È democraticamente morta la sovranità popolare

Ieri, alle ore 17:20, 61 giorni dopo le elezioni truffa del 24 e 25 febbraio scorso e 127 giorni dopo le dimissioni del boiardo bocconiano Mario Monti, è morta la Sovranità popolare. Ne danno il triste annuncio quei pochi Italiani che ancora credono in un Popolo, in uno Stato e in una Nazione. Il suo principio fondamentale indegnamente decantato a gargarozzo vibrante dal perfetto maggiordomo Giorgio Napolitano, l’art.1 del compromesso catto-comunista afferma che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“, è stato buttato democraticamente nel cesso. Ci permettiamo di ricordare ai depositari della verità assoluta che per tale principio democratico, il governo della repubblica dovrebbe essere ricondotto alla volontà dei cittadini in modo da prendere decisioni direttamente (democrazia diretta) o delegando l’esercizio della sovranità a rappresentanti (democrazia indiretta). Molti lacchè dell’informazione ora sono entusiasti e silenziosamente appecorati nei salotti profumati del piccolo schermo, penseranno bene di accreditarsi ai nuovi padroni, e non perderanno tempo per rendere al meglio il proprio servigio evitando accuratamente di criticare la porcilaia parlamentare in mome di un “governo politico formato nella cornice istituzionale e secondo la prassi della nostra democrazia parlamentare“, fosse solo per le vomitevoli nefandezze, ladrerie e misfatti compiute senza un’oncia di vergogna alla faccia del Popolo Sovrano. Con queste parole il nulla in cravatta, l’allievo trilateralista Enrico Letta, ha svolto il compitino e raccolto applausi ribadendo che: «Voglio premettere alla lettura della lista ancora una profonda gratitudine nei confronti del presidente della Repubblica per questa fiducia, e aggiungere parole di sobria soddisfazione per la squadra che siamo riusciti a comporre, per la disponibilità dimostrata, per le competenze che si sono messe al servizio del Paese, per il record di presenza femminile e per il ringiovanimento complessivo della compagine di governo». Ecco il messaggio del nuovo ordine disegnato da Letta, un popolo concepito come una massa di pecore, da gestire secondo le regole dell’allevamento animale. Un popolo sradicato dai propri diritti e inebetito da programmi televisivi di una tale idiozia da garantire un autentico colpo di grazia agli intelletti già indeboliti degli utenti. Una massa di pecore governata da un vertice di iniziati cui spetti un superiore ordine di idee e di decisioni.

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