ESM, dall’Europa delle banche all’Eurotruffa

È avvenuto nel luglio scorso, ne avevamo già anticipato sinteticamente i contenuti in un precedente post, ma la notizia è stata accuratamente occultata dalla servile (dis)informazione del BelPaese, tra lo sgomento e la rabbia di quanti da tempo (noi per ultimi) denunciano le manovre affamapopoli delle organizzazioni usuraie del malaffare europeo e mondiale: il genuflesso parlamento italiano, farcito di onorevoli ladroni condannati in via definitiva, a cui vanno aggiunti onorevoli indagati, rinviati a giudizio, salvati da prescrizioni o amnistie, ha ratificato il Fiscal Compact e la modifica del Trattato europeo che inserisce negli accordi la possibilità di istituire il cosiddetto meccanismo di stabilità – il criminogeno ESM – in grado di offrire “sotto una rigorosa condizionalità”, assistenza finanziaria ai paesi membri. Mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche e da quattro anni ormai l’Europa cerca una via d’uscita dalla propria crisi in cui sta sprofondando. Alle continue emergenze, sono nati e si sono consolidati strumenti di intervento e sostegno finanziario a Stati in crisi che hanno consentito di tamponare le falle e di evitare il peggio: si tratta dell’EFSM (European Financial Stabilization Mechanism), dell’EFSF (European Financial Stability Facility) e dell’ESM (European Stability Mechanism). I primi due sono nati nel maggio del 2010 per reagire al contagio che già allora dalla Grecia si era esteso all’Irlanda ed al Portogallo. L’ESM è operativo dalla primavera del 2012. Tutti e tre gli organismi sono stati concepiti per finanziare attraverso prestiti (usurai) i paesi dell’area Euro in difficoltà. Per questo sono spesso battezzati fondi “salva-stati”. Dopo il banchetto offerto al tasso dell’1% dalla usuraia BCE, circa 800 banche europee hanno partecipato al banchetto di soldi pubblici per la ricapitalizzazione.

L’EFSF, chiamato anche Fondo europeo di stabilità finanziaria (o Fondo salva-stati dalla capacità di 440 miliardi di euro) era lo strumento creato dai ventisette stati membri dell’Unione Europea, il 9 maggio 2010 in seguito alla crisi economica del 2008-2010, per il solo fine di “aiutare” finanziariamente gli Stati membri, preservando la “stabilità” finanziaria dell’Eurozona (le banche) in caso di difficoltà economica. L’EFSF diventò operativo come il TARP (la madre di tutte le leggi anti-crisi) negli Stati Uniti, un fondo salva tutto: Stati, banche, finanziarie e assicurazioni. È diventato negli ultimi due anni il principale strumento di “salvataggio” dei paesi in difficoltà, ma la sua attivazione e “dotazione” finanziaria sono state oggetto di estenuanti trattative, per la sistematica opposizone della Germania a procedure di salvataggio da essa considerate “troppo generose”. Inizialmente la sua capacità erogativa era limitata ai 250 miliardi di euro necessari per salvare la sola Grecia e la speculazione ha risposto attaccando il Portogallo. Lo stesso copione si è ripetuto nel 2011, quando la Germania ha acconsentito ad aumentare la capacità dell’EFSF a 440 miliardi. Tuttavia, per garantire che paesi come l’Italia e la Spagna fossero immuni da contagio, ce ne sarebbero voluti almeno 2500! Anche in questa occasione, la speculazione ha concluso che l’Europa non aveva intenzione di garantire Italia e Spagna e nell’estate del 2011 li ha attaccati.

L’EFSM è molto più piccolo (60 miliardi contro 440 dell’EFSF), è amministrato autonomamente dalla Commissione Europea e i titoli emessi sono garantiti solo dal bilancio dell’Unione Europea (che è molto piccolo).

L’ESM è regolato da leggi internazionali (come ad esempio gli avvoltoi del FMI) e, a partire dal 2013, è destinato a sostituire i predecessori EFSM e EFSF, ai quali si affianca per un anno a partire dal prossimo luglio. Il nuovo fondo “salva-stati” con ogni probabilità diventerà infatti operativo nel luglio 2012 e il suo primo test – il salvataggio delle banche spagnole – è già in corso.

Insomma, le lezioni dei criminali finanziari di Lehman Brothers sono servite a nulla e le banche europee continuano ad investire a leva cercando con l’architettura finanziaria di ingrassare con super utili.

Con il “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria“, questo il nome completo del fiscal compact, ratificato in via definitiva dalla Camera dei deputati, il 19 luglio 2012, e sottoscritto lo scorso 2 marzo, gli Stati membri dell’Unione europea, con esclusione di Regno Unito e Repubblica Ceca, affermano di considerare “una questione di interesse comune” e stabiliscono l’introduzione di “regole specifiche”. Tra di esse, la “regola del pareggio di bilancio” (in Italia inserito in quello straccio di compromesso catto-comunista della Costituzione) cui è collegato un “meccanismo automatico per l’adozione di misure correttive”, e l’impegno a ridurre di 1/20 l’anno la voragine di debito pubblico eccedente il valore di riferimento del 60% sul Pil.

Come è evidente, le prerogative sovrane degli Stati europei (Italietta inclusa) vengono ulteriormente, per non scrivere definitivamente annullate, da infami decisioni che delineeranno il modus operandi delle politiche economiche di qualunque futura coalizione di governo. Tutto è passato nel sostanziale disinteresse delle indegne forze politiche della maggioranza all’italiana che senza un’oncia di vergogna continuano a sostenere il governo della macelleria sociale del curatore fallimentare Mario Monti, servo fedele delle banche usuraie e della grande speculazione finanziaria internazionale, mondialista e apolide. Il silenziatore dei grandi media nazionali ha fatto da contorno a questa ennesima porcata europea, farcita fin da Maastricht e servita agli italiani dall’insipienza di cretinismo parlamentare o, più semplicemente, da furbizie tattiche, calcoli elettorali, cialtroneria, ingredienti mai passati di moda nella cosiddetta politica italiana.

Ecco quindi che per i giornali dei grandi gruppi industriali e finanziari, avanguardie militanti dell’establishment dell’Alta finanza internazionale ed europea, sempre pronti (sic!) a bacchettare i partiti parlamentari, hanno esibito l’ultima prova di provincialismo e servitù.

Le ratifiche parlamentari erano state esplicitamente richieste dal boiardo bocconiano Mario Monti che, intervenendo alla Camera dei Nominati per relazionare sul Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorso, si era soffermato ancora una volta sulla “connessione sempre più stretta tra vicende europee e vicende italiane”, lamentando quasi lacrimevolmente che per poter “pesare” in Europa, occorreva dimostrare “coesione politica” interna e “credibilità”.

Tuttavia, guardando ai prossimi mesi, negli ambiti chiave delle cricche affaristico-parlamentari in Italia, a partire da Palazzo Chigi e passando per il Quirinale e la Banca d’Italia SpA, si lavora al solito carnevale elettorale per come ottenere la garanzia di una “linea Monti” nella prossima legislatura, per continuare impunemente e senza vergogna a fottere gli italiani.

Cosa cambierà? L’introduzione del principio del pareggio di bilancio (dal 1 gennaio 2013) andrà a modificare l’art.81 della Carta (igienica) costituzionale. Il vecchio art.81 recitava:

Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte“.

Nella nuova formula dell’articolo, invece, lo Stato viene obbligato ad “assicurare l’equilibrio” tra quello che incassa e quello che spende. Si tratta del 1° comma, quello che di fatto racchiude l’essenza del provvedimento. E per ciò che riguarda il vecchio indebitamento, lo Stato potrà farvi ricorso solamente in casi eccezionali, non prima però di aver ottenuto l’autorizzazione (a maggioranza assoluta) da Camera e Senato.

Il nuovo art.81:

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principî definiti con legge  costituzionale

Le modifiche, però, non riguardano solamente l’art.81. Il provvedimento votato dalla squallida maggioranza di governo, infatti, infila anche un ulteriore comma nell’art.97, sancendo che le amministrazioni pubbliche, coerentemente con l’ordinamento comunitario, “assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”. E la musica è la stessa anche quando si parla di Comuni, Province, città metropolitane e Regioni: anche in questo caso l’autonomia di entrata e di spesa deve rispettare l’equilibrio dei bilanci, nonché i vincoli “economici e finanziari” prescritti dall’Unione europea. A sancirlo è una modifica all’art.119.

Con tanti saluti alla SOVRANITÀ della Repubblica delle Banane!

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2 commenti

  1. […] esborsi per i “meccanismi di solidarietà” all’interno della zona Euro, come il Fondo Salva Stati (ESM): escludendo le erogazioni in favore della Grecia (5 miliardi nel 2011), la quota di […]

  2. […] precarietà, flessibilità, salari da fame, tasse e balzelli di ogni tipo, la rapina del Fiscal compact e i Patti di stabilità e, in ultimo, quel debito pubblico generato per incapacità e malafede […]


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