Crack “Lehman Brothers”, nessun colpevole vostro onore?

Il più grande fallimento della storia economica americana, quello dell’ex società americana Lehman Brothers attiva nei servizi finanziari a livello globale, non avrebbe nessun responsabile. È, in estrema sintesi, quello che si evince da un estratto di una nota interna della Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, analogo all’italiana Consob, di cui è entrata in possesso l’agenzia Bloomberg. Si tratta soltanto di indiscrezioni di cui l’ente federale americano non ha commentato l’autenticità. Ma, se fossero confermate, sarebbero senza dubbio destinate a fare discutere. Tanto il mondo politico quanto quello degli investitori, infatti, ormai da anni stanno facendo pressione sull’agenzia federale, per capire se Lehman Brothers Holdings Inc., la terza banca per dimensioni negli Stati Uniti, che aveva fatto la storia della finanza mondiale per secoli e si era lanciata nella “finanza creativa”, costruendo centinaia di migliaia di contratti derivati, entrando così nel mondo dell’impacchettamento dei mutui subprime concessi a chi non aveva un quattrino, ma aveva “diritto” a comprare casa, abbia presentato in modo scorretto la propria salute finanziaria nel periodo che ha condotto al suo clamoroso crack. Ma, stando al documento, la Sec terminerebbe le proprie indagini affermando che non c’è la necessità di intraprendere alcuna azione legale contro la banca o i suoi ex dirigenti. Tali conclusioni risulterebbero fortemente in contrasto con il lavoro di Anton R. Valukas, presidente dello studio legale Jenner&Block a Chicago, ex procuratore degli Stati Uniti nel distretto settentrionale dell’Illinois e membro della American College of Trial Lawyers, l’esaminatore nominato nel 2009 dal Tribunale fallimentare nel crack Lehman Brothers, da 610 miliardi di dollari, e per il quale nel marzo 2010 ha concluso il cosiddetto rapporto “Valukas Report“. Che, al contrario, ha descritto diversi stratagemmi contabili (le celebri Repo 105) con i quali la banca d’affari americana sarebbe stata tenuta artificialmente in vita, distraendo gli investitori nel perverso business delle “polizze assicurative a capitale garantito“, la nuova frontiera dell’investimento in cui giocolieri della finanza si erano buttati a capofitto. Una bufala, naturalmente. La “garanzia” era costituita da obbligazioni bancarie, non dalla compagnia assicurativa. I dirigenti della Sec, stando ad alcune fonti citate dall’agenzia di stampa statunitense, non avrebbero comunque intenzione di porre formalmente la parola fine alla questione, pur non avendo riscontrato prove di alcun illecito. La defunta banca d’investimenti annunciò che “finalmente” sarebbe stata in grado di rimborsare i suoi creditori: «Siamo orgogliosi di annunciare l’uscita di Lehman dal Chapter 11 e l’ingresso nella tappa finale del processo di fallimento, la distribuzione dei fondi ai creditori», dichiararono il marzo scorso in una nota i vertici di Lehman Brothers. La società disse che avrebbe iniziato a rimborsare i creditori dal mese di aprile, distribuendo circa 65 miliardi di dollari, a fronte di richieste per oltre 300 miliardi. Parola di bankster…

4 commenti

  1. […] di milioni di contribuenti e farla franca. Ora, dopo quattro anni, continuano a comportarsi come se nulla fosse accaduto: giocano e vincono coi nostri risparmi perchè solo grazie all’aiuto pubblico […]

  2. […] cioè quei mutui erogati quasi a chiunque ne facesse domanda. Poi a ottobre ci fu il crash. Grandi banche arrivarono sull’orlo del fallimento ed il governo Usa cominciò a versare fiumi di denaro per […]

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  4. […] trasformare un debito privato (delle banche) in debito pubblico (bad bank). Un esempio? Le grandi banche anericane che arrivarono sull’orlo del fallimento e il governo Usa cominciò a versare fiumi di […]


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