La partitocrazia ladrona si è auto condannata all’estinzione

I soldi pubblici dei partiti non si toccano. Tutti bocciati gli emendamenti alla riforma che puntavano ad abrogare il finanziamento dei partiti. Il sistema dei rimborsi elettorali è salvo: hanno votato contro l’abrogazione totale del finanziamento le tre pasticcerie che lavorano la notte a turno, il Partito Democratico di Bersani, l’Udc di Casini e gran parte del PdL del prestanome Alfano che, nel vecchio deposito attrezzi di via dell’Umiltà con busti dello stallone emerito incastonati alle pareti, sostengono (ridendo) essere il segretario politico del partito. A favore Lega, Idv, Radicali e NoiSud, mentre Fli si è astenuto. Per la riforma del finanziamento dei partiti, l’Aula di Montecitorio ha approvato l’articolo 1 del Ddl sui bilanci dei partiti che lo riduce da 182 milioni circa a 91 milioni, solo per il 2012. Il testo approvato con 372 sì, 97 no e 17 astenuti, prevede che i contributi siano ridotti a 91 milioni l’anno il 70% dei quali, pari a 63.700.000 euro, viene corrisposto come rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e per l’attività politica. Il restante 30%, cioè 27.300.000 euro, viene erogato a titolo di cofinanziamento. I conti li ha fatti la Ragioneria dello Stato stimando che, a regime, nel 2016, i risparmi derivanti da questa legge per lo Stato saranno di 11 milioni di euro. Nel 2012 i rimborsi passeranno da 182 milioni circa a 91 milioni circa; nel 2013 la riduzione sarà dai previsti 160 milioni circa ai 91 milioni circa, con un risparmio di poco più di 69 milioni di euro; nel 2014 il risparmio sarà di 58.440.548 euro e nel 2015 e 2016 di 50.193.278. Il taglio della metà scatta da luglio prossimo, con il pagamento dell’ultima rata di rimborsi elettorali. Una parte di questi risparmi però servirà a coprire l’aumento delle detrazioni previsto dalla legge. In sostanza, è modificato il sistema di contribuzione pubblica alla politica: il 70% del fondo a favore dei partiti (63,7 milioni) continua ad essere erogato a titolo di rimborso per le spese sostenute in occasione delle elezioni, mentre il restante 30% (27,3 milioni) è legato alla capacità di autofinanziamento del partito ed è erogato in maniera proporzionale alle quote associative e ai finanziamenti privati raccolti. I partiti avranno diritto a 50 centesimi per ogni euro ricevuto a titolo di quote associative ed erogazioni liberali da parte di persone fisiche o enti, con un limite massimo di 10.000 euro per quota, per impedire che un solo soggetto abbia un eccessivo controllo sul partito. Tra il 1994 e il 2008 la partitocrazia ladrona ha speso 570 milioni di euro, ma i rimborsi ricevuti sono stati pari a 2,253,612.233 milioni di euro. Esiste una parte d’Italia che continua a spassarsela alla grande sulla pelle dei contribuenti: i politici. L’altra è preda sempre più dell’usura di Stato, delle cricche affaristiche al servizio di enti mondialisti, nonché di politici tutti avidi di denaro pubblico, mentre le fabbriche chiudono, la disoccupazione sale e il disagio sociale aumenta. Di scandalo in scandalo, dunque, la stagione delle ladronerie politiche non finisce mai, mentre la ricchezza, soprattutto quella finanziaria, arrivata a rappresentare centinaia di volte quella reale, si concentra sempre più in pochissime rapaci mani ed è governata dalle leggi del mercato e del profitto a beneficio di un pugno di sfruttatori.

1 commento

  1. Non fa una grinza. Pura autoreferenzialità. Questi parlamentari miliardari pidocchiosi parlano e si spidocchiano fra loro, come le scimmie del Borneo. Ciò che sta loro intorno non li riguarda minimamente. Ancor meglio: qui siamo di fronte al più perfetto esempio di AUTISMO COLLETTIVO.


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