L’Italia in ginocchio a banchieri e mercanti

Il servo dell’Alta finanza internazionale, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Palazzo dell’Inganno, ai sensi dell’art.88 del Compromesso cattocomunista, ha firmato il decreto di scioglimento della Camera dei Nominati e del Senato della Repubblica della vergogna: «Ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere, conclusione prevista e già segnata dai fatti». Lo ha detto, tra un forte odore di peto, il modesto funzionario dell’ordine dei miracolati al termine delle consultazioni, aggiungendo «Ho preso nota di quelle preoccupazioni e le trasmetterò al presidente del Consiglio». Tra precarietà, disoccupazione, licenziamenti, suicidi per motivi economici, esodati, smantellamento del sistema previdenziale condito dalle lacrime del ministro della miseria sociale Elsa Fornero, tasse e balzelli occulti di ogni sorta, una voragine di debito pubblico lasciata in eredità alle prossime quattro generazioni e il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro (i cosiddetti Monti bond), in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS), in ultimo anche il regalino al colosso Finmeccanica previsto in un provvedimento nella legge di Stabilità, in cui viene erogato un finanziamento di 8,4 miliardi di euro (per 16 anni) alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, si conferma tra i migliori del Ftse Mib. Alla faccia del terrorismo finanziario seminato dai servili media italioti e dai professionisti dello spread. La crisi pilotata è appena iniziata e svolgerà le sue tappe conclusive il 24 e 25 febbraio 2013 con una ritualità sacrale: chiacchiere nei salotti tv profumati di pane e vaniglia dove verranno passati in rassegna i soliti parrucconi incatramati, promesse di marketing elettorale, bugie di ogni sorta e la solita giostra dei politici reciclati. Le dimissioni del curatore fallimentare Mario Monti non arrivano certo intempestive, altro che la mancanza di fiducia della “strana maggioranza” farcita di fratellanze, di sorellanze, di cuginanze e di altre tali parentele bastarde che lo hanno vergognosamente appoggiato: sono un ordine dell’usuraia BCE. Il professore dell’università (sempre profumato di mughetto) è persino riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione e prima di lasciare ha detto: «Abbiamo messo in sicurezza il paese nel 2012 e ora dobbiamo ripartire. Occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare. Dobbiamo scommettere sul futuro, dobbiamo voler essere attori protagonisti del rinnovamento nazionale e chi, più dei giovani ha interesse a prendere le redini del proprio futuro». Quasi ci scappa una lacrima. Abbiamo messo in sicurezza il paese? Come no, basta crederci! Abbiamo messo in sicurezza le banche, ultima in ordine cronologico, il MPS. In questa repubblica delle banane, che risponde al nome di Italia, chi fa politica o è un mestierante della stessa, senza arte nè parte o può addirittura essere un’ex velina che è elevata al rango di ministro. In questo disastroso naufragio, i nemici della ricostruzione nazionale hanno traghettato il Popolo italiano verso il baratro sociale. Lo Stato italiano oramai subordinato agli interessi stranieri in economia e politica estera, è affondato in un trionfo di merda tiepida nella melma assieme a tutti gli altri Stati europei governati dalla borghesia di centrodestra e centrosinistra. Quando andrete a votare (sempre che ancora non sarete pervasi dal votimo e diserterete in massa i seggi elettorali), ricordatevi di loro, non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è oramai diventata lo stato borghese delle multinazionali, dell’affarismo e dell’usura. Noi crediamo sia necessario, una volta per tutte, trovarci tutti insieme. Tutto il popolo nazionalpopolare sotto la stessa bandiera. Quella volta ai profittatori, agli amministratori disonesti e alla borghesia capitalista comincerà a tremare il culo sulla poltrona. Quella volta nascerà un movimento nazionale e rivoluzionario.

Annunci

Si odono grida di anime stanche, assalto al potere e fuoco alle banche

La giornata europea di scioperi sindacali contro le politiche usuraie imposte dalla triade Ue, Bce e Fmi, appena conclusa, è stata “raccontata” nei fatti dai servili lacchè dell’informazione italiota come una giornata segnata da scontri di piazza in tutta Italia: agenti feriti, manifestanti bombaroli, binari occupati, sassi, cariche e lacrimogeni quasi a volere inaugurare un nuovo clima di “inaudita” violenza – omettendo però di sottolineare le vere motivazioni che stanno provocando il disagio tra le generazioni senza futuro: disoccupazione, precarietà, flessibilità, salari da fame, tasse e balzelli di ogni tipo, la rapina del Fiscal compact e i Patti di stabilità e, in ultimo, quel debito pubblico generato per incapacità e malafede governativa e che proprio ieri ha battuto un altro nuovo record. La dilagante corruzione politica non è da meno. Ergo, mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche (come fosse una via d’uscita dalla crisi in cui tutti stiamo sprofondando), e l’Europa delle anime morte dietro le vetrate dei palazzi che contano nella grigia Bruxelles, da quattro anni con la messa a punto di regole illusorie (la finanza ha un’etica dicono) continua ostinatamente a varare parametri sempre più vessatori che ricadono sui Popoli. Per rendere quanto più edulcorata la polemica in margine agli scontri trasformati in guerriglia a Roma, scrive il Corriere della Sera: Un gruppo di giovani che era stato deviato dalla Questura davanti alla Sinagoga ha pronunciato cori offensivi e lanciato fischi all’indirizzo del tempio. «Sputi, fischi, bandiere palestinesi, urla contro Israele, grida pro Saddam e mortaretti. E mille bambini della scuola ebraica bloccati in istituto», denuncia l’ebreo Riccardo Pacifici. Non è mancato lacrimevole e riverente l’intervento all’amico giudeo del sindaco di Gerusalemme, Gianni Alemanno, che ha espresso la sua «solidarietà alla comunità ebraica di Roma, offesa dai partecipanti a una manifestazione». Nessuna notizia invece è stata divulgata dai lacchè appecorati della carta straccia e della televisione circa la riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in Campidoglio a Roma (doveva tenersi all’Hotel De Russie, in via del Babuino). A un anno esatto dalla nomina in Italia con un golpe finanziario del governo Monti, il club esclusivo dei gotha della finanza e dei potenti del pianeta, si è riunito in conclave per discutere lo scenario degli stati commissariati dall’Unione Europea, tra cui l’Italia. Coincidenze? L’ultimo incontro si era tenuto a Chantily, una piccola cittadina nello stato americano della Virginia, nel mese di luglio. Tra i nomi degli invitati eccellenti spiccano Elsa Fornero, Corrado Passera (che di banche se ne intende), Paola Severino, Francesco Profumo. Nella lista degli invitati compare mezzo governo e parte determinante della potente macchina mediatico-politica, che un anno fa elogiò il boiardo bocconiano Monti a Palazzo Chigi. Sarebbe stato invitato anche il trinariciuto governatore della Bce, Mario Draghi, il quale, tuttavia, avrebbe declinato l’invito per evitare strumentalizzazioni, inviando però un comunicato in cui garantiva di seguire i lavori da Francoforte. Tra gli altri nomi spiccano Giuliano Amato, in qualità di presidente Treccani, la bocconiana radicale Emma Bonino, l’ad Trenitalia Mauro Moretti, l’ad Mediobanca Alberto Nagel, il presidente Agcom Angelo Cardani, l’ad Unicredit Federico Ghizzoni, l’ad Intesa Enrico Cucchiani, l’ad Enel Fulvio Conti, la presidente Rai Anna Maria Tarantola, il presidente Cir Rodolfo De Benedetti, il giornalista La7 Enrico Mentana (ha miserevoltente smentito), il presidente Telecom Italia Franco Bernabè, la giornalista Lilli Gruber, il deputato e vicesegretario del PD Enrico Letta e il giornalista Ferruccio De  Bortoli. Non occorre ingaggiare investigatori privati per riconoscerli, i leader della global mafia e dell’onorata società mafiosa erano tutti là, al gran completo, per polverizzare lo Stato Sociale e per rendere l’ennesimo servigio alla ristretta èlite dei signori del denaro e del debito.

Il perfetto maggiordomo

In una recente intervista dal titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani” al quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano è tornato a elogiare il curatore fallimentare Mario Monti: «Il premier Monti ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme». «Gli italiani – ha detto il comunista che ha spianato la strada al governo dei banchieri e amico di Henry Kissinger – si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte». L’impietoso ritratto del panorama politico italiota distante dalle esigenze della gente, caratterizzato da forme distorte di narcisismo e cinismo istituzionale, farcito da ladronerie di ogni sorta, rimane impantanato in rapporto al binomio potere-cittadini, rimarcando l’abisso che li divide. La comunicazione politica, e di riflesso quella mainstream con il suo ruolo spesso decisivo, al soldo dei faccendieri dell’Unione europea, sulla scia dei profondi saccheggi e dei nuovi scenari di mercificazione voluti dall’Alta finanza giudaico-mondialista che si aprono nel Terzo millennio, sferrano gli ultimi attacchi a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali europei. Al contempo con le loro privatizzazioni, demeriti e difetti di una classe dirigente statica e arroccata sui propri privilegi, che rischia di trascinare nel baratro l’intero Vecchio Continente, ancora una volta si andrà a incidere in maniera rovinosa nei confronti di famiglie e lavoratori, mentre per conto farà, come al solito, l’interesse di pochi potentati senza guardare ai miliardi di euro (moneta artificiale creata dal nulla) che si regalano alle banche per salvarle dalla bancarotta e non si guarderanno le spese militari per aggredire i popoli poveri della terra. Mentre l’usura continuerà ad affossare la socialità.

«Per tornare a crescere è indispensabile ma non sufficiente
l’impegno tenace dei paesi maggiormente in crisi.
Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti
di poteri decisionali e di quote di sovranità»

[Giorgio Napolitano, Roma – 13 ottobre 2012]

Quel gran pezzo di Montezemolo

In aggiunta al trionfo di merda tiepida che in questi giorni si discute nei salotti profumati della politica – il golpista Mario Monti rispondendo a una serie di domande al Council on Foreign Relations di New York (che non è un’opera di beneficienza) ha detto che dopo le prossime elezioni politiche sarà naturale per l’Italia avere un governo politico con un leader politico, ma che risponderà “ci sono” se sarà richiamato dal presidente della Repubblica a formare il  governo – ecco la discesa in campo di un altro condannato (un anno di reclusione per abusi edilizi commessi a Capri) e presidente di Italia Futura (cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza), il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro (presidente Ferrari e Ntv, CdA quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca Impresa, TF1, ad RCS Video, Cinzano International e Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT, Confindustria ecc) un altro pescecane di scuderia pronto a partecipare (schierandosi) al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati. «È necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e liberale con l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti» afferma Montezemolo, chiarendo, in una intervista al Corriere della Sera e in un colloquio con Repubblica, che si impegnerà “personalmente perché questo progetto abbia successo” ma “senza rivendicare alcun ruolo o leadership” perché “il problema italiano è cambiare, non comandare. Cambiare un sistema, non qualcuno“. Occorre, spiega, “che il Paese prenda atto della disponibilità del premier a continuare il suo lavoro”. E oltre a Monti, “occorre mettere in campo una politica diversa da quelle del passato che ci hanno portato sin qui, in una posizione desolante che l’Italia non merita”. “Spingerò l’associazione – dice il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori – a dare una mano alla prospettiva di un Monti bis con uomini e donne nuovi. Con idee nuove. Per far nascere una nuova politica”. Niente alleanze, poi, né con il Pdl né con il Pd (ma “dialogo con le persone responsabili”), con qualche altra poltrona di contorno per ingrandire la già grassa collezione di incarichi nei succulenti CdA del BelPaese, perché occorre “dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti” che non si riconoscono nei due principali partiti e non possono essere “condannati a disperdere i loro voto in piccoli partiti” ma in un “grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito”. E quindi continuare a rubare nella mangiatoia della partitocrazia ladrona. Tutto, nell’indifferenza inebetita degli italiani, che plaudono al nuovo messia ammirandolo come la mucca quando vede il treno passare. E la crisi? Tecnicamente innegabile, continua a favorire la discesa in campo di mercanti di denaro che si riempiono la bocca e soprattutto le tasche, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Nella logica dei fatti, dopo anni di berlusconismo e piazze belanti di lacrime al vento, la debacle arraffona della porcilaia politicante sta cedendo ceduto il passo alle alchimie di marketing mirate per lo più a traghettare le varie anime morte già pronte a confluire immacolate nelle nuove creature politiche. Per continuare a rubare, s’intende.

Il grande bluff

Alla vigilia del Consiglio europeo paludati commenti degli “autorevoli” disinformatori nostrani dichiaravano l’esistenza di una “linea dura” del governo uccidi-lavoro retto da Mr. Monti. Niente Tobin Tax senza sostegno alle economie più deboli e puntelli al pagamento “comune” degli interessi sui debiti pubblici. Già nella forma, tale proclama era viziato dal noto – chissà perché soltanto a noi… – peccato originale: privi, come siamo, di sovranità – monetaria e finanziaria, economica e sociale, militare e politica – l’Italia è soltanto una piuma soggetta ad ogni alito di vento. Come gran parte dell’Europa, d’altra parte, ma non è una consolazione. Nella sostanza, poi, il proclama lasciava intendere che il governo delle banche imposto a Roma avrebbe mostrato i muscoli e “imposto” una soluzione alla “cattiva Germania” che – chissà perché – non vuole pagare i debiti d’usura altrui allegramente contratti, esempio italiota, dai vari “governi tecnici” che dallo scandaloso Amato in poi si sono susseguiti al timone di Palazzo Chigi. Quindi: cosa si poteva mai attendere un governo “in delega” come quello che governa il Paese nel tunnel dei cannoneggiamenti di una speculazione finanziaria voluta dagli stessi Signori del denaro che hanno catapultato un loro uomo alla guida del Palazzo?

Il “Vertice”? Tutti concordi e divisi
da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

L’EURO NON SI TOCCA. Parola di banksters

50 anni fa, una pioggia di manifestini invase il cielo di Roma. Vi era scritta una domanda: Che cos’è il mamré?”. Il mamré, e cioè il primo titolo di debito (obbligazione) scritto emerso dalla storia. 40 anni fa, uno dei promotori di quel gesto, nel frattempo diventato docente di Diritto alla Sapienza, Giacinto Auriti, completò la sua ricerca sulle origini delle obbligazioni e dei titoli di credito/debito focalizzando il ruolo della Banca d’Inghilterra come ente privato che utilizzava il denaro pubblico a tutela delle attività speculative delle società mercantili di “assicurazione”, e “riassicurazione”. 30 anni fa, dopo un settennato di lucida volontà di indipendenza (creazione dello Sme, dello scudo – moneta virtuale emessa dalle banche nazionali – e programmazione di un Fondo monetario europeo indipendente dal Fmi), due statisti europei, Schmidt e Giscard d’Estaing, escono di scena. 20 anni fa, firmati gli jugulatorii “trattati di Maastricht”, iniziava la predazione Fmi-Bce di ogni sovranità nazionale, economica e monetaria. 10 anni fa, l’avvento dell’euro e l’esproprio delle politiche monetarie, economiche e produttive degli Stati nazionali, aprì totalmente le porte della cosiddetta “unione europea” ai raid devastatori della grande finanza internazionale. Oggi siamo governati da un’oligarchia “spectre” di banchieri d’affari e di multinazionali: di Signori del denaro che trattano i popoli come animali da soma da tassare, affamare e poi strangolare sempre un pò di più per aumentare profitti e dividendi. Ma energie nuove emergono, viene ovunque denunciato il giogo di un euro moneta-puntello del dollaro. Il velo che copre la tirannia si è lacerato.

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

Mr. Monti, il tecnico molto attento ai poteri che contano

Dai lavori del G20 in Messico, mentre Atene, Madrid e Roma crollano sotto il peso della speculazione finanziaria, il curatore fallimentare Mario Monti che al termine del suo mandato tornerà alle redini dell’ateneo bocconiano, rompendo gli indugi ha parlato del problema dell’Eurozona «è serio ma non è l’unico dell’economia mondiale» e di  questo «c’e consapevolezza». E a chi gli chiede se nel comunicato finale del summit G20 ci sarà un riferimento alla Spagna risponde con un gran colpo tonante di culo: «Si possono leggere situazioni anche se manca esplicitamente il nome del Paese». Poi circa il previsto vertice di ieri sera tra i leader Ue e il presidente Usa, Barack Obama, che non si è tenuto perché dell’euro «si era parlato tutto il giorno» ha speigato bocconianamente Monti, sottolineando in un trionfo di merda tiepida che «ho parlato con Obama che mi ha chiesto se fosse necessario discuterne ancora e mi sono riservato di chiederlo a Hollande e Merkel» e anche loro hanno convenuto che il confronto sul tema dell’euro era già stato «ricco». Obama intanto lo guardava come la mucca quando passa il treno. C’era anche la televisione a fare un servizio, tanto che il professore dell’università è riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione. Verrebbe da chiedersi a cosa serva una laurea. Cosa se ne faccia, visto che ha già ricoperto tanti posticini (ex membro CdA Fiat Auto SpA, Banca Commerciale Italiana, Gruppo Bruegel il comitato di professoroni di analisi politiche economiche, Coca Cola Company, membro Senior European Advisory Council di Moody’s, uno dei presidenti Business and Economics Advisors Group dell’Atlantic Council, Goldman Sachs la banca che ha inventato i prodotti derivati e generato la più grande crisi globale dal 1929, Trilateral Commission gruppo privato di interesse mondialista, Bilderberg, Commissione Europea, editorialista Corriere della Sera) che già gli ha fruttato abbastanza. Per la cronaca, la crescita «è stato il tema del mio intervento al G20», in un quadro di «forte rilancio» della ripresa, rispettando gli equilibri di bilancio. La posizione del governo italiano (non certo quella a novanta gradi intendiamoci), «nota da molto tempo, è quella di dare più spazio a investimenti pubblici». Dichiarato solennemente dall’economista di rango Mario Monti, il boiardo bocconiano che ha contribuito alla realizzazione del mercato unico intervenendo a favore della liberalizzazione dei movimenti di capitale, a sostegno della separazione dell’economia dal controllo e partecipazione dello Stato, della privatizzazione dei servizi pubblici e della liberalizzazione di ogni settore anche strategico, da alcuni chiamata anche fuga di capitali e deregolamentazione. Mario Monti, il fabbricante di miserie e tramonti, figlio di un direttore di banca, nipote del banchiere Raffaele Mattioli e presidente dell’università ultraliberista Bocconi può certamente pregiarsi del fatto (senza esserne contraddetto) come le grandi istituzioni finanziarie possano mettere sotto pressione i governi tramite lo strumento dell’usura e del debito, per far approvare riforme liberiste contro gli interessi generali delle popolazioni e a favore di lobby e multinazionali. Concludiamo questo breve discorso (speriamo non tedioso per l’uso sovrabbondante di vocaboli descrittivi, aggettivazioni interminabili, senza mai un minimo di conclusioni alternative) con la dichiarazione dell’ultranovantenne David Rockfeller, banchiere e massone dichiarato, sesto figlio di John Davison Rockefeller, l’unico ancora in vita e perciò patriarca della famiglia, tra i fondatori del Club Bilderberg, proprio il bankster che il discepolo illuminato Monti mensiona spesso nei suoi affari: «Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale. Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati». Che altro occorre sapere? A chi gli ha domandato se dal maggiordomo di Wall Street (o War Street fate voi), Barack Obama, abbia ricevuto qualche risposta, Mr. Mario ha detto: “Mi ha ascoltato e ha preso appunti”. Sempre per la cronaca.

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.