Banche fallite negli Stati Uniti: Maggio 2012

I fallimenti degli istituti di credito a stelle e strisce, nell’ultimo mese di maggio, sono stati «solo» 2, un netto calo rispetto ai 5 dello stesso mese del 2011, 14 del 2010, 7 del 2009 e ai 2 dell’anno 2008 che ha segnato l’inizio della lunga ed interminabile scia della crisi economica globale provocata dai vampiri della speculazione finanziaria internazionale con la complicità dei maghi occulti dell’impero dell’usura. In totale, negli Stati Uniti, a chiudere i battenti sono state 441 banche: 24 nel 2012, 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008) ed infine 3 nel 2007. Non si tratta però di un fenomeno in calo, come parrebbe da queste cifre. Anzi, negli Stati Uniti, entro i prossimi due anni, almeno 750 di questi istituti di credito falliranno, a meno di essere inglobati in altri gruppi o di essere ricapitalizzati. La Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) era già intervenuta per ricapitalizzare le banche in difficoltà, ma lo aveva fatto operando unicamente per soccorrere i grandi gruppi bancari. Gli orizzonti bancari americani potrebbero quindi ancora di più annuvolarsi: lo spettro del contagio europeo rimane anche dopo che gli istituti di credito americani hanno ridotto la loro esposizione all’eurozona. I destini della ripresa economica di entrambe i continenti, ancora molto incerti, avranno pertanto una decisiva influenza sulle prospettive del settore. E la stessa continuazione dei fallimenti bancari, seppur a passo ridotto, stando alle parole di autorevolissimi pescecani di Wall Street potrebbe essere cominciata una nuova stagione caratterizzata anziché da collassi in serie da uno stillicidio di crack. Le banche a rischio, che nella maggior parte dei casi sono istituti regionali o controllate di altre grandi banche, non sono in grado di sostenersi sulla base degli utili correnti: di conseguenza, falliranno se non saranno inglobate in altri gruppi o se non rastrelleranno nuovo capitale. In tale cornice i banchieri hanno portato il mondo sull’orlo della bancarotta, e invece di fare l’unica cosa giusta, buttarsi dalla finestra o spararsi un colpo in testa, hanno implorato i governi per riuscire a succhiare i soldi di milioni di contribuenti e farla franca. Ora, dopo quattro anni, continuano a comportarsi come se nulla fosse accaduto: giocano e vincono coi nostri risparmi perchè solo grazie all’aiuto pubblico esiste ancora un sistema finanziario in cui una banca può continuare a trarre profitti con i capitati rapinati.
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Banca

Città

Stato

CERT#

Chiusura

Alabama Trust Bank, N.A.

Sylacauga

AL

35224

18 Mag 2012

Security Bank, N.A.

North Lauderdale

FL

23156

04 Mag 2012

Recentemente il principale giornale economico e finanziario del Regno Unito, il “Financial Times“, ha svelato il piano occulto per i fallimenti bancari “controllati”: la nazionalizzazione forzata dei sette principali gruppi bancari, per evitare che un problema in uno di questi istituti contagi come un virus l’intero sistema finanziario. È il progetto al quale stanno lavorando le autorità di regolazione in Gran Bretagna e Stati Uniti che puntano a definire un “resolution plan” per gestire le modalità di liquidazione di una di queste banche. La Banca d’Inghilterra, la Financial Services Authorithy (Uk) e la Federal Deposit Insurance Corporation (Usa) ipotizzano una presa di controllo da parte delle autorità pubbliche che imporrebbero perdite agli azionisti e ai detentori di obbligazioni pur di mantenere attive le operazioni di retail. L’obiettivo è quello di evitare una replica del crollo di Lehman Brothers, che ebbe gravi ripercussioni anche sul fronte europeo.

Fra le 7 banche identificate (quelle con maggiore esposizione oltreoceano): Goldman Sachs, Jp Morgan, Barclays. Ma l’obiettivo di questa manovra è anche quello di stimolare altre Autorità nazionali di regolazione del sistema finanziario a elaborare piani simili.

Il 30 maggio 2012, il Financial Stability Board ha pubblicato un comunicato stampa successivo alla riunione di Hong Kong il 29-30 maggio 2012, il cui scopo era quello di discutere le vulnerabilità del sistema finanziario globale. Il FSB ha già invitato le principali 29 banche americane, europee e asiatiche a elaborare “testamenti” per la gestione dei loro asset in caso di crisi. Si tratta di piani, concordati con l’organo di vigilanza, che ripartiscono attività e passività a singole divisioni della banca, fornire elenchi delle controparti, dare spiegazioni sulle procedure di messa in sofferenza o cancellazione di attività, in modo che, in caso di crisi, sia resa possibile una tempestiva e ordinata «liquidazione» dell’istituto.

È un processo che richiede tempo ma che i recenti problemi degli istituti europei sembra rendere sempre più urgente. I “de profundis” per l’euro, come quello suonato nell’ultima analisi del premio Nobel Paul Krugman, coinvolgono le banche prima ancora che governi, aziende o singoli cittadini. In caso di uscita della Grecia dall’euro, Krugman ipotizza una corsa agli sportelli in Spagna e Italia che solo una robusta iniezione di finanziamenti da parte della BCE potrebbe fermare.

Le avvisaglie di un possibile panico dei correntisti sono emerse chiaramente negli ultimi giorni: dallo scoppio della crisi, le banche greche hanno visto i loro depositi crollare da 240 a circa 160 miliardi di euro, con una massa di ritiri che la scorsa settimana ha toccato i 700 milioni di euro in un solo giorno. I problemi della Spagna, poi, non solo hanno portato i correntisti di Bankia a ritirare circa 1 miliardo di euro in poche ore ma hanno coinvolto anche i clienti britannici di Banco Santander che venerdì scorso, dopo il nuovo downgrade dell’istituto, hanno ritirato 200 milioni di sterline dagli sportelli del Regno Unito. Una cifra minima (pari allo 0,2% dei depositi di Santander in Gran Bretagna) ma che rappresenta un pessimo segnale sui possibili contagi della crisi.

Il debito pubblico degli Stati Uniti, in tempo reale:

Di seguito, la collocazione geografica negli Stati, del numero di banche che hanno terminato le proprie operazioni dal 2007:

  • Georgia, GA [81 failed banks]
  • Florida, FL [59]
  • Illinois, IL [50]
  • California, CA [38]
  • Minnesota, MN [19]
  • Washington, WA [17]
  • Michigan [13]
  • Arizona, AZ [12]
  • Missouri, MO [12]
  • Nevada, NV [11]
  • Colorado, CO [9]
  • Texas, TX [9]
  • Kansas, KS [8]
  • South Carolina, SC [7]
  • Alabama, AL [6]
  • Maryland, MD [6]
  • Oregon, OR [6]
  • Pennsylvania, PA [6]
  • Utah, UT [6]
  • Wisconsin, WI [6]
  • Ohio, OH [5]
  • New Jersey, NJ [4]
  • New York, NY [4]
  • North Carolina, NC [4]
  • Oklahoma, OK [4]
  • Indiana, IN [3]
  • Nebraska, NE [3]
  • New Mexico, NM [3]
  • Puerto Rico (*), PRI [3]
  • Virginia, VA [3]
  • Arkansans, AR [2]
  • Iowa, IA [2]
  • Louisiana, LA [2]
  • Mississipi, MS [2]
  • Tennessee, TN [2]
  • Idaho, ID [1]
  • Kentuchy, KY [1]
  • Massachussets, MA [1]
  • South Dakota, SD [1]
  • West Virginia, WV [1]
  • Wyoming, WY [1]
  • Alaska, AK [0]
  • Connecticut, CT [0]
  • Delaware, DE [0]
  • Hawaii (**), HI [0]
  • Maine, ME [0]
  • Montana, MT [0]
  • New Hampshire, NH [0]
  • North Dakota, ND [0]
  • Rhode Island, RI [0]
  • Vermont, VR [0]
(*) Ufficialmente il Commonwealth di Porto Rico, è un territorio non incorporato degli Stati Uniti d’America dotato di autogoverno, situato nel nord-est del mar dei Caraibi tra la Repubblica Dominicana e le isole Vergini.
(**) Dal 21 agosto 1959, lo stato di Hawaii è il 50º degli Stati Uniti d’America e ha giurisdizione su tutte le isole dell’arcipelago, con l’eccezione dell’Atollo di Midway, che è sotto controllo federale.
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Per consultare tutti i report dei fallimenti bancari:

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