Il BelPaese nel pallone

Ieri, all’apertura dei listini europei, la maglia nera mercatista è andata a Milano che crolla del 4,02%, trascinata dalle pesanti vendite sui bancari con Unicredit (-8,41%), BpM (-8,37%), MpS (-7,06%), Banco Popolare (-6,51%) e Intesa Sanpaolo (-6,51%). Lo spread Btp-Bund rimonta a quota 450, mentre quello della Spagna oltrepassa di nuovo la soglia critica dei 500 punti. Nel giorno in cui la Spagna ha chiesto ufficialmente gli aiuti usurai ai cravattari dell’Ue per le sue banche (ricordiamo che la BCE ha richiesto alle autorità spagnole la costituzione di una “bad bank” che con i 100 miliardi, degli aiuti europei, acquisti dalle banche spagnole i prestiti inesigibili e soprattutto lasci le banche in mano a chi le ha gestite in maniera scriteriata. La scusa è sempre la stessa: lo Stato non deve entrare nel capitale delle banche perchè non ha la competenza per gestirle) e Cipro è stata declassata a livello “spazzatura” (a BB+ da BBB-) tanto che anche il governo cipriota si è visto costretto a chiedere ufficialmente il salvataggio all’Ue per ricevere aiuti finanziari dal fondo salva-Stati (Esf) e sostenere le banche nazionali troppo esposte verso la Grecia, dall’agenzia della speculazione finanziaria Fitch, una tra le ineffabili agenzie del cosiddetto rating, corresponsabili di una crisi sistemica mondiale per aver dopato i mercati con titoli tossici, Madrid, con l’Ibex giù del 3,67% e Parigi che perde il 2,24%, Francoforte il 2,09% e Londra l’1,05%. Seduta in rosso anche a Wall Street (o War Street), dove il Dow Jones perde l’1,09%, il Nasdaq cede l’1,95%. La Germania ha già chiarito che non intende concedere alla Grecia rinegoziazioni delle condizioni del piano di aiuti e, nonostante le crescenti pressioni dei partner comunitari, la culona inchiavabile Angela Merkel ha ribadito che non intende cedere sul suo “nein” agli Eurobond. In Italia invece alla nazionale pallonara si dà il forte significato di segno patriottico. Tant’è. Il mondo galoppa dentro la globalizzazione, gli scenari internazionali e gli equilibri politici del potere sono mutati, nuove nazioni sono emerse a contendere la leadership agli Stati Uniti e alla Russia. Ma gli Italiani, solo loro, sono rimasti immutabili: “la partita” non si tocca. Non è edificante né patriottico, ma nel BelPaese c’è più gente disposta a farsi ammazzare per la formazione della nazionale, per un rigore negato, che non per la disoccupazione, la precarietà, la perdita del posto di lavoro, l’inflazione, l’oppressione fiscale, i salari da fame mentre la porcilaia politica sguazza nel trogolo e ingrassa a dismisura, o peggio, la voragine di debito pubblico che ci sta inghiottendo. E invece qui, a via di casse integrazioni, usate come mobilità anticipate per aziende in fallimento, con lavoratori a zero ore, si festeggiano i calci a un pallone. L’Italia e gli Italiani, anch’essi alla canna del gas, senza più Stato Sociale, sono oramai morti che camminano, in cerca (forse) di una degna sepoltura, e (certamente) destinati al tracollo completo. La prima riforma che servirebbe all’Italia, ne siamo certi, è quella del cervello.

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