L’ultimo samurai

A oltre un anno dal disastro (11 marzo 2011) nella centrale nucleare di Fukushima, nel reattore 2 (l’unico che i “liquidatori” sono stati finora in grado di esaminare da vicino perchè ha livelli di radiazione “relativamente bassi” ed è accessibile con sonde) della centrale è stata registrata una contaminazione pari a 72.9 sievert per ora. Gli esseri umani potrebbero morire entro un mese se esposti a 7 sievert ed entro alcuni giorni in caso di esposizione a 20 sievert. Tuttavia, tanto per farsi un’idea dell’entità della contaminazione nella scala di valori, un uomo troverebbe la morte nel giro di 5 minuti. Secondo una dichiarazione del direttore generale Junichi Matsumoto della famigerata Tokyo Electric Power Co (Tepco), società che gestisce l’impianto, è l’effetto del combustibile (che fuso) è trapelato nel recipiente di contenimento. La situazione negli altri due reattori maggiormente danneggiati è tuttora sconosciuta. Gli alti livelli di radiazione all’interno della camera del reattore 2 lo rendono inaccessibile ai “liquidatori”, ma alcune parti dell’edificio sono accessibili per pochi minuti alla volta, se i lavoratori indossano una protezione completa. L’acqua radioattiva è già fuoriuscita in mare diverse volte e giorni fa i “liquidatori” hanno scoperto una nuova perdita di 120 tonnellate d’acqua altamente radioattiva dai tubi in una unità di trattamento. Il nucleare in Giappone sta vivendo momenti decisivi. In questi giorni si sta discutendo in merito ai risultati degli stress test effettuati, in particolare riguardo la possibilità che i livelli di sicurezza raggiunti consentano la riapertura delle centrali atomiche. Dopo lo spegnimento avvenuto domenica della 6ª unità dell’impianto di Kashiwazaki-Kariwa, la cui motivazione sarebbe legata a questioni sulla manutenzione ordinaria, secondo una prassi che prevede il fermo delle centrali ogni 13 mesi per controlli, l’unico ancora in attività su 54 reattori presenti in tutto il Giappone, è quello gestito dalla Hokkaido Electric’s, il numero 3 della centrale di Tomari sull’isola di Hokkaido, il cui spegnimento è stato fissato per il prossimo 5 maggio. Secondo un sondaggio del quotidiano giapponese The Asahi Shimbun, il 57% dei giapponesi non vuole la riapertura degli impianti nucleari, mentre l’80% non ha più fiducia nelle misure di sicurezza del governo.

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San Raffaele, la “creatura” da 1,5 miliardi di debiti

Nelle settimane scorse ne avevamo già parlato, oggi, non possiamo non tornare sull’argomento, visto che i debiti accumulati dall’ospedale San Raffaele, nella formigoniana Lombardia, hanno raggiunto la cifra record di 1.476 miliardi di euro. Dall’esame dei conti effettuato dal CdA della Fondazione Monte Tabor «targato» Banca Vaticana, la holding che guida il Gruppo, è emerso che i debiti hanno sfiorato il miliardo e mezzo di euro (500 milioni in più dalle stime iniziali), di cui 431 milioni di euro legati a leasing, factoring e garanzie connesse, cioè passività relative a garanzie concesse dalla Fondazione per conto di società del Gruppo. Per la prima volta è stata certificata nei bilanci una voragine di 210 milioni di euro. E dato che il tempo stringe ai superconsulenti, Enrico Bondi e Renato Botti – assistiti dall’avvocato Franco Gianni – restano soltanto due settimane per scongiurare di dover portare in Tribunale i libri del gruppo ospedaliero fondato da don Luigi Maria Verzè (il “Maria” se lo è aggiunto lui).

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Arcipelago Murdoch: il regno della paura sta crollando in pezzi

Un dominio di tirannia personale. Rupert Murdoch è fondatore e proprietario di un vasto conglomerato economico specializzato nel settore dei mezzi di comunicazione di massa, probabilmente la maggior compagnia del campo a livello mondiale: la News Corporation. Nel 2010 la rivista americana Forbes ha stimato il suo patrimonio in 6,3 miliardi di dollari, facendo di lui il 117° uomo più ricco del mondo. Quest’anno – secondo Forbes – risulta essere il 90° dirigente d’azienda più facoltoso al mondo (NA NVSA) con una compensazione totale pari a 15,20 miliardi di dollari. Dopo aver iniziato con giornali, magazines e stazioni televisive in Australia, suo paese di origine, le produzioni di Murdoch si espansero nel Regno Unito e negli Stati Uniti, per poi approdare in quasi tutti gli angoli del pianeta (il suo gruppo editoriale raggiunge ogni giorno circa 4,7 miliardi di persone, i ¾ della popolazione globale). Intercettazioni telefoniche di bambini uccisi, corruzione di poliziotti, distruzione prove di reato, minacce: l’impero di Murdoch è entrato nel sottobosco criminale.

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TAV, Torino-Lione: Cronache di guerra in Val di Susa

I costi a carico dell’Italia, per la parte di collegamento fino a Torino, secondo il dossier (Corte dei Conti, Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS, RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviearie e per la realizzazione del sistema Alta Velocità – scaricabile in basso, ndr) presentato nel 2006 all’Unione Europea si attesterebbero intorno ai 17 miliardi di Euro. Ma il dossier presentato all’Unione Europea nel 2010, porta le stime dei costi a 35 miliardi di euro, a carico dell’Italia, escludendo una grande varietà di opere connesse, quale il raccordo al nodo torinese, infrastrutture per ospitare i lavoratori e decine di opere sussidiarie che un cantiere di 20 anni comporterebbe. Ma restiamo ai 35 miliardi e vediamo che cosa potrebbe succedere, attenendoci all’esperienza italiana delle linee ad alta velocità. Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte. Stiamo parlando di dati ufficiali, ben noti, e sui quali la stessa magistratura sta cercando risposte. Se, in base a questa esperienza scegliamo il moltiplicatore più basso, quello dell’incremento dei costi della TAV Firenze-Bologna, e moltiplichiamo per 4 le spese preventivate, i 35 miliardi diventano una cifra da fantascienza finanziaria.

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Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani

Unexpected Israel” è l’evento che si tiene a Milano dal 13 al 23 giugno per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. La manifestazione prevede eventi culturali, un’installazione multimediale in Piazza del Duomo e il Business Summit Italia-Israele. Questo è quanto si trova davanti agli occhi chiunque apra il sito web Unexpected Israel. In quanto Italiana, mi sorge subito una domanda: ma cosa c’entra l’unità nazionale con Israele? Nel periodo delle guerre d’indipendenza e della proclamazione del Regno, nell’area oggi occupata da Israele vi era una zona, quella palestinese, con circa 500.000 abitanti, di cui 400 mila arabi musulmani, 60 mila arabi cristiani e appena 20 mila arabi ebrei. I capisaldi del sionismo in nuce apparvero nel pamphlet Roma e Gerusalemme: l’ultima questione nazionale scritto nel 1862 dal tedesco Moses Hess, massone ebreo come il suo ex-collega Karl Marx. Hess pretendeva l’instaurazione in Medio Oriente di uno stato ebraico, che sarebbe stato utile alle potenze europee, garantendone gli interessi e favorendo la civiltà occidentale nel mezzo del barbaro Oriente. Ecco dunque il primo punto di contatto fra l’Italia e Israele: la formula di Massimo D’Azeglio secondo cui fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani, venne fatta propria da Hess, che riteneva si dovesse prima creare uno stato ebraico e poi plasmarne il popolo trasformandolo in una nazione.

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BANCHE CENTRALI: USURA GLOBALIZZATA

Il governatore di Bankitalia SpA, Mario Draghi
che succede al tecnocrate francese Jean Claude Trichet
alla presidenza della Banca Centrale Europea 

Le banche centrali, come la Banca d’Italia e la Banca Europea sono istituti che hanno la funzione dell’emissione del denaro, ovverosia hanno la delega dello Stato a stampare biglietti di banca ed a coniare monete metalliche. Tali banche, contrariamente a quello che tutti credono, non sono un organo dello Stato, controllato dal popolo attraverso i parlamenti, ma sono società private, indipendenti, strettamente collegate fra di loro. Gli azionisti di tali enti nazionali di emissione sono infatti i più importanti istituti di credito privati e assicurazioni: nel caso della Banca d’Italia, sono Banca Intesa SpA, Unicredito Italiano SpA, San Paolo IMI SpA, Banco di Sicilia SpA, Assicurazioni Generali ed altri ancora (scaricabile in basso, ndr). La situazione non è stata sempre questa poiché le principali banche, dette di Prevalente Interesse Nazionale, sono state le azioniste di maggioranza della Banca d’Italia, fino a qualche decennio fa, ma esse erano “irizzate”, cioè sotto il controllo statale dell’I.R.I., l’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Tale istituto era stato creato con successo dal fascismo allo scopo di nazionalizzare molte primarie industrie italiane per evitarne il fallimento per la crisi economica internazionale del 1930 e per attenuare le gravi ripercussioni per la nostra economia soprattutto sul piano occupazionale. La Banca d’Italia era quindi in pratica, sia pure indirettamente, sotto il controllo del governo. Ma con la privatizzazione delle banche di Preminente Interesse Nazionale, in effetti è stata privatizzata anche la Banca d’Italia. E di conseguenza è venuta meno la funzione di controllo che essa deve esercitare sul comportamento delle banche ormai tutte private del paese, poiché queste sono i suoi proprietari.

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NAPULE E’ MILLE CULURE

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog, scusandoci per i problemi tecnici e di aggiornamento che stiamo effettuando in questi giorni, la mail di Michele Frascogna da Napoli, che scrive: Napoli è una delle città a maggior densità di risorse culturali e monumenti nel mondo che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica. Il centro storico è stato annoverato dall’UNESCO tra i patrimoni mondiali dell’umanità con la motivazione: «Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa».

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