Auschwitz SpA

27 gennaio, ancora una volta la vulgata concentrazionaria dei rabbino-dipendenti, vomitando il proprio odio, con animo servile metterà alla prova la propria obbedienza facendo a gara per assicurarsi la massima libertà di coprire di fango chi non si inchinerà al sionismo, allo Stato terrorista di Israele e alla loro mitologia, ora più che mai esposta al rischio di una demistificazione epocale nella sua componente olocaustica. Per intenderci, l’unico evento preso in considerazione dalla filiera della più grande truffa politico-economica mai perpetrata che non è il genocidio in genere, bensì solo quel genocidio che viene simboleggiato nel nome di Auschwitz, è la pietra sulla quale Israele e gli ebrei hanno fondato le loro fortune materiali e morali. Il senso di colpa collettivo si fa quindi inestinguibile, la $hoah diventa “l’evento” che non conosce paragoni e i giudei tornano così a sentirsi il “popolo eletto” legittimato a non riconoscere giurisdizione alle regole e ai codici che invece valgono per tutti gli altri. La commissione dei giusti di Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista, ringrazia per l’incasso della giornata.

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ONU, WELCOME TO PALESTINE

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Voto storico dell’Assemblea Generale dell’Onu che, con 138 voti a favore, 9 contro e 41 astensioni, ha approvato con una risoluzione l’ingresso della Palestina come “stato osservatore”. In Europa prevalgono i sì, ma di misura: 14 sì (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Spagna, Svezia), 12 astenuti (Bulgaria, Estonia, Germania, Gran Bretagna, Ungheria, Lettonia, Lituania, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia) e 1 no (Repubblica Ceca). Il voto è stato preceduto da un lungo e applauditissimo discorso del presidente palestinese Abu Mazen che ha chiesto il “certificato di nascita” dello Stato palestinese. Il voto dell’Assemblea – ha detto Abu Mazen – è una occasione “storica” per la comunità internazionale, “l’ultima per poter salvare la soluzione a due Stati”, ammonendo che “è arrivato il momento di dire basta all’occupazione e ai coloni”. Contrario all’Assemblea l’intervento del boia sionista: l’ambasciatore Ron Prosor ha definito la richiesta della Palestina “un passo indietro per la pace”. “Con questa risoluzione – ha detto – l’Onu chiude gli occhi sugli accordi di pace e non conferirà alcuna dignità di Stato”. Poco dopo parole avvelenate sono arrivate anche dal premier terrorista Benjamin Netanyahu: “Il discorso di Abu Mazen – ha detto – è stato “ostile” e “pieno di falsa propaganda”. Irritazione anche da parte degli Stati Uniti, tra i nove paesi che hanno votato contro la risoluzione, ha detto l’ambasciatore Susan Rice “è sfortunata e controproducente” e non fa altro che costituire “un nuovo ostacolo sul cammino verso la pace”. Parole ribadite anche dal segretario di Stato Hillary Clinton da Washington: “Abbiamo ben chiaro che solo attraverso negoziati diretti tra le parti israeliani e palestinesi potranno arrivare alla pace”. I “no” alla risoluzione erano comunque tutti previsti. Oltre Usa e Israele si sono detti contrari Panama, Palau, Canada, Isole Marshall, Narau, Repubblica ceca e Micronesia. Tra le grandi potenze, luce verde per i palestinesi anche da Cina e Russia. Uno degli effetti più attesi della risoluzione è che consentirà ai palestinesi di chiedere al Tribunale Penale Internazionale di indagare sui crimini commessi dai macellai sionisti durante il pluridecennale conflitto israelo-palestinese. La colonia-Italia, al servizio dell’impero del male di Washington e delle iene sioniste di Tel Aviv, per voce del servile Mario Monti (nemmeno Frattini era arrivato a tanto) raddrizza il tiro per il governo italiano e campando le solite frasi di rito rilancia il mantra della diplomazia internazionale “Il voto dell’Italia non rappresenta un allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia nei confronti di Israele”. Sarà, ma tale religione che si erge sul mito fondante della $hoah e sul senso di colpa collettivizzato di cui il timore reverenziale degli europei nel muovere critiche ad Israele, è una spia estremamente rivelatrice. I vigliacchi, i pavidi e gli infami si scoprono da queste piccole cose.

GAZA, IL B✡IA SI✡NISTA NON SI FERMA PIÙ

Quanto è malata la mentalità delle forze armate sioniste che occupano illegalmente i Territori palestinesi? Il Senato americano ha approvato all’unanimità una risoluzione che attesta la piena solidarietà e sostegno allo stato terrorista di Israele e al suo “diritto di agire per autodifesa per proteggere i suoi cittadini da atti di terrorismo”. La risoluzione (S.RES 599), presentata dai senatori ultrasionisti Kirsten Gillibrand (D-NY) e Mark Kirk (R-IL), è stata cofirmata da 62 senatori di entrambi gli schieramenti per “esprimere la nostra solidarietà con Israele per il riprorevole ed indiscriminato lancio di missili da parte di Hamas e della Jihad”. Paradossalmente – e quasi a giustificarne a prescindere il gesto terroristico dell’entità ebraica – come se gli eventi possano giustificare razionalmente l’omicidio mirato di Ahmed al-Jaabari, presentato come un maestro del terrorismo, o addirittura come il Bin Laden palestinese, ex leader dell’ala militare di Hamas. Non è forse vero che la sua uccisione, che ha innescato una nuova terribile ondata di violenze in Medio Oriente, sembra al contrario il frutto di un cinico e spregiudicato calcolo da parte del premier israeliano Netanyahu a due mesi e mezzo dalle elezioni politiche? Un modo di riconquistare il consenso perduto mettendo all’angolo i suoi avversari. Se la gran parte dei media dipinge Jaabari come un fiero e oltranzista nemico di Israele, in pochi (quasi nessuno) sottolineano i rapporti intercorsi negli ultimi anni tra lo stesso Jaabari e i vertici dello Stato ebraico di cui era interlocutore: dipinto come un carceriere spietato, un sadico aguzzino, un fanatico fuori controllo, è stato invece il principale alleato di Israele nei negoziati per la liberazione del giovane caporale Shalit, il garante della sua incolumità fisica durante gli anni della prigionia e soprattutto colui che ne ha permesso il ritorno a casa nel 2011. Anche il Dipartimento di Stato Usa ha condannato Hamas per il lancio di razzi contro Israele: “Non vi è alcuna giustificazione”. Senza fare menzione alcuna che in realtà Ahmed al-Jaabari lavorava in appalto per Israele. Era lui l’uomo incaricato di garantire la sicurezza nella Striscia di Gaza e di far rispettare il cessate-il-fuoco al mosaico di movimenti estremisti della jihad islamica. In cambio di questa fragile tregua Tel Aviv finanziava il regime di Hamas, fornendogli denaro, infrastrutture e beni di prima necessità. Che i boiardi sionisti (come è loro solito fare) non hanno detto nulla ai servili servizi segreti dello zio Sam? L’aggressione e i crimini commessi da U$raele, sono tali che gli assassini, i boia americani e i sionisti ci hanno abituato a considerarli semplice routine ma che, in realtà, sono atti deliberati, le cui conseguenze psico-strategico-mediatiche sono calcolate e dosate nell’ambito del condizionamento del genere umano con lo scopo della totale e definitiva sottomissione alla Mafia perché, non consideriamo che sia vanitoso dover ribadirlo, effettivamente è quest’ultima che, in fin dei conti, rende concreta e sintetizza l’unione della CIA, del Mossad, delle cellule occulte che costituiscono il Nuovo Ordine Mondiale. Intanto il primo ministro terrorista Benjamin Netanyahu ha parlato con il premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama per aggiornandolo sulla situazione e ringraziando la Casa Bianca per il suo sostegno a Israele. Poco importa che la Siria di Assad sia sull’orlo della guerra civile, che in Egitto non governi più lo “zio di Ruby” ma i Fratelli Musulmani (da sempre vicini ad Hamas), che in Libano siano tornati gli attacchi terroristi, che persino la “tranquilla” Giordania sia scossa dai movimenti di protesta contro l’aumento del prezzo del carburante, mentre la Turchia minaccia da mesi azioni militari contro Damasco. Quel che conta per Netanyahu e per Ehud Barak è vincere le prossime elezioni. Con ogni mezzo necessario. Che sia una coincidenza o meno, l’aggressione contro la Striscia di Gaza è avvenuta nel momento in cui le elezioni in Israele sono alle porte (anticipate al 22 gennaio prossimo), e scatenare un’escalation di violenze (Ripercorrendo cronologicamente i massacri nella Striscia di Gaza l’operazione “PIOMBO FUSO” condotta dai macellai sionisti toccò i vertici di crudeltà inaudita) che rischia di incendiare tutta la regione e di mettere in grave pericolo la stessa entità ebraica per meschini interessi elettorali è pur sempre una valida possibilità per non perderle. Ma i media occidentali sempre più appecorati all’amico ebreo non riportano informazioni. Tant’è.

Il perfetto maggiordomo

In una recente intervista dal titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani” al quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano è tornato a elogiare il curatore fallimentare Mario Monti: «Il premier Monti ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme». «Gli italiani – ha detto il comunista che ha spianato la strada al governo dei banchieri e amico di Henry Kissinger – si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte». L’impietoso ritratto del panorama politico italiota distante dalle esigenze della gente, caratterizzato da forme distorte di narcisismo e cinismo istituzionale, farcito da ladronerie di ogni sorta, rimane impantanato in rapporto al binomio potere-cittadini, rimarcando l’abisso che li divide. La comunicazione politica, e di riflesso quella mainstream con il suo ruolo spesso decisivo, al soldo dei faccendieri dell’Unione europea, sulla scia dei profondi saccheggi e dei nuovi scenari di mercificazione voluti dall’Alta finanza giudaico-mondialista che si aprono nel Terzo millennio, sferrano gli ultimi attacchi a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali europei. Al contempo con le loro privatizzazioni, demeriti e difetti di una classe dirigente statica e arroccata sui propri privilegi, che rischia di trascinare nel baratro l’intero Vecchio Continente, ancora una volta si andrà a incidere in maniera rovinosa nei confronti di famiglie e lavoratori, mentre per conto farà, come al solito, l’interesse di pochi potentati senza guardare ai miliardi di euro (moneta artificiale creata dal nulla) che si regalano alle banche per salvarle dalla bancarotta e non si guarderanno le spese militari per aggredire i popoli poveri della terra. Mentre l’usura continuerà ad affossare la socialità.

«Per tornare a crescere è indispensabile ma non sufficiente
l’impegno tenace dei paesi maggiormente in crisi.
Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti
di poteri decisionali e di quote di sovranità»

[Giorgio Napolitano, Roma – 13 ottobre 2012]

Nobel 2012 all’Europa delle anime morte

L’Unione europea è un’entità politica di carattere sovranazionale che comprende 27 paesi membri, tutti servi genuflessi incondizionatamente alle cosche usuraie della Cupola finanziaria fondata a Maastricht il 7 febbraio 1992. L’Ue non è una semplice organizzazione intergovernativa (come l’Onu) né una federazione di Stati (come gli Usa), ma un organismo ectoplasmatico alle cui istituzioni gli stati membri delegano la propria sovranità nazionale. La decisione del Comitato norvegese del Nobel – oramai alla stregua del festival di sanremo – ha deciso di premiare l’Ue per l’impegno per la democrazia e per i diritti umani (sic!). Per il vincitore del premio Nobel per la pace 2012, la decisione è stata unanime: «Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa». Dopo la spartizione dei territori tra i vari potentati vincitori della seconda guerra mondiale, oggi rappresentati a livello economico dalle gestioni delle cricche usuraie, finanziarie e monetarie, le banche, che in Europa ormai fanno il bello e il cattivo tempo ingrassando mediante strumenti efficaci, e che ormai non hanno alcuna difficoltà a far apparire i politici che abbiamo l’illusione di eleggere per quel che sono realmente: burattini – hanno ancora bisogno, per sfruttare efficacemente il mercato, di schiavitù dei territori e delle popolazioni. Dal saccheggio nei Balcani alla rapina del Kosovo, dall’Iraq di Saddam Hussein, alla Libia di Gheddafi, compreso l’attuale export di democrazia in Afghanistan, tutti non sufficientemente assimilabili alla dittatura globale che avanza, mancava solo la statuetta del premio nobel a sugellare un ciclo di vergogne e di servitù atlantica che dura oramai dal 1945. A Yalta, con un’aberrante decisione il cui solo ricordo ghiaccia oggi il sangue, le democrazie plutocratiche regalarono ai Sovietici mezza Europa e l’altra metà agli Amerikani. Oltre sessant’anni di lassismo democratico l’hanno completamente rammollita. Che cosa resta della potenza, dell’armonia, della cultura, dei più nobili valori fondamentali in cui si radicava questo Vecchio Continente forgiato dall’Impero di Carlo Magno? I “liberatori” amerikani sono diventati i dominatori dell’universo. In tutti gli esseri viventi hanno iniettato il loro virus mercantile e guerrafondaio, tipicamente ebraico. Adesso l’Ebreo è padrone degli Stati Uniti. In tutti i luoghi del mondo esso viene sostenuto da una politica amerikana la quale, volente o nolente, è sottomessa al dominio sionista. Quale presidente amerikano riuscirebbe a venire eletto senza i voti di alcuni milioni di ebrei insediati a New York? Lo stesso Barack Obama (premio Nobel per la pace orwelliana nel 2009: “Per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli” mentre quadruplicava le truppe di invasione Usa in Afganistan) ha dovuto far loro mille sorrisetti e mille inchini. Nel 1947, nemmeno un minuto dopo che la rapina del territorio palestinese veniva consumata da terroristi ebrei, un Harry Truman non trovò rimedio diverso che il riconoscimento diplomatico – il primo riconoscimento internazionale – del sedicente Stato d’Israele. Gli Stati Uniti, i quali costituiscono l’ariete e lo scudo mondiale della plutocrazia ebraica, dopo il 1945 hanno rovesciato da cima a fondo la sensibilità europea. In Europa è stato costituito un parlamento chiacchierone che non porta in effetti alcuna soluzione seria. Si inventano mille conferenze olocaustiche che non interessano più a nessuno, e il premio Nobel per la Pace. Ma anche in questa occasione l’Europa dimostrerà la sua natura di unione disintegrata. Perché la prima questione da risolvere sarà quella di stabilire chi andrà a ritirare il premio.

Miss Oloca$h, un’altra ebreata dell’insolente giudeo

Questa proprio ci mancava. All’iniziativa, organizzata dall’associazione Helping Hand, si sono iscritte 300 donne provenienti da ogni parte dello stato ebraico di Israele, ridotte a 14 finaliste di età compresa tra i 74 e i 97 anni. Tutte, dicono, sopravvissute agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e intenzionate a conquistare fascia e corona da miss. Le donne sono state valutate da una giuria composta da tre ex reginette di bellezza e da uno psichiatra geriatrico esperto nel trattare i “sopravvissuti” all’Oloca$h, che dopo un’attenta riflessione ha deciso di premiare la 79enne Hava Ershkovitz, di origini romene, fuggita dal suo paese durante la guerra, eletta in base alle esperienze e i successi raggiunti nella vita dopo la guerra. Nessun criterio estetico, quindi. La serata, che si è tenuta in una sala ricevimenti di Haifa alla presenza di oltre 600 persone, non si stenta a crederlo: le aspiranti miss, sorridenti e elegantissime, hanno sfilato sul tappeto rosso dispensando sorrisi e saluti, felici all’idea di partecipare. La commissione dei giusti di Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista, ringrazia per l’incasso della serata. Lavato, ancora una volta, il sangue che ricopre Israele e i suoi dirigenti sionisti.

Al mio gentile maestr✡: “Riflessioni sulla $hoah”

«Il sottosegretario Josef Bühler, l’uomo più potente in Polonia dopo il governatore generale, si sgomentò all’idea che si evacuassero ebrei da occidente verso oriente, poiché ciò avrebbe significato un aumento del numero di ebrei in Polonia, e propose quindi che questi trasferimenti fossero rinviati e che “la soluzione finale iniziasse dal Governatorato generale, dove non esistevano problemi di trasporto”. I funzionari del ministero degli esteri presentarono un memoriale, preparato con ogni cura, in cui erano espressi “i desideri e le idee” del loro dicastero in merito alla “soluzione totale della questione ebraica in Europa”, ma nessuno dette gran peso a quel documento (). Inizia così la lacrimevole prima prova per l’esame di maturità (Tipologia C – Tema di ordine storico) dell’anno ebraico 2012 (20 giugno: 30 sivan 5772) con cui si stanno sensibilizzando in queste ore circa 490mila studenti. I nuovi gentili – il termine italiano col quale si traduce la parola ebraica goym o gojim (ebraico singolare goj גוי, plurale גוים; yiddish גוי goj, plurale גוים gojim) e indica “bestiame umano”, chi non è ebreo -, pronti a subire incosapevolmente la legge della menzogna trionfante che passa in maniera “integrale” sui temi diffusi dal Miur, con la partecipazione straordinaria della fatina inebetita Mariastella Gelmini ex ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca del defunto governo filosionista Berlusconi IV. Qualcuno ricorderà la Gelmini per la servile genuflessione elargita con benevolenza all’insolente giudeo, quando con la vergognosa sottoscrizione di un protocollo d’intesa firmato il 21 gennaio 2011 a Palazzo Chigi, prese il via il “Progetto Talmud“, finanziato dal Miur con un gran colpo tonante di culo alla bella cifra di 5 milioni di euro.

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