Elezioni Splash: Europa spiaggiata

Profezie da strapazzo, le nostre, quelle rese alla vigilia di un voto che ha riguardato una buona parte d’Europa. Astensione record, ovunque (salvo, chissà perché, in terra italica, nel Lazio e in Umbria), e restanti voti equamente divisi maggioritariamente tra le due forze destra-sinistra liberaldemocratiche e, minoritariamente ma in ascesa, tra le forze antipartito e radicali estreme. Un gran bel movimento che lascia però tutti i popoli interessati in mezzo al guado. Andiamo per ordine. A come Atene. Il risultato elettorale greco è sintomatico. Crollo percentuale dei due maggiori partiti (appena il 18,9% per la destra di Nuova Democrazia) e appena il 13,2% per il Pasok, relegato alle spalle della “sinistra radicale” del Syriza (16,76%). Aumento moltiplicatore di Alba d’oro – nazionalpatriottici della destra radicale – con il 7%. Fanalino di scorta (6,1%) la “sinistra democratica” del Dimar. Quasi certificata l’impossibilità di un governo di coalizione (il duo destra-sinistra dovrebbe cooptare la “Sinistra democratica” ma questa ha già escluso la sua partecipazione). Probabili nuove elezioni il 27 maggio. B come Belgrado. Il sindaco della capitale sarà “democratico” (e filoamericano), ma per la presidenza si arriverà al ballottaggio, il 20 maggio, tra l’atlantico Tadic e lo sfidante nazionalista Nikolic. P come Parigi. La vittoria “socialista” di Hollande dovrebbe in teoria portare la nazione cugina d’Oltralpe a una “rivoluzione” (sic) alla Zapatero: nozze gay, eutanasia, ritiro dall’Afghanistan entro l’anno (ma embargo e attacco alla Siria, in compenso), pensione a 60 anni, quote all’immigrazione e revisione dei trattati europei. In particolare riforma o cancellazione del “fiscal compact” caro a Frau Merkel. Ipotesi questa, però, già esorcizzata dalla cancelliera di Berlino che si è complimentata per la vittoria di Hollande (“lo accoglieremo a braccia aperte”) ma che, al contempo, ha negato la possibilità di modifiche al fiscal compact strangola-popoli. Fin qui il quadro virtuale. Tutto però da verificare tra un mese e mezzo, quando, con le elezioni legislative, l’Assemblea Nazionale, verosimilmente, dovrà fare i conti con un nutrito gruppo di deputati del Fronte Nazionale. R come Roma. È confusione amministrativa italiana. Con tanti versipelle (i grillini hanno parlato di “verginità rifatta” degli altri e si sono piazzati al secondo posto sia a Parma che a Genova), con il Pdl in rotta (“abbiamo sbagliato i candidati” hanno stupefacentemente dichiarato), con il Pd che non può certo gioire (assediato com’è da Sel e Idv) e con un unico risultato chiaro e tondo: la plebiscitaria conferma del leghista Tosi a Verona. Poi, a chiusura, il nostro commento. Sì, le nostre profezie gattopardesche erano scontate. Qui, ovunque in Europa, hanno cambiato tutto per non cambiare nulla. Ma, in Europa, un paio di dati certi – anche questi previsti – sono diventati palesi: una buona percentuale di cittadini ha votato contro la liberaldemocrazia, contro l’Ue, contro l’Europa delle lacrime e della miseria, contro i partiti istituzionali. Un rifiuto del “sistema” confortato anche dalle alte percentuali di astensioni. In Italia si è addirittura giunti ad una situazione-beffa: l’antipolitica ha conquistato in varie città la sua rappresentanza politica-amministrativa. E l’astensione è volata. Ben oltre un terzo dei cittadini non ha votato. Tanti altri hanno infilato nelle urne schede bianche e nulle. Alcuni hanno votato per liste “di protesta” non “omologate”, non conformi. E, allora, è opportuno modificare la previsione complessiva, quella a medio termine. Nel breve nulla cambierà, ma ogni governo, locale o nazionale, sarà più debole. Non governerà. E, in Italia, Mr. Monti non godrà più del consenso bipartigiano che lo ha tenuto in piedi fino oggi. E rovinerà a terra.

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

1 commento

  1. […] La politica, questa sconosciuta scienza maestra alla italica porcilaia parlamentare, può uscire dal pantano in cui si è cacciata, solo se si rimette seriamente al servizio del popolo. Come? Ricollocandosi al di sopra dell’Alta finanza di cui è divenuta schiava, e al di sopra dei banchieri, che sono stati finora i principali artefici della rovina a cui stiamo andando incontro. Senza fare dell’argomento un ritorno stucchevole all’elogio dell’arte della politica, cui astuti e grassi governanti sanno bene barcamenarsi, tutto ha però una misura. In questo frattempo, di rigore e di austerità, si sarebbe potuto arrivare a qualcosa. E invece è apparso chiaro che non hanno imparato nient’altro, non sanno fare altro, se non ciò che gli riesce meglio: togliere ai pensionati, punire i lavoratori, rubare ai giovani il futuro. Così, nel tentare di caratterizzare e difendere l’attività politica come una cosa molto più rara e preziosa di quel che comunemente pensino, sempre al servizio dei cittadini, nel marasma di una tv in preda alla idiozia, si continua a vedere presunti politici che vanno in barca e cucinano il risotto, che si girano la bandana, che sfruttano tutte le occasioni che gli si presentano pur di ottenere maggiori vantaggi personali, all’industria del pettegolezzo con attrici, veline e showmen che si candidano al ruolo della politica e che invece di vergognarsi di fare vedere in giro la loro faccia, al chiuso dei pollai dei salotti televisivi, senza contraddittorio, parlano e straparlano di problemi esistenziali della gente, rispondendo con saccenteria da calci in culo agli operai cassintegrati o agli studenti incazzati neri, o addirittura assistendo indifferenti alle urla di disperazione di gente a cui è stata tolta la speranza di un lavoro. Al centro: la ricerca spasmodica della visibilità. Per rimanere a galla nella diarrea politica. […]


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