Enrico Letta, la seconda generazione di élites

Le promesse di governo propinate con antica sapienza democristiana dal trilateralista Enrico Letta, in occasione del suo discorso programmatico alle Camere di lunedì 29 aprile, seguono lo stesso format della politica fondata sugli annunci, quindi distante dalle esigenze reali come visione generale e soluzione pragmatica dei problemi, senza però mai arrivare a fatti concreti quasi a nascondersi dietro un dito per non affrontare i reali problemi che affliggono l’Italia. Il suo discorso da abile tecnocrate è vasto di interventi – congelamento dell’Imu a giugno, no all’aumento di un punto percentuale dell’Iva a luglio, riduzione del cuneo fiscale a partire dalla defiscalizzazione delle assunzioni giovanili, rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, rinnovo dei contratti dei precari pubblici, salvaguardia degli esodati, incentivi per le ristrutturazioni edilizie, per l’energia verde, i mutui agevolati alle giovani coppie, e poi la “destinazione obbligata” di risorse per le missioni internazionali – peccato che per ora ci si trovi soltanto davanti a una visione fantastica e virtuale del contesto poichè priva di “sostanza” economica. Insomma, quello che abbiamo sentito è un bellissimo programma, a tratti condivisibile (anche Berlusconi è soddisfatto), fosse solo che per queste incombenze la dotazione minima si aggira tra i 15/20 miliardi di euro. Con quali soldi? In quale angolo di universo, quale economista di rango, con tante lauree appese alle pareti, ha mai ridotto la pressione fiscale senza aumentare l’indebitamento? La sensazione è invece che dopo i vari annunci, ottenuta anche la fiducia al Senato, calerà il sipario, un velato silenzio avvolgerà tutti i buoni propositi, e non se ne saprà più niente. Al contempo l’usuraia Bce che ha scelto di sottomettere l’Italia con la speculazione finanziaria finalizzerà il disegno preciso di utilizzare il cappio per il Popolo puntando sempre più a ridurre salari e stato sociale, aumentando la precarietà. Nel caso dell’enfant prodige Enrico Letta, in viaggio per l’Europa, personalità politica stimata da euroburocrati e banchieri, gradito ospite del gruppo Bilderberg, rimarrà comunque l’ala protettrice delle élite internazionali.

È democraticamente morta la sovranità popolare

Ieri, alle ore 17:20, 61 giorni dopo le elezioni truffa del 24 e 25 febbraio scorso e 127 giorni dopo le dimissioni del boiardo bocconiano Mario Monti, è morta la Sovranità popolare. Ne danno il triste annuncio quei pochi Italiani che ancora credono in un Popolo, in uno Stato e in una Nazione. Il suo principio fondamentale indegnamente decantato a gargarozzo vibrante dal perfetto maggiordomo Giorgio Napolitano, l’art.1 del compromesso catto-comunista afferma che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“, è stato buttato democraticamente nel cesso. Ci permettiamo di ricordare ai depositari della verità assoluta che per tale principio democratico, il governo della repubblica dovrebbe essere ricondotto alla volontà dei cittadini in modo da prendere decisioni direttamente (democrazia diretta) o delegando l’esercizio della sovranità a rappresentanti (democrazia indiretta). Molti lacchè dell’informazione ora sono entusiasti e silenziosamente appecorati nei salotti profumati del piccolo schermo, penseranno bene di accreditarsi ai nuovi padroni, e non perderanno tempo per rendere al meglio il proprio servigio evitando accuratamente di criticare la porcilaia parlamentare in mome di un “governo politico formato nella cornice istituzionale e secondo la prassi della nostra democrazia parlamentare“, fosse solo per le vomitevoli nefandezze, ladrerie e misfatti compiute senza un’oncia di vergogna alla faccia del Popolo Sovrano. Con queste parole il nulla in cravatta, l’allievo trilateralista Enrico Letta, ha svolto il compitino e raccolto applausi ribadendo che: «Voglio premettere alla lettura della lista ancora una profonda gratitudine nei confronti del presidente della Repubblica per questa fiducia, e aggiungere parole di sobria soddisfazione per la squadra che siamo riusciti a comporre, per la disponibilità dimostrata, per le competenze che si sono messe al servizio del Paese, per il record di presenza femminile e per il ringiovanimento complessivo della compagine di governo». Ecco il messaggio del nuovo ordine disegnato da Letta, un popolo concepito come una massa di pecore, da gestire secondo le regole dell’allevamento animale. Un popolo sradicato dai propri diritti e inebetito da programmi televisivi di una tale idiozia da garantire un autentico colpo di grazia agli intelletti già indeboliti degli utenti. Una massa di pecore governata da un vertice di iniziati cui spetti un superiore ordine di idee e di decisioni.

Il perfetto maggiordomo

Mentre il resuscitato Cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano (88 anni), dopo essere stato implorato dalla porcilaia parlamentare, incapace di esprimere un candidato su cui far convergere i necessari consensi per continuare a lucrare, e il novello Trilateralista “democratico” Enrico Letta – in piena continuità con le politiche di macelleria sociale del boiardo bocconiamo Mario Monti (già sostenuto senza un’oncia di vergogna da Berlusconi e Bersani) – sono già proiettati alla formazione del nuovo Governo, lo stallone di Arcore Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. La sua, s’intende. Altro che promesse elettorali sull’odiata IMU (per la cronaca, il governo della miseria sociale Monti ha riscritto una parte del documento di economia e finanza e nel nuovo testo la tassa – che doveva essere tiriennale fino al 2015 – e che ora diventa permanente) è questo l’argomento numero uno delle trattative con l’enfant prodige Enrico Letta, il nipotino di Gianni (PdL), fedelissimo di Berlusconi.

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La Repubblica fondata sul Golpe

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Dopo il golpe finanziario attuato un anno e mezzo fa con la nomina a capo di governo del boiardo bocconiano Mario Monti, il golpe fanta-costituzionale con la nomima di qualche settimana fa dei cosiddetti 10 saggi e in ultimo, quello bianco attuato dalla porcilaia parlamentare con la rielezione (in un triofo di merda tiepida) del cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano – favorendo l’inciucio (le chiamano larghe intese) tra le entità PD e PDL, rendendo praticamente nulle le elezioni di febbraio e quindi vanificando l’espressione della volontà popolare -, oggi è stato il turno della nomina a premier del servo di quell’Opera internazionale di beneficienza che è la Commissione Trilaterale (ne è attualmente membro del gruppo europeo, clicca qui), Enrico Letta. Il novello giuda, enfant prodige e nipote di Gianni (PdL) ex Goldman Sachs – assurto alle cronache nazionali il 18 novembre 2011 per un “pizzino” fatto recapitare al preside Monti, ed a quelle internazionali per la partecipazione all’annuale riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in conclave dal 31 maggio al 3 giugno 2012, negli Stati Uniti del Nord, a Chantilly, in Virginia, nel lussuoso Hotel Westfields Marriott Washington Dulles – secondo la formula di rito, ha accettato con riserva: «Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità perché questa situazione inedita e fragile non può continuare – ha spiegato il vice segretario Pd – il Paese sta aspettando un governo». L’informazione ha ora un nuovo padrone. Per quanto legittimo, passa in secondo piano chiedersi quale sarà il vero volto di chi ci governa, poichè nella porcilaia delle strutture di controllo e di disinformazione di massa l’esercizio dell’adulazione – nel senso di azione che esalta le nullità (legge in politica) – sarà difficile trovare qualcuno che sia del tutto libero da questa forma strisciante di attitudine, senza farsi troppi scrupoli e dove i voltagabbana se ne servono per assicurare al nuovo padrone la propria fedeltà. È pur vero che la politica ci ha abituato a spettacoli più vomitevoli, ma lo scodinzolio eccitato di chi si vede accolto alla Coorte di chi così fieramente disprezzava, li supera tutti. Da domani la democrazia ci scoppierà sotto il culo.

Auschwitz SpA

27 gennaio, ancora una volta la vulgata concentrazionaria dei rabbino-dipendenti, vomitando il proprio odio, con animo servile metterà alla prova la propria obbedienza facendo a gara per assicurarsi la massima libertà di coprire di fango chi non si inchinerà al sionismo, allo Stato terrorista di Israele e alla loro mitologia, ora più che mai esposta al rischio di una demistificazione epocale nella sua componente olocaustica. Per intenderci, l’unico evento preso in considerazione dalla filiera della più grande truffa politico-economica mai perpetrata che non è il genocidio in genere, bensì solo quel genocidio che viene simboleggiato nel nome di Auschwitz, è la pietra sulla quale Israele e gli ebrei hanno fondato le loro fortune materiali e morali. Il senso di colpa collettivo si fa quindi inestinguibile, la $hoah diventa “l’evento” che non conosce paragoni e i giudei tornano così a sentirsi il “popolo eletto” legittimato a non riconoscere giurisdizione alle regole e ai codici che invece valgono per tutti gli altri. La commissione dei giusti di Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista, ringrazia per l’incasso della giornata.

2013, tutto sarà come prima?

Il 24 ed il 25 febbraio prossimo gli italiani, al pari delle pecore chiassose e stupide, torneranno in cabina elettorale per decidere da chi farsi tosare nel prossimo quinquennio. Secondo l’oligarchia finanziaria che sguazza nell’oro, se tutto filerà liscio, visto che la porcata elettorale vigente nasconde (per loro) diverse insidie non tanto sullo stabilire chi vince le elezioni, ma se chi le vince ha numeri sufficienti alla Camera ed al Senato per rimanere nominato un’intera legislatura al governo, tra marzo ed aprile il BelPaese con le pezze al culo riavrà un governo politico. E gli animali della fattoria che avevano deciso di risollevare la testa saranno repressi dagli stessi padroni del profitto e dell’usura che li hanno governati. Mentre la crisi economica (bollettino economico Bankitalia: -2,4% del Pil nel 2012 e -0,7% nel 2013) che li ha gettati nel tritacarne della disperazione e la partitocrazia ladrona frutto della volontà popolare e non (si badi bene) dell’accordo tra i partiti (tutti ladri e tutti uguali) con un nuovo strumento di repressione politico-affaristica-mediatica di accettare come “normale” un necessario “ricambio democratico” a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo, faranno riappacificare gli animali. E poco importeranno le vomitevoli gesta di chi ha comprato i deputati necessari alla propria maggioranza, ha calpestato il tricolore, ha imposto alla propria maggioranza parlamentare di votare una bugia (Ruby era la nipote di Mubarak?), aveva promesso di costruire campi da golf a Lampedusa. L’idea di non far vincere nessuno per rifare un Monti-bis è ancora sul tavolo così come il tema del presunto “rinnovamento”. In fondo il disegno è semplice: creare tutte le condizioni per sostituire la politica con la tecnocrazia, radunare tutte le truppe centriste dell’onorata società mafiosa sotto le insegne dell’oligarchia finanziaria turboliberista che governa l’Europa per completare il programma di macelleria sociale introdotto dal boiardo bocconiano Mario Monti che con il suo governo fantoccio dei meglio studiosi e cattedratici con tanto di lauree alle pareti, infarcito di professori, esperti e banchieri ha creato abissali ingiustizie e lacerazioni sociali che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Qualcuno inizia a capire quanto incoerenti e meschini siano state le manovre strangola-italiani e salva casta-parassiti dell’Amministrazione controllata del curatore fallimentare Monti espressione della tecnocrazia bancaria internazionale ed europea che non intende perdere i quattrini investiti nel debito pubblico italiano, altresì cercando anche di chiudere qualche buon affare di fronte alle svendite degli asset industriali di pregio ancora in dotazione. Questa è la vera contraddizione di fondo, l’economia italiana sta andando comunque a rotoli, il risparmio e l’aumento di prelievo, che hanno paralizzato i consumi e generato povertà sociale e recessione, sono stati utilizzati per pagare i maggiori interessi sul debito e per continuare a reggere economicamente tutti i privilegi della casta statale e di fronte alla stretta creditizia bancaria, la politica montiana ha macellato l’unica categoria che, ad oggi, non ha nessun potere: le pecore. Il tutto con la benedizione del Vaticano che in tempi di crescente sofferenza sociale si sente in dovere di ringraziare Monti. Non possiamo attenderci alcun miracolo persistendo l’attuale paradigma. E i naufraghi della politica pur di mantenere senza un’oncia vergogna i propri privilegi (eppure non hanno rinunciato) si aggrapperanno all’ammucchiata montiana come a una scialuppa. E non è difficile immaginare come il sistema reagirà se non si farà un passo indietro sulla strada che da tempo ha oramai ridotto la “democrazia” ad una farsa, ma con un ulteriore passo in avanti, verso un regime oligarchico blindato. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’Onore del vivere. Buon Anno di Rinascita.

Mario Monti l’icona miracolosa del Vaticano

La “salita in politica” dell’illuminato Mario Monti, che L’Osservatore Romano – giornale ufficiale della Città del Vaticano – legge come «un appello a recuperare il senso più alto e nobile della politica», ha un riferimento ben preciso oltrechè l’ennesima ingerenza nella sfera politica (quasi fosse una novità) delle più alte gerarchie ecclesiastiche capitanate dal cardinale Angelo Bagnasco (Cei) e del segretario di Stato, Tarcisio Bertone. È una questione di potere. Entrambi per una volta – a prescindere dal monito del Vangelo che esorta a dare a Dio ciò che è di Dio – si ritrovano uniti, si badi bene, non tanto per lo svolgimento delle alchimie politiche alle prossime elezioni anticipate bensì per la scelta del prossimo inquilino del Colle. Un chiodo fisso per tutti i porporati di rango che mal sopportano un ritorno del “cattolico adulto” Romano Prodi. Possibile che la Chiesa di Roma sposi così, senza esitazioni, una visione rigida della politica economica in tempi di crescente sofferenza sociale? Certamente, non a caso l’Organo papalino, sempre ben attento a rimettere indulgenze, con l’articolo del 27 dicembre scorso ha cercato di fare da collante tra l’inquilino del Quirinale Giorgio Napolitano (invelenito dalle emorroidi per la candidatura di Monti) e Palazzo Chigi. Infatti, il quotidiano vaticano mette in evidenza la sintonia tra il servo Napolitano ed il curatore fallimentare Monti sull’idea di politica e sulla missione dei rappresentanti delle istituzioni già eletti in un’ottica di nuovo ordine mondiale dove gli stessi potranno operare delle scelte indipendenti dalle proprie esigenze personali e di partito, ben sapendo che sarà l’attuale cameriere e Capo dello Stato, tra poche settimane, a dover dare l’incarico di presidente del Consiglio eventualmente allo stesso boiardo bocconiano Mario Monti, un altro bankster che piace a tutta la “finanza bianca”, che con moglie a braccetto, ogni domenica mattina si fa ritrarre da imbelli fotografi e Tv mainstream mentre esce sorridente da messa (con la scorta forse per paura che Gesù Cristo scenda dalla croce e lo prenda a calci in culo). Tant’è. Finiti i tempi in cui il cardinale Camillo Ruini (ex Cei) che per oltre sedici anni vedeva nello stallone di Arcore Silvio Berlusconi il custode dei voti dei moderati, oggi lo scenario è cambiato. Premesso che la Chiesa cattolica costa ogni anno allo Stato italiano 6 miliardi di euro, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede anche l’esenzione dell’IMU per una parte considerevole di beni immobili venne accolta dalla Curia romana come un miracolo. Lo stesso miracolo che si è manifestato nel maxi emendamento al ddl stabilità approvato prima di Natale: 17 milioni di euro di aiuti a due istituti assai cari ai porporati, l’ospedale Gaslini di Genova (vicino ad Angelo Bagnasco, 5 milioni) e il Bambin Gesù di Roma (vicino a Tarcisio Bertone, 12 milioni). Andando avanti con la fantasia capita anche che vengano sottratti 157 milioni di euro alle scuole pubbliche e se ne versino la bella cifra di 278 milioni in quelle cattoliche. Altri grandi affari insomma che per la Chiesa – travolta dagli scandali ma che si preoccupa solo di difendere il suo potere – e le dorate casse della Banca Vaticana, vanno avanti da 2012 anni. In tempi di tagli con la mannaia, certi aiuti solidali valgono bene un obolo che ancora i “campioni della fede” che vanno da Casini agli amici degli amici di Casini, si ostinano a leggere in chiave elettorale “speranza per gli italiani”. La libertà di scelta, fra i fedeli e l’onorata società mafiosa, è ormai un dato culturale acquisito.

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