Strage di Ustica, 32 anni dopo la vergogna di Stato continua

Chi, in tempo di pace, ci ha abbattuto un aereo civile? A 32 anni di distanza dall’abbattimento di un aereo passeggeri italiano, il Douglas Dc9 nominativo I-TIGI, compagnia Itavia, volo IH870, da Bologna a Palermo, alle ore 21:04 perdeva improvvisamente i contatti con il Centro di Controllo Regionale di Ciampino e precipitava nel Mar Tirreno. L’aereo volava a oltre 25.000 piedi, rispettando tutte le prescrizioni del controlo del traffico aereo. Aveva effettuato tutti i controlli e le revisioni periodiche, ed era condotto da personale abilitato ed esperto che aveva goduto dei prescritti turni di riposo. Tutte le 81 persone a bordo morivano nel disastro.

[Clicca sul logo per effettuare un tour virtuale sui resti del Dc9]

I-TIGI era sotto il controllo del Centro regionale di controllo del traffico aereo di Ciampino e sotto la sorveglianza dei radar militari di Licola (vicino Napoli) e di Marsala (in Sicilia). Cominciava così «l’affaire Ustica» il più grande mistero dell’aviazione civile di tutti i tempi, sul quale il miope circo politico nazionale – perchè i depistatori sono italiani – ha sempre accuratamente evitato di far luce alla ricerca della verità. Il foro, anzi, i fori di entrata e di uscita dei due missili che hanno colpito il Dc9 sono là, visibili agli occhi di tutti, inoppugnabili più di qualsiasi cosa. Il massacro di Ustica inchioda i vertici del governo italiano di allora (presidente del consiglio era Francesco Cossiga) e quelli delle Forze Armate alle loro pesantissime responsabilità in ordine al depistaggio delle indagini giudiziarie. Una strage, un mistero, una vergogna di Stato che ancora aspetta di essere cancellata.

  • USTICA, 27 GIUGNO 1980: tutta la storia, clicca qui

Una commissione d’inchiesta europea potrebbe presto indagare sulla sciagura aerea del 27 giugno 1980 nei cieli di Ustica, come anticipa il mensile il Sud, in edicola da venerdì in tutto il Mezzogiorno, ma anche a Roma e Milano.

“Ricevibile” la petizione che chiede all’Unione europea l’istituzione di una commissione per accertare le responsabilità, e costringere la Francia a “cessare il comportamento omertoso”. E un nuovo rapporto ripropone  il collegamento con l’incidente di Ramstein.

Una commissione d’indagine europea indagherà, quasi certamente, sulle responsabilità nel disastro aereo di Ustica per valutare se la condotta della Francia sia stata omertosa ed accertare tutte le responsabilità; nel frattempo i nuovi vertici dell’Aeronautica militare italiana hanno deciso di collaborare con i legali dei familiari delle vittime della strage, mettendo a disposizione inediti documenti sull’incidente di Ramstein. Si aprono due nuovi spiragli, insomma, per rompere il muro di gomma che da 32 anni sembra stritolare la verità su Ustica.

La novità principale riguarda la Commissione petizioni Ue che ha ritenuto ricevibile l’istanza presentata dagli avvocati Alfredo Galasso e Daniele Osnato per conto dei familiari delle 81 vittime della tragedia avvenuta nei cieli del basso mar Tirreno e nella quale si denunciava «il comportamento dello stato comunitario della Francia posto in violazione ai trattati di collaborazione giudiziaria internazionale sulla vicenda della strage di Ustica» e si sottolineava che «è giunta l’ora che il Parlamento europeo intervenga imponendo alla Francia di cessare il comportamento omertoso perpetrato in questi ultimi 31 anni».

Proprio di recente il presidente della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, Erminia Mazzoni, ha chiesto alla Commissione europea di svolgere un’indagine preliminare e presto si auspica di arrivare all’istituzione di una commissione d’inchiesta.

I legali dei familiari delle vittime di Ustica adesso sperano che venga disposto pure l’accesso agli archivi libici che fino ad oggi non sono mai stati messi a disposizione dell’autorità inquirente, contando su un atteggiamento diverso del nuovo governo della Libia. «Noi pensiamo che la sera del 27 giugno del 1980 – scrivono i legali – ottantuno cittadini italiani hanno perso la vita in un deliberato atto di terrorismo sul quale si sarebbe trovato Gheddafi.

Cossiga disse pure che il colonnello libico era stato salvato dai servizi italiani che lo avevano avvisato. Le quattordici rogatorie internazionali presentate dall’autorità giudiziaria italiana a quelle francesi, fra il 6 luglio 1990 ed il 18 dicembre 1997, per cercare di accertare le responsabilità, hanno ricevuto risposte negative o parziali o nessun riscontro. Ed in alcuni casi difformi da quanto accertato dalle indagini effettuate in Italia. In attesa della commissione d’indagine europea, proseguono le indagini difensive avviate dai due legali sulla strage di Ramstein, in Germania, dove il 28 agosto del 1998, in un incidente aereo occorso durante un’esibizione della Pattuglia acrobatica nazionale, morirono 67 spettatori e tre piloti italiani.

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Due dei piloti deceduti erano i tenenti colonnello Ivo Nutarelli e Mario Naldini che, per un singolare accanimento della sorte, si scontrarono in volo, l’uno contro l’altro. I due, pochi giorni dopo quell’esibizione, avrebbero dovuto rispondere alle domande del giudice Rosario Priore per riferire quanto da loro visto la sera del 28 giugno 1980 nei cieli italiani.

Nutarelli e Naldini, infatti, si trovavano in volo, in missione di addestramento, nei cieli di Grosseto a ridosso dell’aereovia “Ambra 13” percorsa dal volo Itavia che si dirigeva da Bologna a Palermo. Dopo essersi avvicinati al velivolo civile se ne sarebbero subito allontanati “squoccando” due volte, lanciando cioè un messaggio radio di emergenza nazionale.

La sciagura di Ramstein ha impedito loro di rispondere alle domande di Priore. Dopo che a febbraio scorso il Sud anticipò la notizia dell’indagine su Ramstein pubblicando un’inedita fotografia, l’Ami rese noto ai difensori, per la prima volta, di aver redatto una relazione sulla tragedia di Ramstein che, adesso, siamo in grado di pubblicare. Secondo l’Ami «il fattore umano va considerato come la causa principale dell’incidente di Ramstein.

Dalle risultanze cui si è pervenuti, appare infatti evidente come la successione degli eventi, che hanno portato alla collisione, sia stata generata fondamentalmente da un errore del solista sia nell’impostazione della manovra sia nella valutazione e scelta dei tempi di esecuzione delle correzioni apportate». Queste conclusioni e tutte le schede tecniche sono adesso allo studio dei consulenti di parte. I legali dei familiari delle vittime di Ustica, infatti, non credono all’errore umano e puntano la loro attenzione sui dati tecnici, sull’inusuale, oltre che tecnicamente “impossibile”, apertura dell’aerofreno a tale velocità da parte del solista delle Frecce tricolori, sull’assenza di quattro “riscontri” – cioè gli attrezzi che bloccano le taniche sub alari quando gli aerei sono a terra – “scomparsi”.

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