CRACK ITALIA, debito pubblico: 2.034,725 miliardi di €uro

Il debito pubblico italiano a marzo raggiunge quota 2.034,725 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico dopo quello raggiunto a gennaio 2013. Il dato, contenuto nel Supplemento al Bollettino statistico n°23 della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica, testimonia impietosamente un aumento dello stock di 17 miliardi rispetto al mese di febbraio. L’aumento su base mensile, spiegano i banksters di Via Nazionale, “riflette principalmente il fabbisogno del mese di marzo (21,8 miliardi, inferiore rispetto a marzo 2012). Tale fabbisogno, elevato per fattori stagionali, è parzialmente controbilanciato dalla diminuzione di 3,8 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (45,9 miliardi)”. Secondo un report ABI-Agenzia dell’Usura, nel 2012 il mercato della casa risulterebbe ai minimi dal 1985: in totale sono state perse 150.000 compravendite con una riduzione del 27,5% rispetto all’anno precedente per volumi di scambio delle case di abitazioni. Crolla anche la produzione industriale che a marzo ha registrato una diminuzione del 5,2% annuo. Si tratta secondo Eurostat del dato peggiore delle grandi economie Ue. Per quanto riguarda l’inflazione, anch’essa ferma ad aprile per un incremento tendenziale dell’1,1%. A darne notizia l’Istat, secondo cui il forte rallentamento dell’inflazione è principalmente imputabile alla frenata dei prezzi dei beni energetici che calano del 2,1% rispetto a marzo e registrano una diminuzione dello 0,9% su base annua (dal +3,4% di marzo).  Nello stesso mese di aprile i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, il cosiddetto “carrello della spesa”, diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dell’1,5% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2% di marzo. Insomma, per le famiglie una stangata che supera i 530 euro all’anno. Per concludere, in questo scenario apocalittico, un dato paradossale che riguarda gli utili del primo trimestre 2013 delle Banche italiane: Intesa Sanpaolo (+306 mln di euro), Carige (+48,6 mln di euro), Ubi Banca (+26,5 mln di euro). Ma il cielo è sempre più blu…

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Banche fallite negli Stati Uniti: Aprile 2013

Negli Stati Uniti, nel mese di Aprile 2013, altri 6 istituti di credito sono andati ad aggiungersi al lungo elenco dei fallimenti bancari iniziati dalla crisi dei mutui subprime. In totale, dal 2007, a chiudere i battenti sono state 478 banche: 10 (2013), 51 (2012), 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008), 3 (2007).

BANCA

CITTÀ

STATO

CERT#

CHIUSURA

Douglas County Bank

Douglasville

GA

21649

26 Apr 2013

Parkway Bank

Lenoir

NC

57158

26 Apr 2013

Chipola Community Bank

Marianna

FL

58034

19 Apr 2013

Heritage Bank of North Florida

Orange Park

FL

26680

19 Apr 2013

First Federal Bank

Lexington

KY

29594

19 Apr 2013

Gold Canyon Bank

Gold Canyon

AZ

58066

05 Apr 2013

«Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale.
La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali

è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale
praticata nei secoli passati
»

[David Rockefeller, 1991] Continua a leggere

MPS, il bancomat di Bersani e Berlusconi

bersani-mussari-mps

«La verità è che dovrebbero dire grazie al Pd per aver fatto chiarezza dentro il Montepaschi». Così Massimo D’Alema, con un gran colpo tonante di culo, dopo i singolari deliri del cannibale Pierluigi Bersani che ha provato ad uscire dall’angolo contro il tentativo di coinvolgere il Pd nella vicenda MPS. Mussari chi? Ma se è stato proprio il Partito Democratico ad imporre 13 consiglieri su 16 nel CdA di MPS. L’uno e l’altro però dimenticano o fingono di non ricordare che il dimissionario Giuseppe Mussari, un banchiere per caso, senza una formazione di finanza, senza neppure conoscere l’inglese, uno che di banche ne sapeva quanto chiunque abbia un conto corrente, presidente dei banchieri italiani e grande beneficiario nell’onorata società mafiosa del centrosinistra senese, solo l’anno scorso ha staccato un assegno da 100.000 euro per il Pd di Siena (finanziamento registrato il 21/01/2011). Quest’anno, solo pochi giorni fa, ha concesso il bis elargendo 99.000 euro sempre nelle casse senesi del partito guidato da Pierluigi Bersani (registrato alla tesoreria della Camera il 06/02/2012). Nulla di llecito, tutto avvenuto secondo la legge, mister Mussari lo ha fatto di tasca propria. Mussari, il grasso banchiere che effettuava movimenti per MPS emettendo derivati tossici per truccare i conti (Bankitalia e Consob cadono dalle nuvole), ha donato circa 700 mila euro (clicca qui), in modo trasparente e regolare, tra il 2002 ed il 2012. Signori risparmiatori, nessuna relazione trasversale, per carità, basta crederci. Il sospetto che a Siena e dintorni siano volate mazzette, per far passare la discutibile acquisizione di Antonveneta, per D’Alema e compagni è pura immaginazione. La “banca rossa” Monte dei Paschi di Siena, o ciò che ne resta, attraverso la sua Fondazione (che è riuscita da sola a ingannare Banca d’Italia?), è il perno di un sistema di istituzioni alimentato dagli utili dell’azienda di credito: ospedale, università, sport, cultura tutto finanziato dalle casse di una realtà che nel Partito Democratico di Bersani, che ha sempre governato la città e la sua cassaforte, ha la sua regia. Intanto lo storico sodalizio economico tra il MPS, la più vecchia banca italiana, e l’attuale Partito Democratico si tramuta in una farsa: da un lato la banca senese si aggrappa ai Monti bond (soldi pubblici) per rimanere in vita, dall’altra funzionari di partito sopravvissuti alla Prima Repubblica finiscono col rendersi ridicoli da soli. Una curiosità: chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs durante l’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima? Gianni Letta. Il braccio destro di quello che all’epoca dei fatti era il capo dell’opposizione al governo Prodi, ovvero Silvio Berlusconi: «Non voglio espormi dando un giudizio su qualcosa che non conosco bene e su un’istituzione a cui voglio bene», disse il collezionista di prescrizioni ai microfoni di Radio 2. Il Monte dei Paschi anche per Silvio Berlusconi rappresenta uno scrigno inviolabile, una sorta di sacro graal da mantenere segreto, l’ha giurato sulla Standa. È l’Istituto senese a custodire i conti correnti sui quali transitavano i soldi per ricompensare le Olgettine che hanno animato le notti di Arcore. Sin dalla fine degli anni ’70, è stato l’Istituto senese a concedergli i mutui – circa 70 miliardi di mutui fondiari a tassi del 9% – per la costruzione del suo impero. Ed ancora, negli anni ’90, quando la Fininvest era sull’orlo del fallimento (debiti per 4 mila miliardi), ossia quando venne chiesto il commissariamento imposto dalle banche creditrici del gruppo, chi salvò l’impero del Cavaliere? Le vecchie creditrici del Biscione rilevarono il 5,2% di Mediaset direttamente dalla Fininvest (Imi, Sanpaolo, Comit, Cariplo, Banca Roma e Monte dei Paschi di Siena). Risultato finale: vennero raccolti 4 mila miliardi che servirono per azzerare sia il debito ereditato da Mediaset, sia il residuo rimasto in Fininvest. Un passaggio che, di lì a sei mesi, garantirà a Mediaset il collocamento in Borsa. Il tutto, mentre Berlusconi correva per Palazzo Chigi.

L’Italia giusta ha una banca

La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena (la più vecchia banca italiana, oggi a capo del terzo gruppo bancario, con quote di mercato di rilievo in tutte le aree di business con l’obiettivo di presidiare direttamente ambiti economici di assoluto interesse) racchiude in se gli aspetti più inquietanti del malaffare con il quale una banca trova nuove formidabili fonti di guadagno, obbligando i suoi “clienti” a indebitarsi ad un costo molto superiore a quello “normale”. La tecnica di vendida utilizzata, più comune, è quella dei derivati. Un contratto derivato è un accordo con il quale due parti, in genere una è la banca e l’altra un’azienda, convengono di scambiarsi determinati valori a certe scadenze con modalità prefissate. Sono sempre collegati, ma non sempre in maniera corretta, ad un’operazione “sottostante” di finanziamento a breve o lungo termine, della quale modificano la struttura. Che siano contratti IRS o CS, si capisce, anche senza avere un master in finanza alla Bocconi, che i contratti sono utili. Ma le banche hanno trasformato uno strumento formalmente buono in una pericolosa mina finanziaria pronta ad esplodere fra le mani dei clienti: Monte dei Paschi di Siena e il fondo senza fondi Alexandria svelano il teatrino dei pericolosi giochi di prestigio finanziari a cura dei banksters nostrani. La vicenda: l’8 novembre del 2007, MPS annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con la banca spagnola Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta (acquistata dagli spagnoli a 6,6 miliardi di euro, a buona memoria, la banca che voleva comprare Gianpiero Fiorani con la sua Popolare di Lodi, quella del “bacio in fronte” all’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, finita dopo le inchieste dei “furbetti del quartierino”, nelle mani degli olandesi di Abn-Ambro) per 10,3 miliardi di euro. Per quell’operazione venne iscritto nel registro degli indagati il dimissionario ABI Giuseppe Mussari (che in 9 anni ha donato ai Ds e al Pd di Siena 700 mila euro), al tempo dei fatti presidente della Banca Monte dei Paschi, che commentò: «Non ho nulla di dire». Venne rimosso e promosso ai vertici dell’ABI. I mandati di perquisizione erano legati alle ipotesi di reato di «aggiotaggio, manipolazione del mercato sul titolo azionario di Banca Mps e ostacolo alle attività di vigilanza». I magistrati volevano vederci chiaro sulla plusvalenza di 4 miliardi (la differenza tra quanto l’avevano pagata gli spagnoli e a quanto l’avevano rivenduta a Banca Mps) e cercavano, sia in Italia che all’estero, circa 2 miliardi di euro di cui si erano perse le tracce. Nell’inchiesta finirono anche il ministro dell’Economia del governo Monti, Vittorio Grilli (all’epoca dei fatti ex direttore generale del Tesoro) e l’attuale presidente Rai Anna Maria Tarantola che nel 2007 era funzionario generale di Bankitalia. Poi il silenzio squarciato dalla finanza creativa, dalle operazioni tossiche Alexandria, Santorini, Nota Italia, tutte messe in piedi per far sembrare il bilancio un pò meno peggio di quello che realmente era: risultato, un buco di bilancio di 700 milioni in prodotti derivati tossici. Ora, con l’arrivo del banchiere genovese Alessandro Profumo (ex ad Unicredit sfiduciato dalla maggioranza dei grandi azionisti e messo all’angolo, costretto a rassegnare le dimissioni per la scalata libica nella banca italiana – «i migliori soci che abbia avuto», disse al Meeting di Rimini -, presenti nelle quote dei partecipanti al 7,582% con Central Bank of Libia, Libyan Investment Authority) e Fabrizio Viola, la richiesta di 3,9 miliardi di euro aiuti al governo Monti (pochi giorni fa in borsa il titolo del più antico istituto di credito del mondo ha fatto -8,43%, con quasi il 6% di capitale scambiato). Il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale, i cosiddetti Monti bond, in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS). Bankitalia e Consob (la cui attività avrebbe come obiettivi la tutela degli investitori e l’efficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato) come molto spesso accade nel BelPese del malaffare e delle truffe, dicono di non essere al corrente di informazioni sui movimenti che il grasso banchiere Giuseppe Mussari (ex presidente dell’ABI, organo che rappresenta il sistema creditizio e finanziario italiano in tutte le sedi internazionali) effettuava emettendo derivati tossici per truccare i conti. «Nessuna responsabilità del Pd, per l’amor di Dio, il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche». Così l’indiano Pierluigi Bersani nel tour elettorale, in un trionfo di merda tiepida, voltando la testa dall’altra parte per non guardare, in risposta su eventuali responsabilità del suo partito nella porcilaia del caso MPS.

Banche fallite negli Stati Uniti: Dicembre 2012

Il lungo elenco di banche americane fallite dall’inizio della crisi finanziaria globale del 2008 ha raggiunto quota 468. Lo scorso mese di dicembre le autorità statunitensi hanno imposto la chiusura dei battenti alla Community Bank of the Ozarks, un istituto di credito con sede a Sunrise Beach nel Missouri. Il numero dei fallimenti dichiarati nel 2012 si ferma a 51 contro i 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008) e 3 nel 2007. Intanto la Casa Bianca ha raggiunto un accordo d’emergenza con i leader repubblicani al Senato e alla Camera per evitare le conseguenze del Fiscal cliff (baratro fiscale, termine usato dal vampiro della FED Ben Bernanke). Il tetto sul debito federale è stato formalmente toccato il 31 dicembre scorso a oltre 16.400 miliardi e il Tesoro solo con una serie di manovre straordinarie, quali il rinvio di stanziamenti per i piani pensionistici dei dipendenti pubblici, ha creato un margine di circa 200 miliardi che verrà però esaurito entro marzo. L’espressione fiscal cliff si riferisce al rischio di dover aumentare le tasse e tagliare drasticamente la spesa pubblica (crollo del Pil e recessione) se non si fosse trovato l’accordo su come ridurre l’abissale debito pubblico Usa. Nel pacchetto sono contenute misure come l’aumento al 39,6% dell’aliquota sui redditi superiori ai 400mila dollari per contribuenti individuali e ai 450mila dollari per le famiglie. C’è anche un aumento dal 35% al 40% della tassa di successione sulle eredità superiori ai 5 milioni e un aumento dal 15 al 20% delle tasse sui guadagni di capitale per chi ha un reddito superiore ai 450mila dollari. Dalla Casa Bianca, prima di ripartire per le Hawai dove è in vacanza la famiglia, Barack Obama ha detto: «Grazie ai voti dei repubblicani e dei democratici al Congresso firmerò una legge che aumenterà le tasse per il 2% degli americani più ricchi e al tempo stesso eviterà aumenti di tasse che potrebbero portare l’economia di nuovo in recessione». Il maggiordomo di Wall Street omette però di dire che per ora è stato evitato solo il rischio di un collasso fiscale, poichè (è un dato di fatto) un piccolo effetto recessivo in ogni caso ci sarà, perchè l’ammontare del taglio di bilancio in queste misure rimane parziale e il ciclo economico Usa continuerà a essere debole, con ripercussioni globali. Basta solo non urtare gli interessi dei grandi centri di potere.

2013, tutto sarà come prima?

Il 24 ed il 25 febbraio prossimo gli italiani, al pari delle pecore chiassose e stupide, torneranno in cabina elettorale per decidere da chi farsi tosare nel prossimo quinquennio. Secondo l’oligarchia finanziaria che sguazza nell’oro, se tutto filerà liscio, visto che la porcata elettorale vigente nasconde (per loro) diverse insidie non tanto sullo stabilire chi vince le elezioni, ma se chi le vince ha numeri sufficienti alla Camera ed al Senato per rimanere nominato un’intera legislatura al governo, tra marzo ed aprile il BelPaese con le pezze al culo riavrà un governo politico. E gli animali della fattoria che avevano deciso di risollevare la testa saranno repressi dagli stessi padroni del profitto e dell’usura che li hanno governati. Mentre la crisi economica (bollettino economico Bankitalia: -2,4% del Pil nel 2012 e -0,7% nel 2013) che li ha gettati nel tritacarne della disperazione e la partitocrazia ladrona frutto della volontà popolare e non (si badi bene) dell’accordo tra i partiti (tutti ladri e tutti uguali) con un nuovo strumento di repressione politico-affaristica-mediatica di accettare come “normale” un necessario “ricambio democratico” a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo, faranno riappacificare gli animali. E poco importeranno le vomitevoli gesta di chi ha comprato i deputati necessari alla propria maggioranza, ha calpestato il tricolore, ha imposto alla propria maggioranza parlamentare di votare una bugia (Ruby era la nipote di Mubarak?), aveva promesso di costruire campi da golf a Lampedusa. L’idea di non far vincere nessuno per rifare un Monti-bis è ancora sul tavolo così come il tema del presunto “rinnovamento”. In fondo il disegno è semplice: creare tutte le condizioni per sostituire la politica con la tecnocrazia, radunare tutte le truppe centriste dell’onorata società mafiosa sotto le insegne dell’oligarchia finanziaria turboliberista che governa l’Europa per completare il programma di macelleria sociale introdotto dal boiardo bocconiano Mario Monti che con il suo governo fantoccio dei meglio studiosi e cattedratici con tanto di lauree alle pareti, infarcito di professori, esperti e banchieri ha creato abissali ingiustizie e lacerazioni sociali che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Qualcuno inizia a capire quanto incoerenti e meschini siano state le manovre strangola-italiani e salva casta-parassiti dell’Amministrazione controllata del curatore fallimentare Monti espressione della tecnocrazia bancaria internazionale ed europea che non intende perdere i quattrini investiti nel debito pubblico italiano, altresì cercando anche di chiudere qualche buon affare di fronte alle svendite degli asset industriali di pregio ancora in dotazione. Questa è la vera contraddizione di fondo, l’economia italiana sta andando comunque a rotoli, il risparmio e l’aumento di prelievo, che hanno paralizzato i consumi e generato povertà sociale e recessione, sono stati utilizzati per pagare i maggiori interessi sul debito e per continuare a reggere economicamente tutti i privilegi della casta statale e di fronte alla stretta creditizia bancaria, la politica montiana ha macellato l’unica categoria che, ad oggi, non ha nessun potere: le pecore. Il tutto con la benedizione del Vaticano che in tempi di crescente sofferenza sociale si sente in dovere di ringraziare Monti. Non possiamo attenderci alcun miracolo persistendo l’attuale paradigma. E i naufraghi della politica pur di mantenere senza un’oncia vergogna i propri privilegi (eppure non hanno rinunciato) si aggrapperanno all’ammucchiata montiana come a una scialuppa. E non è difficile immaginare come il sistema reagirà se non si farà un passo indietro sulla strada che da tempo ha oramai ridotto la “democrazia” ad una farsa, ma con un ulteriore passo in avanti, verso un regime oligarchico blindato. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’Onore del vivere. Buon Anno di Rinascita.

L’Italia in ginocchio a banchieri e mercanti

Il servo dell’Alta finanza internazionale, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Palazzo dell’Inganno, ai sensi dell’art.88 del Compromesso cattocomunista, ha firmato il decreto di scioglimento della Camera dei Nominati e del Senato della Repubblica della vergogna: «Ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere, conclusione prevista e già segnata dai fatti». Lo ha detto, tra un forte odore di peto, il modesto funzionario dell’ordine dei miracolati al termine delle consultazioni, aggiungendo «Ho preso nota di quelle preoccupazioni e le trasmetterò al presidente del Consiglio». Tra precarietà, disoccupazione, licenziamenti, suicidi per motivi economici, esodati, smantellamento del sistema previdenziale condito dalle lacrime del ministro della miseria sociale Elsa Fornero, tasse e balzelli occulti di ogni sorta, una voragine di debito pubblico lasciata in eredità alle prossime quattro generazioni e il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro (i cosiddetti Monti bond), in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS), in ultimo anche il regalino al colosso Finmeccanica previsto in un provvedimento nella legge di Stabilità, in cui viene erogato un finanziamento di 8,4 miliardi di euro (per 16 anni) alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, si conferma tra i migliori del Ftse Mib. Alla faccia del terrorismo finanziario seminato dai servili media italioti e dai professionisti dello spread. La crisi pilotata è appena iniziata e svolgerà le sue tappe conclusive il 24 e 25 febbraio 2013 con una ritualità sacrale: chiacchiere nei salotti tv profumati di pane e vaniglia dove verranno passati in rassegna i soliti parrucconi incatramati, promesse di marketing elettorale, bugie di ogni sorta e la solita giostra dei politici reciclati. Le dimissioni del curatore fallimentare Mario Monti non arrivano certo intempestive, altro che la mancanza di fiducia della “strana maggioranza” farcita di fratellanze, di sorellanze, di cuginanze e di altre tali parentele bastarde che lo hanno vergognosamente appoggiato: sono un ordine dell’usuraia BCE. Il professore dell’università (sempre profumato di mughetto) è persino riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione e prima di lasciare ha detto: «Abbiamo messo in sicurezza il paese nel 2012 e ora dobbiamo ripartire. Occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare. Dobbiamo scommettere sul futuro, dobbiamo voler essere attori protagonisti del rinnovamento nazionale e chi, più dei giovani ha interesse a prendere le redini del proprio futuro». Quasi ci scappa una lacrima. Abbiamo messo in sicurezza il paese? Come no, basta crederci! Abbiamo messo in sicurezza le banche, ultima in ordine cronologico, il MPS. In questa repubblica delle banane, che risponde al nome di Italia, chi fa politica o è un mestierante della stessa, senza arte nè parte o può addirittura essere un’ex velina che è elevata al rango di ministro. In questo disastroso naufragio, i nemici della ricostruzione nazionale hanno traghettato il Popolo italiano verso il baratro sociale. Lo Stato italiano oramai subordinato agli interessi stranieri in economia e politica estera, è affondato in un trionfo di merda tiepida nella melma assieme a tutti gli altri Stati europei governati dalla borghesia di centrodestra e centrosinistra. Quando andrete a votare (sempre che ancora non sarete pervasi dal votimo e diserterete in massa i seggi elettorali), ricordatevi di loro, non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è oramai diventata lo stato borghese delle multinazionali, dell’affarismo e dell’usura. Noi crediamo sia necessario, una volta per tutte, trovarci tutti insieme. Tutto il popolo nazionalpopolare sotto la stessa bandiera. Quella volta ai profittatori, agli amministratori disonesti e alla borghesia capitalista comincerà a tremare il culo sulla poltrona. Quella volta nascerà un movimento nazionale e rivoluzionario.

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