Mr. Monti, il tecnico molto attento ai poteri che contano

Dai lavori del G20 in Messico, mentre Atene, Madrid e Roma crollano sotto il peso della speculazione finanziaria, il curatore fallimentare Mario Monti che al termine del suo mandato tornerà alle redini dell’ateneo bocconiano, rompendo gli indugi ha parlato del problema dell’Eurozona «è serio ma non è l’unico dell’economia mondiale» e di  questo «c’e consapevolezza». E a chi gli chiede se nel comunicato finale del summit G20 ci sarà un riferimento alla Spagna risponde con un gran colpo tonante di culo: «Si possono leggere situazioni anche se manca esplicitamente il nome del Paese». Poi circa il previsto vertice di ieri sera tra i leader Ue e il presidente Usa, Barack Obama, che non si è tenuto perché dell’euro «si era parlato tutto il giorno» ha speigato bocconianamente Monti, sottolineando in un trionfo di merda tiepida che «ho parlato con Obama che mi ha chiesto se fosse necessario discuterne ancora e mi sono riservato di chiederlo a Hollande e Merkel» e anche loro hanno convenuto che il confronto sul tema dell’euro era già stato «ricco». Obama intanto lo guardava come la mucca quando passa il treno. C’era anche la televisione a fare un servizio, tanto che il professore dell’università è riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione. Verrebbe da chiedersi a cosa serva una laurea. Cosa se ne faccia, visto che ha già ricoperto tanti posticini (ex membro CdA Fiat Auto SpA, Banca Commerciale Italiana, Gruppo Bruegel il comitato di professoroni di analisi politiche economiche, Coca Cola Company, membro Senior European Advisory Council di Moody’s, uno dei presidenti Business and Economics Advisors Group dell’Atlantic Council, Goldman Sachs la banca che ha inventato i prodotti derivati e generato la più grande crisi globale dal 1929, Trilateral Commission gruppo privato di interesse mondialista, Bilderberg, Commissione Europea, editorialista Corriere della Sera) che già gli ha fruttato abbastanza. Per la cronaca, la crescita «è stato il tema del mio intervento al G20», in un quadro di «forte rilancio» della ripresa, rispettando gli equilibri di bilancio. La posizione del governo italiano (non certo quella a novanta gradi intendiamoci), «nota da molto tempo, è quella di dare più spazio a investimenti pubblici». Dichiarato solennemente dall’economista di rango Mario Monti, il boiardo bocconiano che ha contribuito alla realizzazione del mercato unico intervenendo a favore della liberalizzazione dei movimenti di capitale, a sostegno della separazione dell’economia dal controllo e partecipazione dello Stato, della privatizzazione dei servizi pubblici e della liberalizzazione di ogni settore anche strategico, da alcuni chiamata anche fuga di capitali e deregolamentazione. Mario Monti, il fabbricante di miserie e tramonti, figlio di un direttore di banca, nipote del banchiere Raffaele Mattioli e presidente dell’università ultraliberista Bocconi può certamente pregiarsi del fatto (senza esserne contraddetto) come le grandi istituzioni finanziarie possano mettere sotto pressione i governi tramite lo strumento dell’usura e del debito, per far approvare riforme liberiste contro gli interessi generali delle popolazioni e a favore di lobby e multinazionali. Concludiamo questo breve discorso (speriamo non tedioso per l’uso sovrabbondante di vocaboli descrittivi, aggettivazioni interminabili, senza mai un minimo di conclusioni alternative) con la dichiarazione dell’ultranovantenne David Rockfeller, banchiere e massone dichiarato, sesto figlio di John Davison Rockefeller, l’unico ancora in vita e perciò patriarca della famiglia, tra i fondatori del Club Bilderberg, proprio il bankster che il discepolo illuminato Monti mensiona spesso nei suoi affari: «Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta crisi globale e le nazioni accetteranno il Nuovo Ordine Mondiale. Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati». Che altro occorre sapere? A chi gli ha domandato se dal maggiordomo di Wall Street (o War Street fate voi), Barack Obama, abbia ricevuto qualche risposta, Mr. Mario ha detto: “Mi ha ascoltato e ha preso appunti”. Sempre per la cronaca.

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