San Giorgio ad Assisi, e la moralità perduta

San Giorgio ad Assisi (Napoli, 29 giugno 1925), è stato un comunista italiano. Il santo, che era un modesto funzionario dell’ordine dei miracolati in via delle Botteghe Oscure, senza aver fatto un nanosecondo di Resistenza, viveva semplicemente e criticava i lussi di allora. Poi un bel giorno, invelenito dalle emorroidi, alla quarta votazione con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto, ecco il miracolo: viene eletto undicesimo presidente della Repubblica Italiana. Giura ed entra ufficialmente nell’esclusivo club dei rinnegati. Il momento era epico. E così tra i suoi primi atti, tra un forte odore di peto, concede la grazia (gravi motivi di salute) alla bestia rossa Ovidio Bompressi (ex Lotta Continua), condannato a 22 anni con sentenza definitiva passata in giudicato per l’omicidio materiale del commissario Luigi Calabresi. Fondatore dell’ordine dei pacifinti che da lui poi prese il nome, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, nel 1956, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciavano il Partito Comunista Italiano, mentre “l’Unità” definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la “pace nel mondo”. Allora Napolitano potè solo applaudire i carri armati dei compagni sovietici che assassinavano a tradimento, con l’avvallo dei comunisti italiani, Pal Maleter, il capo militare della Rivoluzione ungherese del 1956. Fu giustiziato insieme al primo ministro Imre Nagy e ad altri martiri anonimi in una prigione di Budapest il 16 giugno 1958. Ieri, 5 ottobre 2012, ad Assisi, ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la cialtroneria pennivendola italiota: «I tanti fenomeni di degrado del costume e di scivolamento nell’illegalità, insieme ad annose inefficienze istituzionali ed amministrative, provocano un fuorviante rifiuto della politica», lo ha detto il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano, parlando ad Assisi durante un incontro con il cardinale Gianfranco Ravasi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Il riferimento – quasi fosse una novità – è ai recenti scandali e ruberie varie che hanno travolto il BelPaese. Ma non è finita. Nel curriculum vitae del peggiore presidente della repubblica, sconfitto nelle idee, dalla storia e dalla geografia, l’ultima tuonata di culo: «C’è un acuto bisogno oggi, come in pochi altri momenti della storia recente, di una ripresa di slancio ideale e di un senso morale», è stata una delle sue tante (e stucchevoli) perle di retorica. Senza vergogna, quasi a dimenticarsi che da passacarte incartapecorito ha firmato tutto quello che c’era da firmare al collezionista di prescrizioni e ometto ridicolo più ricercato dalle Procure d’Italia, Silvio Berlusconi: Lodo Alfano (23 luglio 2008); Scudo Fiscale (3 ottobre 2009); Qualche settimana prima delle elezioni regionali del 2010, a seguito dell’esclusione delle liste PDL in Lazio e Lombardia, Napolitano firma nottetempo il decreto legge del governo Berlusconi per la riammissione delle liste escluse, il cosiddetto Decreto Salva-liste (6 marzo 2010); Legittimo Impedimento (7 aprile 2010). Altre promulgazioni hanno riguardato il decreto Mastella per distruggere i dossier della security Telecom, l’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli, la legge “salva-Pollari“, la norma della legge finanziaria che ha raddoppiato l’Imposta sul valore aggiunto a Sky, e due pacchetti sicurezza dell’ex ministro Maroni. Qualcuno dovrebbe ricordare a Napolitano che attualmente c’è un presidente del consiglio non eletto da nessuno, ex sicario Goldman Sachs e boss della Commissione Trilaterale, Mario Monti, nominato da lui stesso in 4 giorni con un colpo di Stato finanziario, imposto dall’usuraia Banca Centrale Europea, e che sta mandando in rovina l’Italia.

2 commenti

  1. […] ilgraffionews {lang: 'it'}TweetArticoli […]

  2. be cosa pretendete da uno che durante la guerra militava nel guf e poi è finito nel pci, una bella giravolta, a meno che , come si usava allora, non sia stato infiltrato deliberatamente in quel partito, con ciò si spiegherebbero anche i fatti recenti.


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