Buongiorno Italia con il cappio al collo

Il governo Enrico Letta, voluto dal riesumato Napolitano e sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica, ha giurato al Quirinale. La cerimonia iniziale è stata sobria ed alla folla presente quasi scappavano le lacrime. A piedi, o alla guida delle loro utilitarie hanno fatto il loro ingresso al Quirinale i ministri del nuovo Governo. Alla guida di una Panda, da solo, è arrivato il ministro della Cultura, Massimo Bray (Pd). L’abortista Emma Bonino (Radicali, Esteri) è arrivata all’appuntamento con un taxi. A piedi, Anna Maria Cancellieri (Giustizia) con le due nipotine. Josefa Idem (Pd, Sport e Pari Opportunità), che recentemente in un’intervista aveva detto di essere favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, è arrivata a piedi insieme al marito e alla sua bambina. Arrivato a piedi anche il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio (Pd), insieme a buona parte della famiglia, composta da nove figli. Ma è stato fermato dalla sicurezza sulle scalinate, e solo dopo essere stato riconosciuto ha avuto il via libera per passare con la famiglia. Il bankster keynesiano Fabrizio Saccomanni, bocconiano doc, dg Bankitalia e uomo di fiducia di quel gran pezzo di Mario Draghi, ha preferito farsi calare con una fune da un elicottero. Ha preferito invece arrivare in macchina il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo (Pdl), su una Toyota, seguita in taxi dal marito, il deputato del Pd, Marco Boccia. Durante il giuramento, il trilateralista Letta ha detto: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Roba forte per uno che senza vergogna ha presenziato (parole sue, clicca qui) nel 2012 al meeting mondialista dei criminali del Bilderberg che illuminano la grande ribalta politica usuraia internazionale. Poco dopo, il passaggio di consegne fra il preside Monti e l’enfant prodige Letta attraverso la tradizionale cerimonia della consegna della campanella, con cui il boia in carica apre e chiude i lavori del consiglio dei Ministri. Poi il Professore con tante lauree appese alla parete se n’è andato rapidamente ed ebbe inizio la festa. Adrenalina pura.

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Cimitero Fornero, legalizzata la socializzazione delle perdite

Il Consiglio dei becchini, braccio armato dei mercati e delle banche, ha approvato “salvo intese” (cioè quando un testo non è ancora definitivo), il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. La formula “salvo intese”, pacata e suadente, che accompagna il messaggio promozionale del governo è un buon mezzo per infinocchiare l’opinione pubblica, apre a possibili cambiamenti in Parlamento, quartier generale dei camerieri dei banchieri, dove potrà essere modificato. Le Tv, i giornali e la catena della disinformazione non faranno altro che replicare supinamente il programma. Il cameriere del nuovo ordine mondiale, Giorgio Napolitano, che continua a seguire con la massima attenzione il percorso della riforma intrapreso dal governo, come la mucca quando guarda il treno passare, non ha dubbi: «Era un riforma da fare, non ci sarà una valanga di licenziamenti facili». E la sua convinzione è che «si arriverà ad un risultato di cui si potranno riconoscere meriti e validità». Nel suo ragionamento, il comunista che fu ex in anticipo, parte dall’assurdo che il problema non sta nell’articolo 18, ma nella crisi delle aziende: «I lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro non per via dell’articolo 18 ma per il crollo di determinate attività produttive». Un invito, quindi, a eliminare tabù e gabbie che blocchino la discussione su un nuovo modello sociale e lavorativo imposto dalla crisi e da un mondo radicalmente cambiato. Con tanti saluti allo stato sociale, oramai ridotto in brandelli dalla bramosia di iene e avvoltoi, lanciati in picchiata sulla carcassa Italia, a spolparla, come se la serpe della Grande Usura non avesse già fatto abbastanza. Il governo antioperaio ha quindi comunicato che si tratta “di una riforma lungamente attesa dal paese, fortemente auspicata dall’Europa e per questo discussa con le parti sociali con l’intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo”. La riforma Fornero (leggi il testo) non prevede il reintegro nel posto di  lavoro in caso di licenziamento per motivi economici, ma introduce un rito abbreviato per le controversie in materia. Finora la normativa prevedeva che un lavoratore potesse andare dal giudice, se riteneva insussistenti i motivi del licenziamento, al quale spettava soltanto il controllo circa l’effettiva sussistenza del motivo del datore, sul quale gravava l’onere di provare l’inutilità della singola posizione e l’impossibilità di adibire il lavoratore ad altra collocazione. Se i motivi economici non c’erano, l’attuale normativa prevedeva il reintegro del lavoratore, il risarcimento del danno e la corresponsione dei contributi. La novità del nuovo testo è ora che l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo, accertata dal giudice, determina solo il pagamento di un’indennità tra le 15 e le 27 mensilità e non più il reintegro. In un contesto di crisi e di deriva politica, le imprese, di cui le multinazionali (tanto osannate nel ruolo mercatista del governo) sono la manifestazione più vistosa associate alle peggiori nefandezze, dallo sfruttamento della manodopera all’evasione fiscale, potranno così scaricare le loro incapacità gestionali sulla schiena dei lavoratori che pagheranno con la perdita del posto di lavoro le perniciose imprese del capitale finanziario. Il gruppo di comando del potere finanziario, lasciato arbitro della conduzione economica secondo i propri esclusivi criteri, si comporta in modo assolutamente pericoloso e, al limite, autodistruttivo. Nonostante i massicci incentivi alle banche messe all’ingrasso, alle assicurazioni, ai gruppi che controllano un’altra miriade di corporations, e nonostante l’enorme socializzazione delle perdite, i sostenitori delle infami politiche neoliberiste, stanno contribuendo all’arricchimento degli esclusivi interessi della borghesia industriale unitamente alla precarizzazione del mondo del lavoro, avvicinando i lavoratori all’orlo del baratro sociale.

La “pantera dritta” colpisce ancora

Attenzione, questo messaggio è rivolto a tutti gli italiani, diciamo così, che sono fermi come struttura mentale! La “pantera dritta“, l’animale che cammina sulle gambe posteriori per ingannare la sua quadrupedicità è fuggita dallo zoo perchè è la stagione degli amori e cerca un bipede con cui accoppiarsi. Si aggira nei dintorni del Ministero dell’Interno perchè come tutti i felini ha un gran senso dell’igiene. È alta un metro e mezzo e lunga tre, pesa ottantasette chili, carico sporgente ed ha una lunga coda. Dopo le sciagurate dichiarazioni del preside Mario Monti, sulla monotonia del posto fisso, è il turno di ritagliarsi un altro angolo di notorietà per il ministro dei braccialetti elettronici di sorveglianza per i detenuti fuori dal carcere (a metà gennaio ha firmato la convenzione con Telecom per la conferma dei servizi di comunicazione elettronica. Una convenzione che vale 110 milioni di euro, e che garantisce, tra le varie voci di spesa, i braccialetti elettronici, tanto che non ne sapevano nulla neppure al ministero della Giustizia) Anna Maria Cancellieri, che ha detto: «Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale». Sono vietate le battute a tappeto e i falsi avvistamenti.

L’abominevole burattino delle nevi

Mentre ancora la Capitale cerca di riprendersi dagli effetti della nevicata di venerdì e si tenta lentamente di tornare alla normalità, ad imperversare è (come al solito) la polemica politica farcita dallo stucchevole rimbalzo di responsabilità, al di la di ogni decenza, su di un improbabile mal servizio della stazione meteo che non avrebbe funzionato adeguatamente. Alemanno è indifendibile. È chiaro che se avesse provveduto come è nei suoi compiti a svolgere un’adeguata e programmata manutenzione delle strade e delle fognature, invece di sperperare il denaro pubblico in interminabili cantieri dall’indubbia necessità, quanto accaduto a Roma e ai romani non sarebbe avvenuto. Ora i romani sono stati gentilmente invitati a spalare la neve e il ghiaccio che sta paralizzando la vita della Capitale, mentre il sindaco Gianni Alemanno e il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli si stanno rimbalzano una palla avvelenata, fra incapacità e incompetenza. Intanto il numero dei morti è arrivato a quattro. E nel teatrino della stupidocrazia, interviene un altro attore: lo sherpa Angelino Alfano, il segretario del partito di Alemanno, che narra di un’impressionante creatura dalle sembianze umane ricoperta di pelo che vivrebbe sui Sette Colli, e ha chiesto “una verifica sui comportamenti e sulle responsabilità nella gestione dell’emergenza maltempo”, annunciando che ”Il Pdl presenterà un atto parlamentare per verificare comportamenti e responsabilità della Protezione Civile nella gestione dell’emergenza maltempo, soprattutto nella città di Roma”. Per Alfano, quindi, e per il defunto PdL (in caduta libera nei sondaggi), le responsabilità sono tutte della Protezione Civile. E non di un sindaco incapace che ha confuso i millimetri con i centimetri. Roma sotto la neve è bellissima ma dal Colosseo pendono pugnali di ghiaccio. Allo Yeti con il caschetto, la pala e il sale da cucina mancava solo il cartello con la scritta “operaio” e la fiamma ossidrica…

E la “manna” discese su Roma, a sua insaputa

Dopo la manna dal cielo, adesso rimane che spalare. Parola del sindaco di Gerusalemme Gianni Alemanno. La manna viene citata nel Talmud e nella Torah con riferimento al cibo di cui si nutrì il popolo d’Israele durante il cammino dei 40 anni nel deserto. Essa iniziò a scendere dal cielo quando il popolo d’Israele stava avvicinandosi al Monte Sinai per ricevere la Torah. Si racconta come questo pane degli angeli derivasse direttamente dal Regno celeste e spirituale e fosse prodotto dagli angeli attraverso delle macine celesti. Secondo la tradizione fu per merito di Mosè che la manna scese dal Cielo per il popolo d’Israele. Non potendo raccoglierla durante il Sabato (giorno che secondo la tradizione ebraica è destinato al riposo), Dio donava una doppia razione di manna ogni Venerdì affinché bastasse anche per il Sabato. La tradizione vuole che la manna tornerà con l’era messianica. Il 28 aprile 2008, dopo un turno di ballottaggio, il nuovo messia viene eletto sindaco della Capitale con il 53,6% del totale dei voti validi. Per rendere il servigio il 17 novembre Alemanno ha quindi dato il via libera al progetto del Museo della $hoah nel parco di Villa Torlonia, garantendosi gli elogi del presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici per aver accelerato i tempi della progettazione. Nel luglio 2009 ha conferito la cittadinanza onoraria di Roma al soldato israeliano Gilad Shalit, recentemente liberato dopo 5 anni di prigionia, ed al quale su proposta dell’ebreo Pacifici bisognava assegnare il premio Nobel per la pace, mentre il sindaco Alemanno, commentò favorevolmente l’iniziativa. Poi nel maggio del 2009 una visita guidata allo Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista. E così via, una serie di altri servigi resi dal goim barese per mettere alla prova la propria obbedienza. Poi la manna cadde sul Regno degli Edomiti, cioè Roma. Era di Venerdì. Tutto era stato ampiamente previsto, da diversi giorni. Anche a Porta a Porta sapevano, tanto che si prevede un plastico di Bruno Vespa dall’inquietante titolo: ROMA, I GIORNI DELLA MERLA. Ospiti in studio: solo il sindaco. Tutti i passeri e altri volatili sono avvertiti! C’era tutto il tempo per pensare e mettere in campo un piano, per garantire una dignitosa giornata ai cittadini della Capitale. E invece…

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Politica, galere e puttane: ecco le università della vita

Sfigati si nasce o si diventa? Una laurea honoris causa è un titolo accademico onorifico conferito da una università ad una persona che si è distinta, nella materia, in modo particolare nel corso della sua vita. Secondo il dettato dell’art. 169 del testo unico approvato con regio decreto 1592/1933, la “laurea honoris causa” può essere conferita soltanto a persone viventi che, per opere compiute o pubblicazioni fatte, siano venute in meritata fama di singolare perizia nelle discipline della Facoltà per cui è concessa. Le candidature passano attraverso vari comitati prima di essere approvate definitivamente dal Ministro per l’Università e Ricerca. I nominati vengono avvertiti solo dopo un’approvazione ed un invito formale. Colui che riceve la laurea honoris causa è laureato a tutti gli effetti. Una premessa. Il boiardo bocconiano Mario Monti è la personalità dell’anno. Almeno secondo Trombinoscope, l’annuario dei politici di Francia e di tutta l’Europa. Trombinoscope, nato nel 1981, è una pubblicazione annuale che contiene le biografie di 7.500 personalità del mondo della politica, della stampa e dell’amministrazione e ogni assegna una serie di riconoscimenti alle personalità politiche in base al loro ruolo. Monti farà compagnia all’abortista Emma Bonino e a baffino Massimo D’Alema, unici italiani a essere insigniti da questa onorificenza (rispettivamente nel 1996 e nel 2006). Per quanto riguarda le personalità politiche straniere, il premio in passato è stato assegnato a Tony Blair, Simone Veil, Angela Merkel, Herman Van Rompuy, Jean Claude Trichet e Nicolas Sarkozy. Chiusa parentesi e torniamo al punto del nostro discorso. Al palermitano Lando Buzzanca nel febbraio del 2009 venne conferito un diploma ad honorem dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, consegnato personalmente (che culo) dal poeta del Pdl Sandro Bondi, per il film “Il merlo maschio”. Nel 2008 è stata la cantautrice Ivana Spagna, a ricevere la laurea dall’Università di Malta. Nel marzo del 2009 anche l’allenatore dell’Inter José Mourinho ha ricevuto la laurea nella Palestra dell’Università Tecnica di Lisbona. Delle lauree honoris causa, in Italia, sono state attribuite al conduttore tv Michele Mirabella (2001) dall’Università di Ferrara, e nello stesso mese di maggio del 2005 sia al cantautore Vasco Rossi dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano che al motociclista Valentino Rossi su proposta della facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino. Un titolo che gli mancava: Scienza dell’evasione (fiscale) per aver gabbato l’Agenzia delle Entrate in compensi non dichiarati per 58.950.311 euro, relativi al periodo 2000-2004. Totale dell’evasione 112 milioni di euro compresi il pagamento delle sanzioni e degli interessi. Nel febbraio del 2008 è stata resa nota la notizia che Rossi raggiunse un accordo con l’Agenzia patteggiando il pagamento di 19 milioni di euro per il periodo 2000-2004 e 16 milioni per il periodo 2005-2006: 30 milioni legati ai guadagni del periodo e 4,8 milioni legati alla mancata dichiarazione. Per eliminare le sue pendenze anche nei confronti della magistratura, nel maggio del 2009 – The doctor – chiese alla Procura di Pesaro un patteggiamento a 6 mesi di reclusione, anche se non sconterà mai tale pena né il suo nome verrà menzionato nel casellario giudiziario. Ieri, invece, all’Università di Bologna nell’Aula Magna di Santa Lucia, è stato il turno del cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano che, dopo i servigi resi con encomiabile riverenza ai padroni dell’Alta finanza mondialista e della Grande Usura internazionale, ha ricevuto – con tanto di banda al seguito – l’incoronazione (con cerimonia medievale) e la consegna della pergamena per una laurea “ad honorem” in relazioni internazionali e scienze internazionali e diplomatiche. Domanda: dopo Giorgio Napolitano, a chi conferirà l’Università di Bologna la prossima laurea honoris causa? Le risposte: il 50% vorrebbe in toga Fabrizio Corona, il 30% il pornodivo Rocco Siffredi, il 15% Flavia Vento. Il 5% preferisce non rispondere o cambiare università.

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Il porco è vivo ma non lotta insieme a noi

«Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due» [George Orwell]. Del maiale non si butta via nulla. Soprattutto quando è intero. La vita di un suino dalla nascita al piatto dura in media una legislatura. È nello stesso tempo di onorato servizio che la pancetta degli onorevoli maiali ingrassa per proteggersi da improvvisi aumenti del prezzo sul mercato (caffè da 70 a 80 centesimi, cappuccino da 1 euro a 1,10 e cornetto da 80 a 90 centesimi) che inevitabilmente si trasferirebbero sui prezzi al consumo a danno della competitività, o quando le scorte tendono a scarseggiare in vista della stagione elettorale, essa mostra un trend di lungo termine di tipo rialzista. Maiali si nasce ma salami si diventa. Non che la domanda di pancetta sia calata rispetto al passato, ma si è registrato invece un progressivo e straordinario ingrassamento della gestione della catena distributiva: oltre 16.000 euro lordi mensili versati nel trogolo senza considerare le spese. Contro i 13.500 di un maiale francese, i 12.600 del tedesco, i poco più di 10.000 euro dell’olandese e gli 8.650 dell’austriaco, per non parlare dei 4.630 euro del “povero” maiale spagnolo. Ecco quante ghiande divora un maiale italiano rispetto ai colleghi europei. Lo dice il rapporto (scaricabile in basso) della Commissione Istat presieduta dal presidente Giovannini, l’organismo incaricato dal governo dello stallone di Arcore e dalle presidenze delle multinazionali del settore alimentare di Camera e Senato – e confermato dall’esecutivo della macelleria sociale del maiale bocconiano Monti – che doveva rendere noto il suo verdetto entro il 31 dicembre. L’ufficio stampa della Camera dei ladroni (comunicato n. 1787 del 03/01/2012) però smentisce: la cifra di 11.283,28 euro mensili è riferita al lordo, precisando “i deputati percepiscono 5000 euro netti al mese”. Con tanti saluti all’istigazione al suicidio eletto a mò di supercazzola da Alessandra Floriani Scicolone. E nel trogolone spunta la paghetta dello stenografo che arriva a guadagnare quanto il re di Spagna. Sembra impossibile, ma è così. Uno stenografo (cioè colui che presiede alla resocontazione dei dibattiti parlamentari) al massimo livello retributivo arriverebbe a sfiorare uno stipendio lordo di 290.000 euro. Solo 2.000 meno di quanto lo Stato spagnolo eroga a Juan Carlos di Borbone, 50.000 più di quanto, sempre al lordo, guadagna il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano come presidente della Repvbblica delle leggine vergogna: 239.181 euro. Secondo la Commissione i dati raccolti sono “del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una utilizzazione ai fini indicati dalla legge“. Quindi, “nonostante l’impegno profuso e tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito a essa affidato, nonché delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa“. Nel BelPaese ammantato di retorica gli onorevoli maiali chiedono sacrifici lacrime e sangue agli italiani, e poi non si riducono gli stipendi neanche di un centesimo, pur ricevendo prebende e benefici da signorotti, pagati profutamente da onesti e operosi lavoratori. Quando però il maiale è sazio si rovescia il trogolo…

Attività e risultati della Commissione
sul livellamento retributivo Italia-Europa
(31 dicembre 2011)

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