Afghanistan, la seconda guerra degli Avatar a stelle e strisce

La guerra in Afghanistan ha preso inizio il 7 ottobre 2001. E non è ancora finita. L’amministrazione americana del criminale di guerra Bush giustificò l’invasione dell’Afghanistan, nell’ambito del discorso sulla guerra al terrorismo dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 (perchè è in Afghanistan che i 19 uomini cattivi che dirottarono i 4 aeroplani si erano addestrati), con lo scopo di distruggere Al-Qaeda e catturare o uccidere lo sceicco del “terrore” Osama bin Laden (creatura della CIA), negando quindi all’organizzazione la possibilità di circolare liberamente all’interno dell’Afghanistan attraverso il rovesciamento del regime talebano. Per il suo (in)degno successore, invece, il premio Nobel 2009 per la pace orwelliana Barack Obama, l’unica promessa mantenuta è stata il cagnolino per la figlia Malia. La guerra fa bene all’economia, che significa anche che la guerra fa bene agli Stati Uniti. E poi, finchè Dio sta dalla parte degli Stati Uniti, chiunque si opponga è un anti-americano senza Dio. La collaborazione CIA-talebani venne svelata a Londra da Selig Harrison del Woodrow Wilson International Center for Scholars, un esperto americano dell’Asia meridionale e membro di numerose fondazioni e istituzioni legate al Dipartimento di Stato. Durante un convegno – “Terrorismo e sicurezza regionale: sfida in Asia” – dichiarò che la CIA ha lavorato in collaborazione con il Pakistan per creare il mostro dei talebani. Il Governo degli Stati Uniti finanziò quel programma con 3 miliardi di dollari, accettando la richiesta del Pakistan di decidere come spendere quei fondi. La creazione dei gruppi islamici reclutati è stata sostenuta dai servizi segreti pakistani dell’ISI e dalla CIA. Con l’insediamento dei talebani a Kabul si concretizzò anche il progetto di sfruttamento dei giacimenti che si stavano attuando in Asia centrale, dove in base alle stime delle multinazionali nel solo bacino del Mar Caspio si trova una riserva di petrolio pari a 60 miliardi di barili, abbastanza per soddisfare le esigenze di tutta l’Europa per oltre dieci anni. E la via migliore di accesso a queste risorse passa attraverso l’Afghanistan. In quest’area le multinazionali Unocal (Usa) e Delta Oil (Arabia Saudita), attraverso il consorzio GentGas (Pakistan), hanno progettato per il trasporto di petrolio e gas da queste aree verso il sud continente indiano, attraversando quasi 1300 Km di territorio afghano e pakistano. Eppure nonostante tutto questo e altro, che era pubblico e ufficiale, gli Stati Uniti sono rimasti fino a maggio 2001, il primo paese donatore umanitario, versando in totale con l’ultima rata, la bella cifra di 124 milioni di dollari. Strano vero? Ai popoli jugoslavo, iracheno o palestinese, solo per fare qualche esempio, della sensibilità dei liberatori non ci sono tracce. Oggi l’Aghanistan è un paese fantasma, e dopo l’Angola è il paese più minato al mondo. In compenso si sta facendo la “guerra”, peraltro silenziata dai media mainstream, bombardando un paese e un popolo già distrutti e devastati, bombardando case di fango e spendendo 2.200 miliardi al mese. Si inneggia a grandi e significative vittorie militari su chi? Su una popolazione oramai stremata da oltre 10 anni di guerra di invasione e occupazione atlantica, su un paese che non ha campi coltivati o colture di alcun genere, tranne le mine. In Afghanistan la guerra che Barack Obama considera centrale nella lotta al terrorismo va male. I «fronti interni» dei Paesi colonia impegnati in prima linea mostrano qualche crepa, Karzai crea più problemi di quanti ne risolva. Le perdite delle forze di invasione atlantica salgono: 5.004 militari morti dall’inizio della guerra, dei quali 1.985 sono soldati americani. Degli oltre 50.000 soldati americani feriti in più di dieci anni di guerra in Afghanistan, almeno in 2.500 hanno perso un arto e ognuno di loro è costretto a “combattere una seconda guerra“, una volta tornato a casa, per affrontare i necessari trattamenti medici per rimanere in vita e costruirsi (sic) un nuovo futuro. I soldati di ritorno dalla guerra afghana stanno raccontando le loro verità. Si tratta di rivelazioni scomode per tutti quei governi che continuano a definire «missione di pace» il conflitto in corso nel paese. Dal 2007 gli scienziati stanno lavorando per creare arti artificiali che funzionino esattamente come quelle naturali. Le ferite dei sopravvissuti spesso sono raccapriccianti. Un ordigno improvvisato è composto da un contenitore di plastica pieno di nitrato di ammonio interrato sotto strati di sabbia e terra, che esplode provocando un micidiale spostamento d’aria, talmente potente da distruggere muri di cemento e piegare il metallo, seguito da una vampata capace di incenerire le palpebre e le dita. L’esplosione trancia braccia, gambe e strazia i volti, schiaccia ossa e denti, danneggia il cervello, strappa via pelle e lacera bulbi oculari, timpani, polmoni, viscere e altri organi interni. Al Walter Reed di Bethesda o al Brooke di San Antonio, due dei centri principali per il trattamento dei feriti gravi, i pazienti spesso arrivano in coma. Altri tornano a vestire la divisa, magari dietro una scrivania. Intanto la vita va avanti. E la guerra pure.

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.