Nobel 2012 all’Europa delle anime morte

L’Unione europea è un’entità politica di carattere sovranazionale che comprende 27 paesi membri, tutti servi genuflessi incondizionatamente alle cosche usuraie della Cupola finanziaria fondata a Maastricht il 7 febbraio 1992. L’Ue non è una semplice organizzazione intergovernativa (come l’Onu) né una federazione di Stati (come gli Usa), ma un organismo ectoplasmatico alle cui istituzioni gli stati membri delegano la propria sovranità nazionale. La decisione del Comitato norvegese del Nobel – oramai alla stregua del festival di sanremo – ha deciso di premiare l’Ue per l’impegno per la democrazia e per i diritti umani (sic!). Per il vincitore del premio Nobel per la pace 2012, la decisione è stata unanime: «Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa». Dopo la spartizione dei territori tra i vari potentati vincitori della seconda guerra mondiale, oggi rappresentati a livello economico dalle gestioni delle cricche usuraie, finanziarie e monetarie, le banche, che in Europa ormai fanno il bello e il cattivo tempo ingrassando mediante strumenti efficaci, e che ormai non hanno alcuna difficoltà a far apparire i politici che abbiamo l’illusione di eleggere per quel che sono realmente: burattini – hanno ancora bisogno, per sfruttare efficacemente il mercato, di schiavitù dei territori e delle popolazioni. Dal saccheggio nei Balcani alla rapina del Kosovo, dall’Iraq di Saddam Hussein, alla Libia di Gheddafi, compreso l’attuale export di democrazia in Afghanistan, tutti non sufficientemente assimilabili alla dittatura globale che avanza, mancava solo la statuetta del premio nobel a sugellare un ciclo di vergogne e di servitù atlantica che dura oramai dal 1945. A Yalta, con un’aberrante decisione il cui solo ricordo ghiaccia oggi il sangue, le democrazie plutocratiche regalarono ai Sovietici mezza Europa e l’altra metà agli Amerikani. Oltre sessant’anni di lassismo democratico l’hanno completamente rammollita. Che cosa resta della potenza, dell’armonia, della cultura, dei più nobili valori fondamentali in cui si radicava questo Vecchio Continente forgiato dall’Impero di Carlo Magno? I “liberatori” amerikani sono diventati i dominatori dell’universo. In tutti gli esseri viventi hanno iniettato il loro virus mercantile e guerrafondaio, tipicamente ebraico. Adesso l’Ebreo è padrone degli Stati Uniti. In tutti i luoghi del mondo esso viene sostenuto da una politica amerikana la quale, volente o nolente, è sottomessa al dominio sionista. Quale presidente amerikano riuscirebbe a venire eletto senza i voti di alcuni milioni di ebrei insediati a New York? Lo stesso Barack Obama (premio Nobel per la pace orwelliana nel 2009: “Per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli” mentre quadruplicava le truppe di invasione Usa in Afganistan) ha dovuto far loro mille sorrisetti e mille inchini. Nel 1947, nemmeno un minuto dopo che la rapina del territorio palestinese veniva consumata da terroristi ebrei, un Harry Truman non trovò rimedio diverso che il riconoscimento diplomatico – il primo riconoscimento internazionale – del sedicente Stato d’Israele. Gli Stati Uniti, i quali costituiscono l’ariete e lo scudo mondiale della plutocrazia ebraica, dopo il 1945 hanno rovesciato da cima a fondo la sensibilità europea. In Europa è stato costituito un parlamento chiacchierone che non porta in effetti alcuna soluzione seria. Si inventano mille conferenze olocaustiche che non interessano più a nessuno, e il premio Nobel per la Pace. Ma anche in questa occasione l’Europa dimostrerà la sua natura di unione disintegrata. Perché la prima questione da risolvere sarà quella di stabilire chi andrà a ritirare il premio.

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