Lacrime “tecniche” e licenziamenti “facili” per tutti

Tra una lacrima del ministro Fornero e una risata della sindacalista Camusso, le bestie da soma delegavano la gestione delle proprie paure al segreto dell’urna. Prendere o lasciare. E così, mentre la Fornero se la piangeva accanto al professore Monti in conferenza stampa e la Camusso se la rideva di fronte al professore Monti in una ricca tavola imbandita (simboli che rappresentano facce della stessa identica medaglia), l’Italia della mandria votante che corre dietro al partito si immolava per garantire loro la tenuta e salvaguardia degli interessi di chi sfruttava le loro paure, i loro bisogni, le loro aspirazioni a una vita umana che fosse qualcosa di più di quella delle bestie. La paura dello spread ha quindi sostituito l’idea dell’inferno per l’eternità. La partitocrazia ladrona intanto promette riforme che cambieranno tutto in un futuro di là da venire, a condizione che – nel frattempo, qui nel mondo reale – ci si immoli “per evitare il baratro”. Le bestie da soma sono terrorizzate all’idea del baratro e quindi si adattano, chiedono protezione, vogliono garanzie e seguono con il cuore palpitante l’abbassamento o rialzo dello spread. Ormai sono tutti convinti che se lo spread scende a 100 ci sarà da gozzovigliare, se invece arriva a 500 il BelPaese affonda. La verità è che, in entrambi i casi, non accadrebbe nulla, ma assolutamente nulla di diverso da ciò che quotidianamente accade. L’economia è la nuova religione. La commozione della dama torinese Elsa Fornero mentre pronunciava la parola «sacrificio» in conferenza stampa si guadagnò, com’era prevedibile, la prima pagina di quasi tutti i quotidiani. Certo, alcuni politici conoscono i vantaggi del pianto in pubblico e lo simulano, se ne sono capaci, al momento opportuno. Ma per simulare il pianto in pubblico in modo credibile, occorre essere attori molto bravi, altrimenti le persone si rendono conto della finzione. Ma Elsa Fornero non è né attrice né politica e la sua commozione era “tecnica”: «Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici». Lo ha sottolineato il ministro del benessere sociale Elsa Fornero, 64 anni, rispondendo alla domanda di uno studente della facoltà di Economia all’Università di Torino in occasione della sua visita. In pratica, l’ex consulente della Banca Mondiale (che non è proprio un’opera di beneficienza), spera che alla fine si arrivi a un’unica disciplina dei licenziamenti per settore pubblico e privato. Il lavoro, nonostante una disastrosa riforma in dirittura di arrivo e che produrrà un nuovo esercito di senza lavoro, rimane però il problema principale per migliaia di giovani. Sono «loro» che rappresentano «la priorità del governo», assicura il becchino dello stato sociale Mario Monti, 69 anni, che promette per la lotta alla disoccupazione giovanile «otto miliardi». Sulla necessità di assicurare un futuro ai giovani concorda anche il bankster della Bce, Mario Draghi, 65 anni, che sottolinea come «il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita».

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