Colonia Italia, l’occupazione americana continua

Alla luce delle violenze che continuano a macchiare le cronache libiche con tragica regolarità (solo ieri un’autobomba scoppiata vicino all’ospedale di Bengasi ha fatto 15 morti), l’Amministrazione americana del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama ha pensato bene di spostare 500 marines dalla Spagna alla provincia di Siracura, a Sigonella, con l’obiettivo di intervenire più rapidamente nel caso di nuovi attacchi in Libia. La decisione, annunciata dal Pentagono, segue a stretto contatto l’attacco dell’11 settembre 2012 al consolato della stessa Bengasi, in cui persero la vita l’ambasciatore Stevens e tre membri del suo staff. Così che da gennaio 50 marines proteggono l’ambasciata americana a Tripoli! Da premettere che l’importanza della Libia nel contesto regionale è stata ampiamente sottovalutata dai “buoni” liberatori già prima dell’intervento “umanitario”. Poi, una volta cacciato il “cattivo” Gheddafi, ci si è concentrati su Tripoli, dimenticando Bengasi – la chiave della stabilità libica – la capitale della Cirenaica, la regione che custodisce la maggior parte delle risorse petrolifere. Ma adesso è una città senza ordine né legge. Lo spostamento a Sigonella, che ospita anche droni Global Hawk e Reaper ed è sempre più il fulcro delle operazioni Usa nel sud del Mediterraneo, rientra in una serie di misure per rafforzare la sicurezza degli americani in Libia: un portavoce del Dipartimento di difesa, George Little, ha annunciato che l’unità trasferita a Sigonella, dotata degli aerei da trasporto V-22 Osprey, sarà in grado di intervenire con rapidità ed eventualmente evacuare i cittadini americani “nel caso in cui la situazione in Libia dovesse peggiorare”. Omettendo però di dire che questi interventi fanno parte di un piano più generale di Washington, dettato dal crescente interesse verso l’Africa. Come d’altronde – ed è dal 1945 che accade – che i “liberatori” Usa facciano manovre militari di qualunque tipo sul nostro territorio senza che le nostre istituzioni siano informati preventivamente. Ma il trasferimento a Sigonella di ”200 marines di rafforzamento” avverrà ”secondo quanto previsto da accordi bilaterali” con gli Usa. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, l’ultrasionista radicaloide Emma Bonino, davanti alle Commissioni Esteri: a Sigonella saranno trasferiti 200 marines Usa, ”75 prima, 125 poi, e due aerei”. Si tratta ha aggiunto di ”un rafforzamento per la sicurezza del personale americano in Libia o per possibili evacuazioni”. È affatto vano pertanto lacerarsi le vesti per il declino del BelPaese, se non si prende atto che non è l’Italia ma la “colonia Italia” che rischia il declino. Una parola per tutto l’atteggiamento degli Americani nei nostri confronti: Cermis. E fino a quando il popolo italiano non si renderà conto di questo e non cercherà di porvi rimedio, continuerà ad essere “regolarmente” sconfitto e umiliato in casa propria.

CRACK ITALIA, debito pubblico: 2.034,725 miliardi di €uro

Il debito pubblico italiano a marzo raggiunge quota 2.034,725 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico dopo quello raggiunto a gennaio 2013. Il dato, contenuto nel Supplemento al Bollettino statistico n°23 della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica, testimonia impietosamente un aumento dello stock di 17 miliardi rispetto al mese di febbraio. L’aumento su base mensile, spiegano i banksters di Via Nazionale, “riflette principalmente il fabbisogno del mese di marzo (21,8 miliardi, inferiore rispetto a marzo 2012). Tale fabbisogno, elevato per fattori stagionali, è parzialmente controbilanciato dalla diminuzione di 3,8 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (45,9 miliardi)”. Secondo un report ABI-Agenzia dell’Usura, nel 2012 il mercato della casa risulterebbe ai minimi dal 1985: in totale sono state perse 150.000 compravendite con una riduzione del 27,5% rispetto all’anno precedente per volumi di scambio delle case di abitazioni. Crolla anche la produzione industriale che a marzo ha registrato una diminuzione del 5,2% annuo. Si tratta secondo Eurostat del dato peggiore delle grandi economie Ue. Per quanto riguarda l’inflazione, anch’essa ferma ad aprile per un incremento tendenziale dell’1,1%. A darne notizia l’Istat, secondo cui il forte rallentamento dell’inflazione è principalmente imputabile alla frenata dei prezzi dei beni energetici che calano del 2,1% rispetto a marzo e registrano una diminuzione dello 0,9% su base annua (dal +3,4% di marzo).  Nello stesso mese di aprile i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, il cosiddetto “carrello della spesa”, diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dell’1,5% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2% di marzo. Insomma, per le famiglie una stangata che supera i 530 euro all’anno. Per concludere, in questo scenario apocalittico, un dato paradossale che riguarda gli utili del primo trimestre 2013 delle Banche italiane: Intesa Sanpaolo (+306 mln di euro), Carige (+48,6 mln di euro), Ubi Banca (+26,5 mln di euro). Ma il cielo è sempre più blu…

Banche fallite negli Stati Uniti: Aprile 2013

Negli Stati Uniti, nel mese di Aprile 2013, altri 6 istituti di credito sono andati ad aggiungersi al lungo elenco dei fallimenti bancari iniziati dalla crisi dei mutui subprime. In totale, dal 2007, a chiudere i battenti sono state 478 banche: 10 (2013), 51 (2012), 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008), 3 (2007).

BANCA

CITTÀ

STATO

CERT#

CHIUSURA

Douglas County Bank

Douglasville

GA

21649

26 Apr 2013

Parkway Bank

Lenoir

NC

57158

26 Apr 2013

Chipola Community Bank

Marianna

FL

58034

19 Apr 2013

Heritage Bank of North Florida

Orange Park

FL

26680

19 Apr 2013

First Federal Bank

Lexington

KY

29594

19 Apr 2013

Gold Canyon Bank

Gold Canyon

AZ

58066

05 Apr 2013

«Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale.
La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali

è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale
praticata nei secoli passati
»

[David Rockefeller, 1991] Continua a leggere

1 maggio, e questa la chiamamo ancora Patria?

Dall’inizio dell’anno in corso sono 147 i lavoratori  morti per infortuni sui luoghi di lavoro: il 33,3% sono in edilizia, 31% in agricoltura, 17,5% nei servizi, 6,5% nell’autotrasporto e 5,5% nell’industria. A marzo, secondo i dati Istat, il numero di disoccupati è pari a 2.950.000 unità (+11,2% su base annua e perdita di 248 mila unità) e il tasso di disoccupazione si attesta all’11,5%. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 635 mila e rappresentano il 10,5% della popolazione in questa fascia d’età. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24anni) è al 38,4%, in aumento di 0,6% rispetto al mese precedente e di 3,2% nel confronto tendenziale. Un altro dato inquietante è quello dei suicidi: i dati emergono dal Rapporto Osservasalute 2012, presentato all’Università Cattolica di Roma, secondo il quale sono in continuo aumento negli ultimi anni, che nel biennio 2008-2009 si é attestato a 7,23 per 100.000 residenti dai 15 anni in su (nel 2009 se ne sono registrati 3870 contro i 3.607 del 2006). Un dato che “può essere un segno, oltre che di patologia psichiatrica, del crescente disagio sociale”, e “va monitorato con attenzione anche al fine di prevedere un rafforzamento delle attività preventive e della presa in carico sanitaria e sociale di soggetti a rischio”. L’incremento registrato negli anni si deve a un aumento dei suicidi tra gli uomini (tra i 25 e i 69 anni) per i quali il tasso è passato da 11,70 (per 100.000) nel 2006 e nel 2007 a 11,90 (per 100.000) nel 2008 e 12,20 (per 100.000) nel 2009. A togliersi la vita è un uomo nel 77% dei casi (il tasso di mortalità è pari a 12,05 per 100.000 per gli uomini e 3,12 per le donne).

In un contesto di crisi e di deriva politica, a prescindere dalle alchimie propinate, le imprese, di cui le multinazionali (tanto osannate nel ruolo mercatista del governo) sono la manifestazione più vistosa associate alle peggiori nefandezze, dallo sfruttamento della manodopera all’evasione fiscale, continuano impunite a scaricare le loro incapacità gestionali sui lavoratori che chiudono il conto con la perdita del posto di lavoro le perniciose imprese del capitale finanziario. Il gruppo di comando del potere finanziario, lasciato arbitro della conduzione economica secondo i propri esclusivi criteri, si comporta in modo assolutamente pericoloso. Nonostante i massicci incentivi alle banche, i sostenitori delle politiche liberiste, contribuiscono all’arricchimento degli esclusivi interessi della borghesia industriale unitamente alla precarizzazione del mondo del lavoro, avvicinando i lavoratori all’orlo del baratro sociale.

La socializzazione, è un principio morale, sociale, economico per cui il lavoratore, nella sua piena individualità spirituale e materiale, è oggetto primario dello Stato e soggetto dell’economia. Contro lo smantellamento della socialità, la riduzione dei salari, le nuove forme di schiavismo imposte dalla bramosia del dominio liberalcapitalista, lo sfruttamento nel mondo del lavoro, i contratti a tempo determinato, la flessibilità e gli infortuni mortali causati dalla cupidigia neoliberista, la delocalizzazione, la precarietà, la cancellazione del diritto al lavoro e del futuro per le nuove generazioni: SOCIALIZZAZIONE!

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