Costi della Casta: la banda dei 945 onorevoli ladroni

C’è una piacevole leggenda parlamentare che gira nei meandri del Corridoio dei passi perduti, a cui sono in molti a non credere, ma che riportiamo nel contesto del nostro discorso. Dunque, a tarda legislatura, un politico di primo piano, si dirige verso la buvette dei senatori. Al bar del primo piano di fronte l’Aula, accessibile solo a senatori, funzionari e giornalisti, c’erano pochi intimi. Al ristorante, strapieno come il bar della stazione di Roma Termini nell’ora di punta, gli inquilini di Palazzo Madama stavano divorando la meritata merenda. “La pasta al ragù di oggi – dicevano – è ben condita e cotta al punto giusto”. “E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona”. Il politico ordina e paga. Pasto completo 5,06 euro. Dopo aver terminato il generoso pasto torna in Aula a leggere il quotidiano. Parlando con il collega vicino gli dice: “Pensa che alla cassa della buvette il cassiere mi ha dato in resto 5 euro falsi!” e l’altro incredulo “Come è potuto accadere, è uno scandalo, e ora dove sono?”. Col sorriso stampato in faccia gli ribatte “Oh, per fortuna me ne sono liberato, le ho date a un deputato”. Il miracolo alla buvette è compiuto. Torniamo all’argomento del nostro discorso. Avevano promesso di tagliare con «iniziative immediate» le indennità dei parlamentari – Fini e Schifani (come il gatto e la volpe): «In ogni caso entro la fine di gennaio modificheremo le indennità», ribadivano a gargarozzo vibrante che il taglio sarebbe entrato immediatamente in vigore – ma finora l’unica certezza è che delle sbandierate misure di austerity è stato cancellato il taglio degli stipendi dei parlamentari per decreto dall’agenda dei lavori governativa. Stiamo parlando di ben 14.000 euro netti che gli onorevoli percepiscono fra indennità e privilegi vari. L’Ufficio di presidenza della Camera e del Senato, per accelerare i tempi, decisero quindi una riduzione di 1.300 euro lordi (poco più di 700 euro netti). Con il trucco. All’italiana. Infatti gli onorevoli ladroni ben sapevano che dal 1 gennaio 2012, per loro, sarebbe entrato in vigore il sistema contributivo, e quindi nello stesso giorno della riforma ecco spuntare una novità in materia di vitalizio: il principio secondo cui la pensione non potrà venire percepita prima dei 60 anni di età, per chi sia stato parlamentare per più di una legislatura, e al compimento dei 65 anni di età per chi invece abbia versato i contributi per una sola legislatura. Questo passaggio dal sistema retributivo al contributivo – come spiegò futuristicamente, cercando di indorare la pillola agli italiani incazzati, il servo parlante Gianfranco Fini: «Come tutti i cittadini anche i parlamentari passano dal sistema retributivo a quello contributivo» – roba forte, permise ai magnifici onorevoli imbroglioni di risparmiare un bel gruzzolo di contributi, cessando di versare obbligatoriamente una quota di stipendio alle casse dell’Inps. Una volta avevamo politici che facevano affari. Oggi abbiamo affaristi che fanno politica. Quanto hanno risparmiato? Guarda caso proprio 700 euro, la stessa cifra del tanto celebrato “taglio”. E così lo stipendio è salvo.

Naturalmente ciò valse e così avvenne per tutte le altre dubbie sforbiciate annunciate dalla partitocrazia ladrona che sono rimaste sulla carta: dimezzamento dei parlamentari, auto blu, voli gratis, portaborse, vitalizi ecc. Ora ci riprovano. Insomma, se il mondo è pieno di imbroglioni, i 945 membri del Transatlantico non sono secondi a nessuno. Non è proprio vero che siamo governati da un branco di poveri imbecilli. Siamo governati da imbecilli ricchissimi. E fatta salva qualche piccola eccezione, fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com’è difficile scegliere, meglio andare al mare.

La I Commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato, il 10 maggio 2012, una proposta di legge in materia di finanziamento dei partiti e movimenti politici che interviene sulla disciplina dei rimborsi elettorali e introduce nuove disposizioni in materia di controllo dei bilanci dei partiti, con l’obiettivo di garantire (dicono) trasparenza e correttezza della gestione contabile (A.C. 4826).

Le principali innovazioni contenute nel provvedimento sono le seguenti:

  • Riduzione dei rimborsi:  I contributi a carico dello Stato in favore dei partiti politici sono ridotti del 50% (anche per quelli in corso di liquidazione);
  • Cofinanzamento: Viene modificato il sistema di contribuzione pubblica alla politica: il 70% del fondo a favore dei partiti continua a essere erogato a titolo di rimborso per le spese sostenute in occasione delle elezioni, il restante 30% è legato alla capacità di autofinanziamento del partito, erogato in maniera proporzionale alle quote associative e ai finanziamenti privati raccolti;
  • Controlli e sanzioni: Si prevede l’obbligo di sottoporre i bilanci dei partiti a giudizio di società di revisione iscritte all’albo della CONSOB. Il controllo dei bilanci è affidato a una Commissione di nuova istituzione composta da 5 magistrati designati dai veritici delle massime magistrature (Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti). È previsto un articolato sistema di sanzioni che possono arrivare anche alla decurtazione dell’intero importo dei contributi nel caso di mancata presentazione del bilancio;
  • Trasparenza: I documenti di bilancio sono pubblicati sul sito internet del partito o del movimento e in apposita sezione del sito della Camera. Viene ridotto l’importo (da 50 mila a 5 mila euro) al di sopra del quale è necessario dichiarare pubblicamente i contributi dei privati ai partiti;
  • Detrazioni fiscali: La detrazione dall’imposta delle erogazioni liberali ai partiti passa dal 19% al 38% e viene abbassato a 10.000 euro il limite massimo dell’importo detraibile;
  • Limiti di spesa per le elezioni europee: Viene fissato un tetto di spesa delle campagne elettorali anche per le elezioni europee, analogamente a quanto avviene per le elezioni politiche e regionali;
  • Delega: Il Governo è delegato ad emanare un testo unico che raccolga tutte le disposizioni in materia di finanziamentio della politica, nonché un decreto legislativo che armonizzi il regime delle detrazioni fiscali delle ONLUS con quello introdotto dalla proposta di legge per i partiti;

La I Commissione, inoltre, sta esaminando una serie di proposte di legge in tema di disciplina dei partiti politici, in attuazione dell’art. 49 della Costituzione, alcune delle quali affrontano anche la materia del finanziamento della politica (A.C. 244).

Gli onorevoli parlamentari ladroni in questi giorni stanno discutendo riforme importanti quali il mercato del lavoro per aumentare produttività e prestazioni dei lavoratori italiani. Guardando le graduatorie di Camera e Senato sono però molti i nominati che si distinguono per la scarsa frequenza.

Ecco i primi 10 deputati e senatori più assenti in Parlamento dal 29 aprile 2008:

[da OPENPOLIS]

CAMERA (su 9988)

  • Gaglione Antonio (Misto) 93,03%
  • Ghedini Niccolò (PdL) 78,36%
  • Verdini Denis (PdL) 72,23%
  • Bersani Pier Luigi (PD) 69,78%
  • Angelucci Antonio (PdL) 69,74%
  • Merlo Riccardo Antonio (UdC) 67,63%
  • Siliquini Maria Grazia (PT) 65,28%
  • Mannino Calogero (Misto) 59,51%
  • Tanoni Italo (Misto) 59,47%
  • Guzzanti Paolo (PT) 57,03

SENATO (su 5945)

  • Bonono Emma (PD) 64,53%
  • Pistorio Giovanni (Misto) 63,86%
  • Nania Domenico (PdL) 63,31%
  • Zavoli Sergio (PD) 56,26%
  • Villari Riccardo (CN) 52,49%
  • Bellisario Felice (IdV) 49,51%
  • Marini Franco (PD) 47,48%
  • D’Alia Giampiero (UdC – SvP) 42,96%
  • Adragna Benedetto (PD) 42,71%
  • Crisafulli Vladimiro (PD) 41,90%

Qualche curiosità: ZERO sono gli atti presentati come primo firmatario da baffetto D’Alema Massimo in questa legislatura. A questo record (da nessun altro eguagliato), si aggiunge una scarsa presenza in Aula: 39,76% (3971 su 9988).

Ma il predatore di minorenni Silvio Berlusconi, in termini di assenze, batte tutti: 0,43% (43 su 9988). Da quando non è più premier, ha partecipato solo a quattro votazioni su 504, lo 0,79% del totale.

Quanto prendono come indennità i politici italiani rispetto ai colleghi europei?

In questo grafico il raffronto è impietoso:

Ammonta invece a 1032 il numero di parlamentari nazionali ed europei, ministri e sottosegretari. In tutto ci costano 24,7 miliardi all’anno (6,7 miliardi solo per il sistema istituzionale). I soli ministeri all’anno costano 226 milioni di euro:

Questi i costi dei vari enti. La parte del leone la fanno gli organi costituzionali. In tutto la macchina della politica costa 3,2 miliardi di euro all’anno: ogni singolo cittadino contribuisce con 82 euro a testa.

L’Italia rispetto agli altri paesi europei spende il 30% in più per la politica e la dinamica di crescita della spesa è doppia. Come rivelato da un’indagine pubblicata da Uil. I risparmi di 10,1 miliardi indicati nel rapporto come obiettivo possibile sarebbero sufficienti per azzerare del tutto le addizionali regionali e comunali Irpef.

L’esercito di persone che vive di politica è composto da oltre 145.000 tra parlamentari, ministri, amministratori locali di cui 1.032 parlamentari nazionali ed europei, ministri e sottosegretari, 1.366 presidenti, assessori e consiglieri regionali, 4.258 presidenti, assessori e consiglieri provinciali, 138.619 sindaci, assessori e consiglieri comunali.

A questi vanno aggiunti: oltre 12.000 consiglieri circoscrizionali (8.845 nelle sole città capoluogo), 24.000 persone nei consigli di amministrazione delle 7.000 società, enti, consorzi, autorità di ambito partecipati dalle pubbliche amministrazioni. Quasi 318.000 persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla pubblica amministrazione. La massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei ministri, sottosegretari, presidenti di Regione, Provincia, sindaci, assessori regionali, provinciali e comunali. I direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl, la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli Ater e degli enti pubblici.

Una spesa complessiva annua di 24,7 miliardi di euro, pari a circa il 2% del Pil nazionale (18,3 mld di costi diretti e indiretti più 6,4 mld per i costi derivanti da un sovrabbondante sistema istituzionale).

Secondo una recente indagine parlamentare i Comuni italiani hanno in media, debiti per 1.621 euro per abitante. A Torino spetta il primato negativo (3.421 euro). Milano (2.958 euro) e Roma (2.927 euro) non se la passano poi tanto meglio. Negativo anche il bilancio di Siena, la quale con i suoi 2.528 euro di debito per abitante, primeggia con le città più grandi. Ad avere i bilanci meno in rosso fra tutte è una città del sud: Caltanisetta (42 euro di debito pro capite molto inferiore rispetto alla media italiana di 1.621). Brescia, L’Aquila e Vibo Valentia si attestano tra le migliori. Il personale pesa in media sui comuni italiani per 418 euro pro capite, con punte a Firenze (599 per cittadino), Bologna (558) e Trieste (555).

Andiamo nel dettaglio e scopriamo il “vaso di pandora“, il leggendario contenitore di tutti gli sprechi ed i privilegi parlamentari che si riversano senza vergogna nelle tasche degli onorevoli ladroni:

FOTOCOPIE AL SENATO: 58.000 EURO AL MESE: Sul sito del Senato e in Gazzetta Ufficiale è riportato un bando di gara per la “fornitura in noleggio di macchine digitali da ufficio multifunzione e la relativa manutenzione e assistenza”. Ossia, stampanti e fotocopiatrici, toner e inchiostri per il Senato, per una cifra di tre milioni e mezzo in 60 mesi: 700 mila euro l’anno, 58 mila e rotti al mese. Giusto in tempo di spending review, la quale come si è visto non tocca il Parlamento. Si parla di 20 milioni di pagine in bianco e nero l’anno e un milione a colori, stampate da “200 macchine digitali da ufficio multifunzione”.

AUTO BLU: Sul sito del ministero dell’Economia c’è un bando che ha come oggetto: “Gara per fornitura in acquisto di berline medie con cilindrata non superiore a 1600 cc e dei servizi connessi ed opzionali per le Pubbliche Amministrazioni”. Tradotto: auto blu, che in Italia sono almeno 60mila di cui, come riferisce il Formez, 800 inutilizzate. Le polemiche sono state forti e Palazzo Chigi ha diramato una nota in cui si legge che “Il Governo non acquisterà nuove auto blu nel 2012 e auspica, per le amministrazioni territoriali, l’adozione di un’analoga impostazione” e che “Il bando di gara della Consip non determina automaticamente l’acquisto di nuove autovetture. Con l’aggiudicazione delle convenzioni, Consip stipula soltanto un accordo quadro che può essere utilizzato dalle pubbliche amministrazioni per soddisfare le necessità di spostamento sul territorio”.

SPESE PER LE AGENDE IN PELLE: Per stampare 32.800 agende l’anno dal 2013 al 2015 per tre anni, la Camera pagherà 1 milione di euro l’anno. Al Senato – gara d’appalto in corso – si parte da un bando di 950.000 euro più Iva biennali per produrre ogni anno 5.200 agende da tavolo e 16.800 agende tascabili. I deputati avranno quindi a disposizione una cinquantina di agende a testa e i senatori una settantina. Il senatore questore Benedetto Adragna del Pd ha replicato sui dati di palazzo Madama: “Per le agende 2012 sono stai versati 228.000 euro al fornitore, ma siccome dalla vendita sono stati ricavati 187.000 euro, la spesa reale del Senato si è ridotta a 41.000 euro. Non male per 5.500 agende da tavolo e 18.636 tascabili. Nel nuovo bando, il valore stimato di 950.000 euro, per il quale ci attendiamo significativi ribassi, va diviso per i quattro anni complessivi della fornitura, per una cifra pari quindi a 237.500 euro all’anno”. Adragna ha spiegato che è stata introdotta “una clausola che ci consente di decidere una diminuzione ulteriore del 20% del quantitativo totale”.

La spesa esorbitante per la cancelleria della Camera dei deputati: un milione di euro per il 2012. Tra le voci di spesa, 24mila fogli l’anno di carta intestata e un chilo e mezzo di colla liquida per ogni parlamentare. Meno male che siamo nell’era dell’i-Pad.

VIAGGI IN AEREO: Le cifre delle spese di trasporto annuali nel bilancio della Camera sono impressionanti: il totale è di 11.605.000 euro. La voce più elevata è quella per i viaggi aerei: 8.180.000 euro. Per i senatori la cifra totale è di 5.800.000 euro. In totale quindi 17 milioni di euro. Se a Fiumicino un mese di parcheggio al silos ai comuni mortali costa 293 euro, ai parlamentari costa 50 euro.

VIAGGI IN TRENO: La cifra a bilancio della Camera per i viaggi in treno è di 1.650.000 euro. Ma i viaggi in Italia non riguardano soltanto i deputati in carica: chi è stato eletto almeno una volta alla Camera può beneficiare di dieci voli aerei gratis l’anno e della possibilità di viaggiare in treno (a sbafo).

PEDAGGI AUTOSTRADALI: Ogni onorevole non paga i pedaggi autostradali, e riceve, alla Camera, un ulteriore rimborso per percorrere la distanza da casa all’aeroporto più vicino e dall’aeroporto di Roma Fiumicino a Montecitorio. C’è pure il rimborso mensile per taxi e spese varie che va dai 1.107 ai 1.331 euro, a seconda della distanza tra l’abitazione e il più vicino aeroporto.

MUTUI AGEVOLATI E PRESTITI A TASSO DI FAVORE: Al senato Francesco Barbato è riuscito a ottenere dalla Bnl un tasso dell’1,57%. I comuni mortali, gli italiani, in media pagano tre volte tanto.

I Radicali hanno fornito i dati sul costo dell’assistenza integrativa per i deputati (630) e i loro familiari (1.109 in totale, per volontà dell’ex presidente Pier Ferdinando Casini), conviventi more uxorio compresi: 10 milioni 117 mila euro l’anno.

Nello specifico:

  • 3 milioni e 92 mila euro per spese odontoiatriche;
  • 3 milioni di euro per ricoveri o interventi eseguiti non in ospedali o strutture convenzionate, ma in cliniche private;
  • 976.000 euro per fisioterapia;
  • 488.000 per occhiali da vista;
  • 257.000 per la psicoterapia, e per problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familiari;
  • 28.138 euro per curare i problemi delle vene varicose (voce: sclerosante);
  • 3.636 euro per cure omeopatiche;
  • 698.000 per visite varie;

Alcuni deputati si sono fatti curare in strutture del Servizio Sanitario Nazionale, ma hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del Parlamento per 153.000 euro di ticket. Ma non tutti i numeri sull’assistenza sanitaria privata dei deputati, sono stati desegretati.

Gli importi spesi nell’ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal “Fondo di Solidarietà Sanitaria” come ad es.: balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo, elettro scultura (ginnastica passiva), interventi per chirurgia plastica, non sono stati forniti. Cosa c’è da nascondere?

Ecco il segreto secondo i Questori della Camera:

“Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell’accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un’attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste”

Perchè la Camera deve provvedere a dare un’assicurazione integrativa? Ogni deputato potrebbe benissimo pagarsela di tasca propria avendo già l’assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli ladroni vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo visto che dispongono di un rimborso di 25.000 euro mensili. Non si capisce perchè questa mutua integrativa la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente ai Questori. Si potrebbe risparmiare la bella cifra di 10 milioni di euro all’anno.

Mentre ai cittadini italiani tagliano l’assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che agli onorevoli ladroni rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private e sempre nel massimo silenzio di tutti.

Un’altra curiosità, nel solo anno 1999, gli onorevoli ladroni hanno mangiato e bevuto per la bella cifra di 1.472.000,00 euro. La mensa del Senato è ben più economica di un dopolavoro ferroviario: 7,50 euro servizio escluso. Il pranzo va da pasta fresca agli asparagi a 0,87 euro a una torta della nonna a 0,67 euro. La tagliata con rucola e aceto balsamico costa solo 3,41 euro.

Tra i privilegi più odiosi della politica italiana il ristorante dei Senatori che a prezzi ridicoli consente di mangiare leccornie altrove costosissime.

Tanto fumo e niente arrosto anche per altri benefit: portaborse, cui il contributo resta invariato: 3.690 euro al mese.

E, dulcis in fundo, la pensione: il privilegio non si tocca. Con più di una legislatura, fino a qualche mese fa, si poteva riscuotere la pensione ad appena 60 anni, mentre gli “eletti” prima del 2011 potevano arrivare a incassare l’assegno del vitalizio anche a 50 anni. Con soli 5 anni di mandato, quindi, in molti riscuotevano più di 3.000 euro al mese. Senza dimenticare l’assegno di fine mandato, una specie di trattamento di fine rapporto che arriva (per 5 anni di mandato, ossia 60 mesi) a 47.000 euro, addirittura oltre 140.000 euro con 15 anni di Parlamento.

Cosa ha fatto l’Ufficio di presidenza della Camera lo scorso gennaio?

Ha partorito una “riformetta” che, attraverso attraverso l’adozione del sistema contributivo, introduce qualche piccolo ritocco al sistema. Ma (guarda caso) le pensioni degli onorevoli ladroni attualmente seduti sugli scranni o con il culo ben piazzato su una comoda poltrona, sono salve: il calcolo contributivo integrale (tanto versi e tanto ricevi) si applicherà solo a coloro che saranno eletti dalla prossima legislatura in poi.

Ma non è finita qui: ecco altre furbate. Gli italiani, a causa della riforma del ministro delle lacrime Elsa Fornero, matureranno il diritto alla pensione a 66 anni. Gli onorevoli ladroni invece si sono riservati un trattamento di favore, grazie al quale potranno riscuotere l’assegno a 65 anni, anche solo con 5 anni di mandato. Per ogni anno di mandato ulteriore, poi, l’età richiesta per il conseguimento del diritto scende ulteriormente, fino a toccare il limite dei 60 anni.

Per mantenere le due Camere, gli italiani spendono il doppio dei francesi e due volte e mezzo gli inglesi. Basta scorrere gli ultimi bilanci di Montecitorio per capire che gli sprechi non sono l’eccezione, ma la regola. Da poco si è saputo che ogni onorevole ladrone ha diritto a un chilo e mezzo di colla l’anno e mille fogli al mese di carta. Ma pochi sanno che esiste un fondo da 400.000 euro all’anno per i corsi di lingue straniere degli onorevoli, e che nel 2011 il costo del personale ha sfiorato i 235 milioni di euro. Nello stesso anno sono stati spesi 930.000 euro di manutenzione dei palazzi; 7,7 milioni di euro per la pulizia; 490.000 euro per le divise dei commessi e autisti 8a cui aggiungere 100.000 euro distinati ai guardarobieri e 70.000 per la lavanderia). Per i cellulari invece sono stati spesi 2,3 milioni di euro, mentre carta, penne e matite costano in media 1 milione di euro l’anno, mentre stampare gli atti parlamentari costa 7,1 milioni di euro.

I gruppi parlamentari, 8 alla Camera e 8 al Senato, prenderanno più soldi: 650.000 euro in più entro il 2012, e altri 500.000 nel 2013.

RIMBORSI ELETTORALI

Quella di tagliare la montagna di soldi che finiscono nelle tasche dei partiti non era solo una promessa. Era una precisa indicazione degli italiani al Palazzo dell’Inganno: nel 1993 un referendum cancellò il finanziamento pubblico. La partitocrazia ladrona aggirò l’ostacolo prima con un contributo per le spese elettorali (Amato nel 1993), poi con il 4 x 1000 (Prodi nel 1997) e, infine, varando la legge ancora in vigore: un contributo da 4 mila lire per ogni iscritto alla Camera ripartito secondo le percentuali di voto. Contributo salito a 3,24 euro.

È così che i partiti hanno accumulato patrimoni immobiliari, resi ancora più ingenti da una norma del governo Berlusconi che manteneva in vita i finanziamenti anche per le sigle ormai sciolte. La cifra finale è da capogiro: secondo la Corte dei Conti, fra il 1994 e il 2008, sono finiti in tasca ai partiti 2 miliardi e 254 milioni di euro, mentre per le campagne elettorali sono stato spesi solo 579 milioni di euro.

Vuol dire che ben 1,67 miliardi di euro è rimasto in cassa, a disposizione dei politici. A luglio è prevista l’ultima rata, pari a circa 180 milioni di euro, che la partitocrazia ladrona intascherà per le ultime elezioni poliche, regionali, europee. E così, dopo le indagini sul tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, e gli scandali per il tesoretto della Lega Nord, si riparla di abolizione del finanziamento pubblico.

Nel BelPaese ammantato di retorica gli onorevoli maiali chiedono sacrifici lacrime e sangue agli italiani, e poi non si riducono gli stipendi neanche di un centesimo, pur ricevendo prebende e benefici da signorotti, pagati profutamente da onesti e operosi lavoratori.

Intanto il debito pubblico italiano al mese di marzo ha stabilito un nuovo record: 1.946,083 miliardi di euro. Come se per astrazione statistica ciascun italiano avesse accumulato, tutto per sè, una quota di debito pari a oltre 32.000 euro. Coloro che sono i veri responsabili della crisi economica nazionale e mondiale dovrebbero essere passati per le armi, alla schiena, come si addice ai traditori, perchè sono loro che stanno togliendo il futuro alle nuove generazioni. Gli italiani sono ormai stanchi delle solite promesse e nauseati di essere governati da una classe dirigente politica inetta, corrotta, ma strapagata! Non è tollerabile che questi sfruttatori – mangia pane a tradimento – continuino a senza un’oncia di vergogna a gozzovigliare mentre vengono (ri)chiesti sacrifici a chi non ha più nulla da sacrificare.

Tutto questo è immorale, e il nemico di tutti è lo Stato.

5 commenti

  1. io ne ho pieni i coglioni che con le mie tasse paghino lo stipendio a Gasparri.

  2. C’è SOLO UN ULTIMA OPPORTUNITA’ PER CAMBIARE LE COSE E CREDO CHE SIA RAPPRESWENTATA DAL MOVIMENTOTRSVERASLE DEI CITTADINI 5 STELLE… DOPO DI LORO…IL DILUVIO!

  3. Dove sono le Brigate Rosse?

  4. Banchieri: maledetti delinquenti, criminali senza cuore e senza scrupoli; istigatori al suicidio di persone perbene; luridi vermi e volgari approfittatori del lavoro dell’uomo; parassiti che nutrono se stessi e le loro donnacce di signoraggio e anatocismo; gente disumana a cui sparare alle spalle non sarebbe grave peccato.

  5. e proprio cosi tutti i politici hanno la colpa e la povera gente che lavora li spremono come un limone vergognatevi e loro mangiano come i maiali e si divertono di tutti i sensi in italia si deve cambiare politica i politici devono fare loro i coltivatori diretti e devono pagare le tasse…


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