione 501mila (-6,6%). In riduzione, da 3milioni 202mila a 3milioni 159mila, sono le pensioni di invalidità civile (-1,34%). Insomma, lavorare per una vita (o quasi) e tirare a campare il resto dell’esistenza come meno di 1000 euro al mese (quasi un pensionato su due), per i nostri (si fa per dire) politici rientra nei disegni criminali dell’Unione mortuaria europea.

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Afghanistan, a lezione di tortura: la lunga scia di sangue dei crimini di guerra dei “liberatori” americani

Dall’invasione del Vietnam a quella dell’Iraq, la lunga scia di sangue dei soldati dello zio Sam prosegue con la servile complicità delle Autorità internazionali. In Vietnam, l’eccidio di donne e bambini nel villaggio di My Lai fu definito una «tragedia americana» dalla rivista Newsweek. Gli americani hanno lasciato in Vietnam 3 milioni di morti e una terra devastata e avvelenata per effetto delle armi chimiche. In Iraq niente è cambiato. Secondo le stime più prudenti, americani e inglesi hanno lasciato sul terreno oltre 1.000.000 di civili morti. Oggi la verità dell’altrettanto atroce invasione anglo-americana dell’Afghanistan. I documenti del Pentagono che sono stati fatti trapelare dimostrano che la tortura, nel paese più minato al mondo dopo l’Angola, è largamente diffusa. Per continuare a dare un’idea di come viene portata avanti la “missione umanitaria di pace” in Afghanistan, alcuni soldati americani si sono fatti  fotografare mentre, sorridenti, posano accanto a cadaveri di insorti afghani maciullati dall’esplosione di ordigni. Negli Stati Uniti, le fotografie sono state pubblicate dal Los Angeles Times, e immediatamente è arrivata la ”condanna” dei vertici militari Usa, ma anche l’ammonimento che ”questo materiale” potrebbe scatenare nuove violenze, mentre dalla Casa Bianca filtra l’irritazione del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama, che ha ordinato un’indagine per punire i responsabili. Dopo le polemiche scoppiate in tutto il mondo per gli eccessi nella cosiddetta guerra al terrorismo, anche a costo di ignorare la giustizia mondiale, dei 17 civili tra cui nove bambini, tre donne e cinque uomini che sono stati il macabro bottino di guerra della delirante strage provocata, senza pietà, dal sergente Robert Bales, i crimini di guerra atlantici documentati in questi anni sono prove inconfutabili delle crudeltà compiute dall’esercito Usa contro la popolazione civile afghana. Per facilitare lo sporco lavoro dei “combattenti della libertà”, per oltre un decennio le linee di montaggio di menzogne e falsità, hanno favorito la colonizzazione atlantica dell’Afghanistan riducendolo a quello che attualmente è: un Paese fantasma.

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