L’Italia giusta ha una banca

La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena (la più vecchia banca italiana, oggi a capo del terzo gruppo bancario, con quote di mercato di rilievo in tutte le aree di business con l’obiettivo di presidiare direttamente ambiti economici di assoluto interesse) racchiude in se gli aspetti più inquietanti del malaffare con il quale una banca trova nuove formidabili fonti di guadagno, obbligando i suoi “clienti” a indebitarsi ad un costo molto superiore a quello “normale”. La tecnica di vendida utilizzata, più comune, è quella dei derivati. Un contratto derivato è un accordo con il quale due parti, in genere una è la banca e l’altra un’azienda, convengono di scambiarsi determinati valori a certe scadenze con modalità prefissate. Sono sempre collegati, ma non sempre in maniera corretta, ad un’operazione “sottostante” di finanziamento a breve o lungo termine, della quale modificano la struttura. Che siano contratti IRS o CS, si capisce, anche senza avere un master in finanza alla Bocconi, che i contratti sono utili. Ma le banche hanno trasformato uno strumento formalmente buono in una pericolosa mina finanziaria pronta ad esplodere fra le mani dei clienti: Monte dei Paschi di Siena e il fondo senza fondi Alexandria svelano il teatrino dei pericolosi giochi di prestigio finanziari a cura dei banksters nostrani. La vicenda: l’8 novembre del 2007, MPS annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con la banca spagnola Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta (acquistata dagli spagnoli a 6,6 miliardi di euro, a buona memoria, la banca che voleva comprare Gianpiero Fiorani con la sua Popolare di Lodi, quella del “bacio in fronte” all’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, finita dopo le inchieste dei “furbetti del quartierino”, nelle mani degli olandesi di Abn-Ambro) per 10,3 miliardi di euro. Per quell’operazione venne iscritto nel registro degli indagati il dimissionario ABI Giuseppe Mussari (che in 9 anni ha donato ai Ds e al Pd di Siena 700 mila euro), al tempo dei fatti presidente della Banca Monte dei Paschi, che commentò: «Non ho nulla di dire». Venne rimosso e promosso ai vertici dell’ABI. I mandati di perquisizione erano legati alle ipotesi di reato di «aggiotaggio, manipolazione del mercato sul titolo azionario di Banca Mps e ostacolo alle attività di vigilanza». I magistrati volevano vederci chiaro sulla plusvalenza di 4 miliardi (la differenza tra quanto l’avevano pagata gli spagnoli e a quanto l’avevano rivenduta a Banca Mps) e cercavano, sia in Italia che all’estero, circa 2 miliardi di euro di cui si erano perse le tracce. Nell’inchiesta finirono anche il ministro dell’Economia del governo Monti, Vittorio Grilli (all’epoca dei fatti ex direttore generale del Tesoro) e l’attuale presidente Rai Anna Maria Tarantola che nel 2007 era funzionario generale di Bankitalia. Poi il silenzio squarciato dalla finanza creativa, dalle operazioni tossiche Alexandria, Santorini, Nota Italia, tutte messe in piedi per far sembrare il bilancio un pò meno peggio di quello che realmente era: risultato, un buco di bilancio di 700 milioni in prodotti derivati tossici. Ora, con l’arrivo del banchiere genovese Alessandro Profumo (ex ad Unicredit sfiduciato dalla maggioranza dei grandi azionisti e messo all’angolo, costretto a rassegnare le dimissioni per la scalata libica nella banca italiana – «i migliori soci che abbia avuto», disse al Meeting di Rimini -, presenti nelle quote dei partecipanti al 7,582% con Central Bank of Libia, Libyan Investment Authority) e Fabrizio Viola, la richiesta di 3,9 miliardi di euro aiuti al governo Monti (pochi giorni fa in borsa il titolo del più antico istituto di credito del mondo ha fatto -8,43%, con quasi il 6% di capitale scambiato). Il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale, i cosiddetti Monti bond, in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS). Bankitalia e Consob (la cui attività avrebbe come obiettivi la tutela degli investitori e l’efficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato) come molto spesso accade nel BelPese del malaffare e delle truffe, dicono di non essere al corrente di informazioni sui movimenti che il grasso banchiere Giuseppe Mussari (ex presidente dell’ABI, organo che rappresenta il sistema creditizio e finanziario italiano in tutte le sedi internazionali) effettuava emettendo derivati tossici per truccare i conti. «Nessuna responsabilità del Pd, per l’amor di Dio, il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche». Così l’indiano Pierluigi Bersani nel tour elettorale, in un trionfo di merda tiepida, voltando la testa dall’altra parte per non guardare, in risposta su eventuali responsabilità del suo partito nella porcilaia del caso MPS.

6 commenti

  1. Reblogged this on sceltalibera and commented:
    Interessante ricostruzione delle vicende MPS

  2. […] ridicoli da soli. Una curiosità: chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs durante l’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima? Gianni Letta. Il braccio destro di quello che […]

  3. […] ridicoli da soli. Una curiosità: chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs durante l’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima? Gianni Letta. Il braccio destro di quello che […]

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  5. […] ridicoli da soli. Una curiosità: chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs durante l’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima? Gianni Letta. Il braccio destro di quello che […]

  6. […] Fonte: https://ilgraffionews.wordpress.com/2013/01/26/litalia-giusta-ha-una-banca/ […]


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