Anche la Spagna appesa al cappio dell’usura

Dopo il Portogallo, l’Irlanda e la Grecia, anche la Spagna chiederà agli strozzini della zona dell’euro un aiuto per ricapitalizzare le sue banche. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann sollecita la Spagna a fare ricorso agli aiuti del fondo (usuraio) salva-Stati europeo Efsf:  “Se la Spagna si sente sopraffatta dai suoi bisogni finanziari deve utilizzare gli strumenti che sono stati creati per contrastare la crisi”, ha detto il bankster in un’intervista. Il Fondo Monetario Internazionale riconosce come “le autorità spagnole hanno accelerato le riforme del sistema finanziario”, compiendo “significativi progressi”. Nonostante ciò l’invito alle autorità di Madrid è chiaro: “Bisogna agire rapidamente e non risparmiare sforzi per recuperare la fiducia nel sistema finanziario e preservare la sua stabilità”. E già lunedì Madrid inoltrerà una domanda formale, precisando l’ammontare del prestito di cui ha bisogno, soldi che saranno erogati dall’Efsf per la ricapitalizzazione delle banche iberiche. Gli strozzini della zona dell’euro sono altresì pronti ad impegnarsi (fosse mai) fino a 100 miliardi di euro, mentre il FMI dovrebbe “garantire” un ruolo di sorveglianza. Innanzitutto occorre salvare le banche. Anche stavolta. Queste “tartassate entità economiche”, troppo grandi per fallire ma troppo potenti per poter essere considerate “schiave” degli Stati che ospitano il denaro e il suo esattore, l’interesse, che comandano il sistema dell’usura e dello sfruttamento dei Popoli, invece di essere nazionalizzate, con la complicità dei governi e dei vampiri della finanza e della speculazione finanziaria verranno messe ancora all’ingrasso. La crisi del debito, ha reso necessarie (e inutili) azioni coordinate a livello europeo, principalmente volte a perseguire una maggiore stabilità finanziaria. Dicono proprio così gli esperti, economisti di rango che hanno ben studiato e quindi sanno come e, ancora più importante, cosa fare. Ricordiamo ad esempio l’intuizione e l’istituzione geniale del European Financial Stability Facility (Efsf) nel maggio 2010, a cui da luglio 2012 farà seguito lo European Stability Mechanism (Esm). Un colpo tonante di culo per sottrarre profitti e consentire impunemente (tutti i membri dell’Esm sono immuni da procedimenti legali) alle banche europee di continuare ad investire a leva cercando con l’architettura finanziaria di ingrassare con super utili. L’Efsf non ha fondi propri ma gode di garanzie da parte dei 17 paesi membri dell’Unione Monetaria pari a circa 780 miliardi di euro, che permettono una capacità di erogazione ai paesi in crisi pari ad un massimo di 440 miliardi di euro. Non essendo un ente istituzionale a sé stante, le emissioni di debito vanno a pesare direttamente sul bilancio dei paesi membri, in misura proporzionale alla loro quota di partecipazione attraverso le garanzie. Le politiche mondialiste dei giocolieri della finanza e dell’economia internazionale in seno alle loro società segrete (Trilateral, Bilderberg ecc.) con la complicità dei governi e della Banca Centrale Europea (autorizzata dal nessuno a emettere denaro creato dal nulla) impongono con la loro economia dei profitti agli Stati (senza più sovranità) di indebitarsi, per poi prosciugarne le risorse e i servizi pubblici con l’interesse sul debito. Per ricompensa dei servigi resi, i camerieri politici si vedono, a loro volta, accordare il privilegio di spendere a volontà prendendo a prestito il denaro (con interesse) e rifilano il conto da saldare al popolo aumentando le tasse. È in questo modo che il denaro prende il controllo dell’economia di uno Stato e, di conseguenza, fa la legge. E con la legge (che per obbligo è uguale per tutti anche se non tutti sono uguali davanti a essa) si costringe il popolo a pagare l’imposta sul reddito cha torna direttamente in tasca al denaro.

A seguito degli interventi a favore di Portogallo, Irlanda e Grecia, è evidente come l’entità della loro quota di garanzia si sia azzerata andando ad incrementare il peso percentuale di ciascun paese membro. L’intervento a favore dell’Irlanda ha previsto un prestito pari a 85 miliardi di euro, di cui: 17,5 miliardi dall’Irlanda (Tesoro e National Pension Fund Reserve); 22,5 miliardi dal FMI; 22,5 miliardi dall’EFSM; 17,7 miliardi dall’EFSF; 3,8 miliardi dal Regno Unito; 0,4 miliardi dalla Danimarca e 0,6 miliardi dalla Svezia.

Per quanto riguarda il Portogallo, invece, il “pacchetto di aiuti” è stato pari a 78 miliardi di euro, così distribuiti: 26 miliardi dall’Esfm; 26 miliardi dall’Efsf; 26 miliardi dal FMI.

L’Efsf è intervenuto inoltre in occasione del programma di aiuti alla Grecia:

il governo ellenico ha ricevuto una prima tranche di aiuti di 30 miliardi di euro (aprile 2010) a un interesse del 5%. Un mese dopo è stato deliberato un “pacchetto di salvataggio” da 110 miliardi di euro per il triennio 2010-2012, di cui 30 miliardi dal FMI e 80 miliardi dall’Eurozona. Il 21 luglio del 2011 gli usurai della zona euro hanno approvato un nuovo pacchetto di aiuti di 109,1 miliardi di euro poi salito (a ottobre) a 130 miliardi. Contemporaneamente i creditori privati della Grecia hanno accettato una ristrutturazione del debito che ha comportato una svalutazione del 50% dei loro investimenti.

Per la parte di competenza dell’Efsf i prestiti vengono distribuiti tra gli Stati aderenti al Fondo secondo le proporzioni indicate nella tabella:

Ciascuno Stato svolge un ruolo “irrevocabile e incondizionato” di garante, ad esclusione di quelli che da garanti diventano destinatari del piano di aiuto. Ossia usurati. Mentre l’Efsf è un veicolo temporaneo che avrà la possibilità di emettere bond fino al luglio 2013, l’Esm, la cui data di avvio è stata anticipata a luglio 2012, sarà un fondo permanente. Gli Stati aderenti all’Esm sono gli stessi 17 che partecipano all’Efsf. In questo caso però vi è un capitale sottoscritto pari a 700 miliardi di euro, di cui 80 miliardi corrispondono al capitale che sarà versato da qui al 2014. La capacità di prestito dell’Esm corrisponderà a 500 miliardi di euro.

La seguente tabella riporta l’entità del capitale sottoscritto e quella del capitale da versare entro il 2014:

La percentuale di capitale versato rispetto a quello sottoscritto (11,4%) è tra le più elevate rispetto ad istituzioni simili (si veda in seguito la tabella European Investment Bank). Questo livello sarà però effettivamente versato attraverso cinque rate entro il 2014. Nel corso del primo anno il capitale effettivamente versato corrisponderà a 32 miliardi di Euro, quindi a solo poco più del 4,5% del totale del capitale sottoscritto. Nel corso dell’anno l’Italia, ad esempio, verserà complessivamente 5,7 miliardi di euro: la prima tranche a luglio e la seconda prevista a ottobre. Entro il 2014 l’Italia verserà quindi un capitale pari a circa 14,3 miliardi di euro, somma che verrà finanziata presumibilmente attraverso l’emissione di titoli (i famigerati Eurobond) a medio-lungo termine (quindi aumentando di fatto il debito).

Distinguendo tra capitale “impegnato” e “versato”, riportiamo di seguito per ciascuno degli Stati membri dell’Unione monetaria (ad eccezione di Irlanda, Portogallo e Grecia) il totale delle garanzie e degli impegni effettivamente assunti. La situazione è aggiornata alla fine del 2014, ovvero la data entro cui verranno effettuati tutti i versamenti del capitale Esm:

La somma totale dei versamenti effettuati entro il 2014 è pari a 82,7 miliardi di euro. Se poi, per esempio, la Grecia decidesse di uscire dall’euro e non onorare i crediti verso le istituzioni comunitarie, la situazione si potrebbe aggravare ulteriormente se si considera anche il capitale della BCE. Nel dicembre 2010 è stato effettuato un aumento del capitale (sottoscritto) da 5 miliardi di euro, raggiungendo un ammontare superiore ai 10,7 miliardi di euro. Attualmente il capitale totale versato è pari a 6,48 miliardi di euro, rappresentando circa il 60% di quello sottoscritto, dato ben più rassicurante rispetto agli altri istituti considerati:

A marzo, il dato relativo all’attivo di bilancio della BCE ha raggiunto un nuovo record che supera anche quello della Federal Reserve statunitense pari a 2.900 miliardi di dollari. L’attivo dell’Eurotower ha toccato un picco di 3.023 miliardi di euro, assicurandosi il nuovo massimo storico. I prestiti alle banche europee sono saliti di 310,7 miliardi di euro per un totale di 1.130 miliardi dopo le due maxioperazioni di prestiti triennali alle banche, la prima a dicembre pari a 489 miliardi, la seconda a fine febbario pari a 529 miliardi. Le attività in titoli sono state pari a 631 miliardi di euro, di cui 284 miliardi detenuti per “scopi di politica monetaria”: in questa voce rientrano i 219 miliardi di titoli di stato del Securities Market Programme avviato nel 2010 allo scoppio della crisi del debito pubblico della Grecia. Il valore delle banconote in euro attualmente in circolazione è pari a 71.090.081.710 € (la quota spettante alla BCE è dell’8%).

Il maggiordomo Mario Draghi, prima di diventare presidente della BCE, quando era ancora governatore di Bankitalia SpA, lanciò apertamente l’allarme contro il rischio delle “banche zombie” mantenute in vita dall’eccesso di liquidità nell’eurosistema. Poi l’opportunismo ebbe la meglio sulla ragione. Il voltafaccia di Draghi è ancora più evidente adesso poichè da Francoforte la sua politica monetaria sembra contraddire in pieno la vecchia tesi:

Certo la BCE, a differenza degli altri enti senza sovranità monetaria e precedentemente menzionati, “potrebbe” decidere di stampare denaro per coprire eventuali ammanchi di capitale, ma cosa direbbe in la Germania in proposito essendo il maggiore contribuente dei “salvataggi” europei, fosse solo perché la Bundesbank è un’azionista imprescindibile per la stessa BCE?

1 commento

  1. […] E, con i suoi compari europei, si è prodotto in un altro finanziamento (a danno dei cittadini) “salvabanche”.  Invece di operare per i lavoratori, per l’economia reale, per il benessere delle famiglie, […]


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