Il perfetto maggiordomo

In una recente intervista dal titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani” al quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano è tornato a elogiare il curatore fallimentare Mario Monti: «Il premier Monti ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme». «Gli italiani – ha detto il comunista che ha spianato la strada al governo dei banchieri e amico di Henry Kissinger – si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte». L’impietoso ritratto del panorama politico italiota distante dalle esigenze della gente, caratterizzato da forme distorte di narcisismo e cinismo istituzionale, farcito da ladronerie di ogni sorta, rimane impantanato in rapporto al binomio potere-cittadini, rimarcando l’abisso che li divide. La comunicazione politica, e di riflesso quella mainstream con il suo ruolo spesso decisivo, al soldo dei faccendieri dell’Unione europea, sulla scia dei profondi saccheggi e dei nuovi scenari di mercificazione voluti dall’Alta finanza giudaico-mondialista che si aprono nel Terzo millennio, sferrano gli ultimi attacchi a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali europei. Al contempo con le loro privatizzazioni, demeriti e difetti di una classe dirigente statica e arroccata sui propri privilegi, che rischia di trascinare nel baratro l’intero Vecchio Continente, ancora una volta si andrà a incidere in maniera rovinosa nei confronti di famiglie e lavoratori, mentre per conto farà, come al solito, l’interesse di pochi potentati senza guardare ai miliardi di euro (moneta artificiale creata dal nulla) che si regalano alle banche per salvarle dalla bancarotta e non si guarderanno le spese militari per aggredire i popoli poveri della terra. Mentre l’usura continuerà ad affossare la socialità.

«Per tornare a crescere è indispensabile ma non sufficiente
l’impegno tenace dei paesi maggiormente in crisi.
Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti
di poteri decisionali e di quote di sovranità»

[Giorgio Napolitano, Roma – 13 ottobre 2012]

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Quel gran pezzo di Montezemolo

In aggiunta al trionfo di merda tiepida che in questi giorni si discute nei salotti profumati della politica – il golpista Mario Monti rispondendo a una serie di domande al Council on Foreign Relations di New York (che non è un’opera di beneficienza) ha detto che dopo le prossime elezioni politiche sarà naturale per l’Italia avere un governo politico con un leader politico, ma che risponderà “ci sono” se sarà richiamato dal presidente della Repubblica a formare il  governo – ecco la discesa in campo di un altro condannato (un anno di reclusione per abusi edilizi commessi a Capri) e presidente di Italia Futura (cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza), il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro (presidente Ferrari e Ntv, CdA quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca Impresa, TF1, ad RCS Video, Cinzano International e Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT, Confindustria ecc) un altro pescecane di scuderia pronto a partecipare (schierandosi) al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati. «È necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e liberale con l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti» afferma Montezemolo, chiarendo, in una intervista al Corriere della Sera e in un colloquio con Repubblica, che si impegnerà “personalmente perché questo progetto abbia successo” ma “senza rivendicare alcun ruolo o leadership” perché “il problema italiano è cambiare, non comandare. Cambiare un sistema, non qualcuno“. Occorre, spiega, “che il Paese prenda atto della disponibilità del premier a continuare il suo lavoro”. E oltre a Monti, “occorre mettere in campo una politica diversa da quelle del passato che ci hanno portato sin qui, in una posizione desolante che l’Italia non merita”. “Spingerò l’associazione – dice il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori – a dare una mano alla prospettiva di un Monti bis con uomini e donne nuovi. Con idee nuove. Per far nascere una nuova politica”. Niente alleanze, poi, né con il Pdl né con il Pd (ma “dialogo con le persone responsabili”), con qualche altra poltrona di contorno per ingrandire la già grassa collezione di incarichi nei succulenti CdA del BelPaese, perché occorre “dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti” che non si riconoscono nei due principali partiti e non possono essere “condannati a disperdere i loro voto in piccoli partiti” ma in un “grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito”. E quindi continuare a rubare nella mangiatoia della partitocrazia ladrona. Tutto, nell’indifferenza inebetita degli italiani, che plaudono al nuovo messia ammirandolo come la mucca quando vede il treno passare. E la crisi? Tecnicamente innegabile, continua a favorire la discesa in campo di mercanti di denaro che si riempiono la bocca e soprattutto le tasche, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Nella logica dei fatti, dopo anni di berlusconismo e piazze belanti di lacrime al vento, la debacle arraffona della porcilaia politicante sta cedendo ceduto il passo alle alchimie di marketing mirate per lo più a traghettare le varie anime morte già pronte a confluire immacolate nelle nuove creature politiche. Per continuare a rubare, s’intende.

Il grande bluff

Alla vigilia del Consiglio europeo paludati commenti degli “autorevoli” disinformatori nostrani dichiaravano l’esistenza di una “linea dura” del governo uccidi-lavoro retto da Mr. Monti. Niente Tobin Tax senza sostegno alle economie più deboli e puntelli al pagamento “comune” degli interessi sui debiti pubblici. Già nella forma, tale proclama era viziato dal noto – chissà perché soltanto a noi… – peccato originale: privi, come siamo, di sovranità – monetaria e finanziaria, economica e sociale, militare e politica – l’Italia è soltanto una piuma soggetta ad ogni alito di vento. Come gran parte dell’Europa, d’altra parte, ma non è una consolazione. Nella sostanza, poi, il proclama lasciava intendere che il governo delle banche imposto a Roma avrebbe mostrato i muscoli e “imposto” una soluzione alla “cattiva Germania” che – chissà perché – non vuole pagare i debiti d’usura altrui allegramente contratti, esempio italiota, dai vari “governi tecnici” che dallo scandaloso Amato in poi si sono susseguiti al timone di Palazzo Chigi. Quindi: cosa si poteva mai attendere un governo “in delega” come quello che governa il Paese nel tunnel dei cannoneggiamenti di una speculazione finanziaria voluta dagli stessi Signori del denaro che hanno catapultato un loro uomo alla guida del Palazzo?

Il “Vertice”? Tutti concordi e divisi
da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

Mr. Monti, il tecnico molto attento ai poteri che contano

Dai lavori del G20 in Messico, mentre Atene, Madrid e Roma crollano sotto il peso della speculazione finanziaria, il curatore fallimentare Mario Monti che al termine del suo mandato tornerà alle redini dell’ateneo bocconiano, rompendo gli indugi ha parlato del problema dell’Eurozona «è serio ma non è l’unico dell’economia mondiale» e di  questo «c’e consapevolezza». E a chi gli chiede se nel comunicato finale del summit G20 ci sarà un riferimento alla Spagna risponde con un gran colpo tonante di culo: «Si possono leggere situazioni anche se manca esplicitamente il nome del Paese». Poi circa il previsto vertice di ieri sera tra i leader Ue e il presidente Usa, Barack Obama, che non si è tenuto perché dell’euro «si era parlato tutto il giorno» ha speigato bocconianamente Monti, sottolineando in un trionfo di merda tiepida che «ho parlato con Obama che mi ha chiesto se fosse necessario discuterne ancora e mi sono riservato di chiederlo a Hollande e Merkel» e anche loro hanno convenuto che il confronto sul tema dell’euro era già stato «ricco». Obama intanto lo guardava come la mucca quando passa il treno. C’era anche la televisione a fare un servizio, tanto che il professore dell’università è riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione. Verrebbe da chiedersi a cosa serva una laurea. Cosa se ne faccia, visto che ha già ricoperto tanti posticini (ex membro CdA Fiat Auto SpA, Banca Commerciale Italiana, Gruppo Bruegel il comitato di professoroni di analisi politiche economiche, Coca Cola Company, membro Senior European Advisory Council di Moody’s, uno dei presidenti Business and Economics Advisors Group dell’Atlantic Council, Goldman Sachs la banca che ha inventato i prodotti derivati e generato la più grande crisi globale dal 1929, Trilateral Commission gruppo privato di interesse mondialista, Bilderberg, Commissione Europea, editorialista Corriere della Sera) che già gli ha fruttato abbastanza. Per la cronaca, la crescita «è stato il tema del mio intervento al G20», in un quadro di «forte rilancio» della ripresa, rispettando gli equilibri di bilancio. La posizione del governo italiano (non certo quella a novanta gradi intendiamoci), «nota da molto tempo, è quella di dare più spazio a investimenti pubblici». Dichiarato solennemente dall’economista di rango Mario Monti, il boiardo bocconiano che ha contribuito alla realizzazione del mercato unico intervenendo a favore della liberalizzazione dei movimenti di capitale, a sostegno della separazione dell’economia dal controllo e partecipazione dello Stato, della privatizzazione dei servizi pubblici e della liberalizzazione di ogni settore anche strategico, da alcuni chiamata anche fuga di capitali e deregolamentazione. Mario Monti, il fabbricante di miserie e tramonti, figlio di un direttore di banca, nipote del banchiere Raffaele Mattioli e presidente dell’università ultraliberista Bocconi può certamente pregiarsi del fatto (senza esserne contraddetto) come le grandi istituzioni finanziarie possano mettere sotto pressione i governi tramite lo strumento dell’usura e del debito, per far approvare riforme liberiste contro gli interessi generali delle popolazioni e a favore di lobby e multinazionali. Concludiamo questo breve discorso (speriamo non tedioso per l’uso sovrabbondante di vocaboli descrittivi, aggettivazioni interminabili, senza mai un minimo di conclusioni alternative) con la dichiarazione dell’ultranovantenne David Rockfeller, banchiere e massone dichiarato, sesto figlio di John Davison Rockefeller, l’unico ancora in vita e perciò patriarca della famiglia, tra i fondatori del Club Bilderberg, proprio il bankster che il discepolo illuminato Monti mensiona spesso nei suoi affari: «Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale. Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati». Che altro occorre sapere? A chi gli ha domandato se dal maggiordomo di Wall Street (o War Street fate voi), Barack Obama, abbia ricevuto qualche risposta, Mr. Mario ha detto: “Mi ha ascoltato e ha preso appunti”. Sempre per la cronaca.

G20, la road map dell’usura

Passato l’effetto elezioni in Grecia, e con esso l’ottimismo palesato dal curatore fallimentare Mario Monti in gita organizzata a Los Cabos, in Messico, dove si sono aperti ufficialmente i lavori del G20: “Mi rallegro molto per il risultato del voto greco che è anche un grande segnale per l’Europa. Ora speriamo che venga formato al più presto un governo forte in grado di rispettare gli impegni con l’Ue”. “Il voto in Grecia – ha poi proseguito – ci consente di avere una visione serena sul futuro dell’Europa e dell’euro. Anche in condizioni difficili il popolo greco ha capito l’importanza del valore della Ue” -, l’attacco della speculazione ai titoli di Stato italiani e spagnoli torna prepotentemente sulla scena del crimine mercatista dove le Borse europee hanno segnato drastiche inversioni di rotta, mentre si riaccendevano i timori sulla Spagna, le cui banche e titoli di Stato sono tornati ad esser bersagliati da pesanti vendite: Madrid (-2,96%) è maglia nera d’Europa, segue Milano (-2,85%). Ad affossare il listino milanese ci ha pensato il famigerato spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi, che, in giornata, ha toccato un massimo di 460 punti. Sfumato quindi in un soffio l’infusione di ottimismo arrivata col voto greco, il premier abusivo Monti ha anche detto che i mercati non sono convinti che basti solo il voto in Grecia ma serve una maggiore integrazione: “Tutti dobbiamo andare avanti in questa direzione per superare i ‘vizi di origine‘ della formazione europea. Nessuno pensa che l’Ue sia l’unica fonte del problema della crisi che ha avuto origine da squilibri in altri Paesi tra cui gli Usa che sono stati tra i protagonisti”, ha aggiunto sgranocchiando i pop corn rubati all’aeroporto alle figlie di Obama. Atene, così come le stesse Roma e Madrid, da tempo sono finite nel mirino degli speculatori finanziari. Ora che però all’ombra del Partenone si è scelto di sostenere le misure antidefault imposte da Bruxelles, l’usurocrazia europea potrebbe presto finire di divorare anche le ultime briciole del già grasso banchetto. Ecco quindi che l’Europa si dirà d’accordo ad assumere “tutte le misure necessarie” per mantenere la zona euro stabile e intatta. I paesi europei recentemente hanno offerto alla Spagna un “piano di salvataggio” da 100 miliardi di euro per le sue banche, aggiungendo timori tra alcuni investitori che il costo del salvataggio possa aggravare la crisi europea del debito sovrano. L’ordine imperativo imposto dagli sciacalli di Bruxelles ed il conseguente obbligo di inserire in Costituzione il cosiddetto pareggio di bilancio, cioè imporre una nuova costituzione economica che comporti la cancellazione dello Stato Sociale, è già stato eseguito dalla maggior parte dei politici cioè dei camerieri dei banchieri. Italia inclusa. Ora l’indice è puntato al “Fiscal Compact”: si chiama così il patto tra i vampiri delle finanze Ue, chiesto esplicitamente dal maggiordomo della BCE, Mario Draghi, nel suo discorso al Parlamento Europeo. Siamo arrivati al punto che ora i governi si auto-conferiscono il potere fiscale per imporre, per gli anni a venire, le politiche usuraie (le chiamano di austerità) in modo da scaricare i costi della crisi economico-finanziaria sui popoli europei. L’ultima colonna che sorregge l’euro (moneta artificiale creata dal nulla) sta per essere completata. I bilanci degli Stati membri saranno definiti e gestiti dall’oligarchia di Bruxelles e la moneta “euro” dai signori del debito, con l’obiettivo della stabilità finanziaria. “Siamo determinati a usare tutte le leve e gli strumenti”, hanno detto gli scavezzacollo mondiali. Le banche continuano a ringraziare.

Italia (S)vendesi al peggiore offerente

Il decreto Sviluppo (1 miliardo reale e 79 virtuali) dovrebbe mettere in movimento, spiega l’ineffabile ministro Corrado Passera (che di banche se ne intende), risorse fino a 80 miliardi di euro: cui poco più della metà arriveranno dai cosiddetti project bond, emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto che dipende dai flussi finanziari che il progetto stesso è in grado di assicurare, ossia uno strumento atto a coinvolgere capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, e dalle misure per le piccole e medie imprese. Il Fondo per la crescita sostenibile che razionalizza il sistema degli incentivi alle imprese avrà invece un budget di circa 2 miliardi di euro. Ma si guarda anche alle infrastrutture pubbliche: «Nei prossimi mesi speriamo di sbloccare una ventina di miliardi in infrastrutture» da parte del Cipe dice Passera. E poi il sogno nel cassetto (sic): completare entro il 2013 la Salerno-Reggio Calabria. Passera lo ricordiamo è quel grasso banchiere a cui si deve anche la trasformazione di Poste italiane in banca. Passera è anche lui un qualificato membro della casta dei sacerdoti “miracolati” che guidano la finanza globale. Soprattutto in termini di “spending review”: quando non perde tempo a “sistemare” in modo del tutto clientelare un piccolo esercito di consulenti nuovi di zecca. A dicembre erano stati sette i «magnifici» consulenti assunti dal ministro Passera, costo 1 milione e 350 mila euro. Addentrarsi nella descrizione degli incarichi è pressochè inutile, perchè ci si trova difronte al solito linguaggio burocratese. Per quale ragione, mentre gli italiani soffrono una delle più gravi crisi sistemiche, prodotta dall’avidità dei banchieri, si continuano a mantenere costosi apparati e a sfornare migliaia di consulenze, addirittura secretate per non far sapere alla pubblica opinione i torbidi intrecci tra politica ed affari, funzionali alle cricche di potere annidate nel governo Monti? I gravissimi e scandalosi sperperi, gli sprechi, uniti alla corruzione, ai conflitti di interesse rappresentano le piaghe maggiori dell’Italia, la cui classe politica ha prodotto negli ultimi venti anni una grave recessione ipotecando il futuro dei giovani. A quanti illuminati esperti di rango ripetevano come pappagalli che il professore bocconiano avrebbe “rimesso i conti a posto”, avrebbe “rilanciato l’economia”, avrebbe “creato benessere per tutti”, ripetiamo che solo nel BelPaese della finanza creativa la fantapolitica supera la realtà. Da quando il curatore fallimentare Monti ha abbandonato l’incarico alla Bocconi ci sembra che stia utilizzando la politica come strumento di propaganda con annunci demagogici. Che cosa ritiene di tagliare ancora o l’anno prossimo per raggiungere gli obiettivi (imposti dai vampiri delle finanze Ue) del pareggio di bilancio? Se volesse potrebbe risparmiare sulle funzioni doppie o triple o quadruple di alcuni prezzolati manager collezionisti di cariche pubbliche che per salvaguardare i propri interessi predatori vorrebbero scendere in politica. Invece no. Proprio mentre le banche italiane sono al centro di aspre polemiche per le massicce iniezioni di denaro ricevuto dalla Bce (3.500 miliardi di euro di aiuti negli ultimi 4 anni), e che però impiegano nella finanza speculativa e negli stipendi principeschi dei loro manager, mentre continuano a lesinare il credito alle imprese e alle famiglie. Non è forse vero che le cronache giudiziarie sono piene di banchieri indagati o rinviati a giudizio per evasione fiscale, corruzione e tangenti? E politici ladroni indagati per infedeltà patrimoniale, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, appropriazione indebita, emissione di fatture false e riciclaggio che l’hanno fatta o la faranno franca? Fatto salvo poi che nessun condannato in via definitiva potrà entrare in Parlamento o avere incarichi di governo, ma a partire dal 2018. Negli ultimi 20 anni gli italiani a ogni “sparata” del padrone di turno lo hanno rincompensato con più potere, più ossequi, più soldi, una casa più grande, una macchina più grande, un parente in più da poter sistemare. La servile informazione non è stata da meno. Il problema è che tra il fare bene ed il finire a fare male, anzi peggio, c’è di mezzo un’autostrada a scorrimento lento, ad esempio l’assurda “A3” che il dispensatore di miliardi Corrado Passera sogna di realizzare. La produzione industriale è in caduta libera e l’unica cosa che cresce in Italia è la cassa integrazione. Poiché la revisione della spesa è una cosa troppo seria per essere affidata a coloro che si nutrono di sperperi, sprechi e privilegi di ogni sorta, ossia quei tecnocrati ed oligarchi che alimentano e gonfiano la spesa di miliardi di euro l’anno per far funzionare la macchina, spesso parassitaria, dello Stato, resterà molto poco oltre la loro propaganda. Sarebbe ora che alla politica degli annunci si passasse a quella dei fatti. E che questo infame governo di banchieri (buono solo a porre la fiducia su ogni decreto) venga mandato a casa a pedate nel sedere.

Il cameriere, il maestro e il resto della servitù

Duecentoquindici giorni sono trascorsi da quando, con un colpo di Stato tecnocratico, il cameriere del nuovo ordine mondiale Napolitano genuflesso alle oligarchie plutocratiche, ha nominato premier l’ex International Advisor di Goldman Sachs e presidente della Commissione Trilaterale, Mario Monti, per abbassare lo spread. Situazione che anche i “Mercanti del Tempio” stanno monitorando visto che il famigerato spread non sembra avere molta voglia di scendere. Ma solo nel BelPaese della finanza creativa la fantapolitica supera la realtà. Era il 12 novembre, e dopo l’approvazione e la promulgazione della Legge di stabilità, lo gnomo Napolitano accoglie le “dimissioni” di Berlusconi – “per il senso dello Stato” disse lo stallone di Arcore e, si badi bene, non perchè Mediaset crollò in borsa (12% in un giorno) -, e da buon cameriere affida all’economista di rango Monti l’incarico per la formazione di un nuovo governo fantoccio infarcito di professori, esperti, e banchieri. Non si sa mai. Alla faccia del popolo bue e “sovrano” per costituzione. Osservando quindi il teatrino politico delle ultime settimane non si può fare a meno di continuare a provare sempre più un profondo rigetto verso la totalità di questa ottusa dirigenza politica relegata al ruolo di amministrazione controllata che ha abdicato in maniera vergognosa, consegnando di fatto la Nazione ai boiardi tecnocrati transnazionali. Come dimenticare i titoli in prima pagina dei lacchè appecorati mentre riverivano alla notizia (peraltro falsa) che “Obama consultava Monti per questioni economiche”. Oggi, sette mesi dopo l’ingresso trionfale a Palazzo Chigi (quando i media mainstream aprivano con sondaggi che attribuivano a Monti il 60% di popolarità), siamo a un passo dal baratro. La situazione è stata tale da richiedere un vertice d’urgenza, in piena notte, come conviene ai ladri, avvenuto con la convocazione dei tre Magi della partitocrazia ladrona – Alfano, Bersani, Casini -, preceduto da un colloquio con il professionista della resistenza e trinariciuto Napolitano rimpatriato in tutta fretta da Auschwitz dove se la stava spassando. Da giorni, osservano dal governo fantoccio, sui quotidiani finanziari internazionali il mantra è che dopo la Spagna “il prossimo Stato a cadere sotto i colpi della speculazione finanziaria sarà l’Italia”. Siamo in tanti a ripeterlo, da tempo, e forse questi ottusi profeti con un gran numero di lauree appese alle pareti del corridoio, più per decoro, finalmente se ne sono accorti. Meglio tardi che mai. I signori del denaro e della macelleria sociale, depositari del potere espropriatorio delle banche usuraie, dell’Alta finanza internazionale “con licenza di uccidere” l’etica e il sociale, annunciano l’ipotesi di intervento del Fondo Monetario Internazionale, per una sorta di commissariamento del governo tecnico che ha commissariato l’Italia. Una commedia in cui ci sarebbe da ridere, se la situazione delle nostre tasche non fosse sempre più triste. Tra lo spread che risale, i tassi di interesse oltre il livello di guardia, la progressiva demolizione dello stato sociale, i tagli ai servizi pubblici, la riduzione dei diritti dei lavoratori, lo strapotere del capitale finanziario che tende il cappio al collo delle famiglie italiane, per l’iniquità sociale che il sistema esprime senza contrasti e la lacrimevole “preoccupazione” del giocoliere della finanza bocconiana Monti, ora veniamo a sapere che il governo preferito dalle banche, intenderebbe “cedere quote dell’attivo del settore pubblico nazionale“. Incassando persino le lodi dal ministro vampiro delle Finanze, il tedesco Wolfang Schäuble, che ha definito il valletto Mario Monti «l’uomo giusto al  posto giusto». Tant’è. Come avvenne nel 1992, a bordo del panfilo Her Majesty’s Yacht Britannia della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano (del bandito Giuliano Amato) infedelmente si rivolgerà alle mafio-massonerie della Cupola finanziaria mondiale durante la fase delle privatizzazioni selvagge per un maxi programma di dismissioni da parte dello Stato. Con il decreto legge n.333 dell’11 luglio 1992 (art.15) vennero trasformate in SpA le aziende di Stato Iri, Enel, Ina, e messa in liquidazione l’Egam. Al banchetto organizzato dal Ministero del Tesoro si decise che le società derivanti dalla trasformazione emettessero azioni del valore nominale di Lire 1.000 cadauna, una regalìa gradita ai voraci appetiti dei nuovi padroni. Venne quindi disintegrato un patrimonio non da poco, e con esso migliaia di posti di lavoro. Ma fu solo il prezzo da pagare, individuando con precisione il soggetto da leccare, per entrare al servizio nell’esclusivo club dell’euro. Qualcuno dovrebbe ricordare al patriottardo Napolitano che c’è un presidente del consiglio abusivo non eletto da nessuno, un esecutivo di banchieri nominato in quattro giorni, e imposto a totale sudditanza dalla BCE per garantire il valore dei nostri titoli pubblici comprati dalle banche francesi e tedesche, e che sta mandando in rovina l’Italia. Il primo nemico, ripetiamo, non è la classe politica corrotta, parassitaria, immorale e sempre più disposta al mercenariato nei confronti dei centri di potere esterni in cambio della perpetuazione dei suoi privilegi, ma le Banche, strutture operative del comando oligarchico che pianificano e concretizzano l’asservimento dei popoli mediante meccanismi capitalistico-finanziari della grande usura, o più semplicemente, nell’immaginario degli italiani, ossia decine di migliaia di pecoroni belanti negli stadi destinati comunque alla tosatura, l’economia canaglia strutturata dai centi del potere mondialista. Lo capiranno?

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