Il vecchio modo “affarista e mafioso” di fare politica

Il termine “spending seview” ossia “revisione della spesa”, nella finanza italiana è stata introdotta dall’ex ministro dell’economia nell’esecutivo nel Governo Prodi, il mai compianto Tommaso Padoa Schioppa. In pratica si tratta dell’analisi dei capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività da attuare da parte dei singoli dicasteri al fine di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro. L’obiettivo di questa azione di bilancio è quello di pervenire a un più efficiente controllo nell’utilità effettiva della spesa pubblica. Il risparmio è una cosa seria, dicono i politicanti ciarlatani del salotto buono, infatti tutti i precedenti tentativi di ridurre la spesa pubblica – il tema è al centro dell’agenda politica da almeno 20 anni – sono miseramente falliti. Soltanto ieri, tanto per fare un esempio, il governo è stato battuto al Senato su un emendamento al decreto legge spending review. Il comma eliminato dall’emendamento stabiliva che i poteri di intervento del commissario per la revisione della spesa Enrico Bondi non potessero applicarsi agli organi costituzionali. La spending review non imporrà tagli alla partitocrazia ladrona con la pancia piena e il culo ben piazzato su comode poltrone in Parlamento, Corte Costituzionale e Quirinale. La votazione che ha approvato la soppressione del comma 3 dell’articolo 2 (Em. 2.13) era una proposta di modifica del senatore Adriana Poli Bortone. Lo svolgimento ha visto 136 voti favorevoli, 122 voti contrari e 7 astenuti. Oggi invece, il Senato ha approvato il decreto legge sulla spending review (AS. 3284). I voti favorevoli sono stati 236, 5 i no, e 30 gli astenuti. Il testo ora passa all’esame della Camera. Ma non è tutto. Infatti, sempre ieri l’Assemblea Palazzo Madama ha avuto anche il tempo di votare, ribaltando l’esito del voto in giunta, – con 169 voti contrari, 109 favorevoli e 16 astenuti – contro gli arresti domiciliari per il senatore Sergio De Gregorio, accusato di associazione per delinquere, concorso in truffa e truffa aggravata per concorso in erogazioni pubbliche, per la bella cifra di 23 milioni di euro, nell’inchiesta della Procura di Napoli che vede indagato anche Valer Lavitola, ex direttore de L’Avanti. De Gregorio che si è salvato grazie al voto segreto, ha reso omaggio ai suoi basisti: “Grazie ai colleghi che non conosco”.

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