Quel gran pezzo di Montezemolo

In aggiunta al trionfo di merda tiepida che in questi giorni si discute nei salotti profumati della politica – il golpista Mario Monti rispondendo a una serie di domande al Council on Foreign Relations di New York (che non è un’opera di beneficienza) ha detto che dopo le prossime elezioni politiche sarà naturale per l’Italia avere un governo politico con un leader politico, ma che risponderà “ci sono” se sarà richiamato dal presidente della Repubblica a formare il  governo – ecco la discesa in campo di un altro condannato (un anno di reclusione per abusi edilizi commessi a Capri) e presidente di Italia Futura (cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza), il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro (presidente Ferrari e Ntv, CdA quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca Impresa, TF1, ad RCS Video, Cinzano International e Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT, Confindustria ecc) un altro pescecane di scuderia pronto a partecipare (schierandosi) al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati. «È necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e liberale con l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti» afferma Montezemolo, chiarendo, in una intervista al Corriere della Sera e in un colloquio con Repubblica, che si impegnerà “personalmente perché questo progetto abbia successo” ma “senza rivendicare alcun ruolo o leadership” perché “il problema italiano è cambiare, non comandare. Cambiare un sistema, non qualcuno“. Occorre, spiega, “che il Paese prenda atto della disponibilità del premier a continuare il suo lavoro”. E oltre a Monti, “occorre mettere in campo una politica diversa da quelle del passato che ci hanno portato sin qui, in una posizione desolante che l’Italia non merita”. “Spingerò l’associazione – dice il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori – a dare una mano alla prospettiva di un Monti bis con uomini e donne nuovi. Con idee nuove. Per far nascere una nuova politica”. Niente alleanze, poi, né con il Pdl né con il Pd (ma “dialogo con le persone responsabili”), con qualche altra poltrona di contorno per ingrandire la già grassa collezione di incarichi nei succulenti CdA del BelPaese, perché occorre “dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti” che non si riconoscono nei due principali partiti e non possono essere “condannati a disperdere i loro voto in piccoli partiti” ma in un “grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito”. E quindi continuare a rubare nella mangiatoia della partitocrazia ladrona. Tutto, nell’indifferenza inebetita degli italiani, che plaudono al nuovo messia ammirandolo come la mucca quando vede il treno passare. E la crisi? Tecnicamente innegabile, continua a favorire la discesa in campo di mercanti di denaro che si riempiono la bocca e soprattutto le tasche, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Nella logica dei fatti, dopo anni di berlusconismo e piazze belanti di lacrime al vento, la debacle arraffona della porcilaia politicante sta cedendo ceduto il passo alle alchimie di marketing mirate per lo più a traghettare le varie anime morte già pronte a confluire immacolate nelle nuove creature politiche. Per continuare a rubare, s’intende.

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