Moriremo tutti francesi?

Silvio Berlusconi, classe 1936 d.C. (dopo Craxi), oggetto di numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna per via di assoluzioni, declaratorie di prescrizione e depenalizzazioni dei reati contestati, dopo avere affermato già diverse volte, nel corso degli ultimi mesi, e ancora una volta ribadendolo da Bruxelles in occasione del vertice europeo del Ppe, ha escluso una ricandidatura per le elezioni politiche del 2013 al ruolo di presidente del Consiglio: «Escludo la mia  ricandidatura a premier». Le Olgettine, convocate nella sede del partito in via dell’Umiltà per un bunga-bunga straordinario, che in abiti firmati dal defunto stilista beduino Gheddafi ballavano e facevano il gioco del trenino, appresa con dovuta commozione la notizia della patata bollente, sono fuggite urlando il nome di Papi e non sono tornate indietro neanche quando le ha richiamate il prestanome dello stallone emerito, Angelino Alfano. Poi, con un colpo tonante di culo, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama, il degno servitore – l’Angelino che ti risponde al telefono, che ti apre la portiera dell’auto blu, che ti lucida l’argenteria – rivolgendosi al collezionista di prescrizioni, invecchiato e ingrassato, con gli occhi affogati nel lifting rifinito a cemento e una ripassatina di catrame sulla testa, annuncia solennemente agli ospiti: «Come dice il presidente della Repubblica…(ops!)…volevo dire il presidente Berlusconi». Il lapsus non lo imbarazza di certo. Alfano tenta di andare oltre, la notizia è roba forte: il presidenzialismo a modello francese, con primarie per la scelta del Capo dello Stato a doppio turno. E l’ex premier si dice disponibile a correre per il Quirinale se richiesto dal partito. Presumibilmente in mutande a righettoni tricolore a rincorrere le olgettine seminude per i giardini del Quirinale, vista l’incredibile capacità della mandria votante di farsi male. La più grande notizia dopo il Big Bang è invece che il partito non si scioglie, la Casa degli onorevoli ladroni, già condannati, in attesa di processo o rinviati a giudizio per vari reati, rimane in campo se la federazione dei moderati resta l’opzione privilegiata. In aggiunta al trionfo di merda tiepida anche l’eventuale discesa in campo del presidente di “Italia Futura“, cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza, il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro (presidente Ferrari e Ntv, CdA quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca Impresa, TF1, ad RCS Video, Cinzano International e Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT e Confindustria) un altro pescecane di scuderia pronto a partecipare al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati. Quando nessuno sa che pesci pigliare tutti pensano a lui come il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori: «Ho il dovere di fare qualcosa per il mio paese perché lo sforzo corale di ricostruzione della nostra nazione deve vedere la partecipazione di moltissimi, non di pochi che si sentono superman» disse quel gran pezzo di Montezemolo mentre la crisi, tecnicamente innegabile, favoriva la discesa in campo di mercanti di denaro che si riempivano la bocca e soprattutto le tasche, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Nella logica dei fatti, dopo anni di berlusconismo e piazze belanti di lacrime al vento, la debacle delle amministrative ha ceduto il passo alle alchimie di marketing mirate per lo più a traghettare le varie anime morte già pronte a confluire immacolate nelle nuove creature politiche. Proprio il fatto che ad avanzare la proposta, peraltro non nuova, sia stato il PdL – partito di galantuomini e azzeccagarbugli – dopo una sconfitta elettorale difficilmente rimediabile significa che in quel contenitore provvisorio si sono resi conto che l’impianto parlamentare bipolare, per quanto sostenuto da una legge maggioritaria porcata, non è più in grado di funzionare. Il collasso del sistema politico è forse alle porte, e con esso tutte le vergogne della sua classe dirigente. S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche…

1 commento

  1. Tutto vero, ma non credo al collasso politico alle porte. E non solo perchè il sistema elettorale parlamentare, prima o poi, trova una maggioranza che lo lo conferma, ma anche perchè nessuno, ma proprio nessuno, ha un’idea minima di come sostituirlo questo “sistema” . Certo, denunciare e abbattere, a parole più o meo urlate, la cosa così com’è, è facile e comprensibile, ma, a parte il rischio di cadere in un casino totale, con arretramenti sul piano democratico (le dittature sono il prezzo delle battaglie perse…), oltre a ciò, che avverrà più in là nel tempo, c’è anche la tristissima, e odierna, insulsaggine e imbecillità di non vedere al di là del proprio naso. Capita, è un peccato, e vorrei invitare l’estensore di questo articolo, molto bene informato e capace di razionalità, a valutare anche queste conseguenze, spero sbagliate, che mi fanno pensare male…..


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