Mr. Monti, curatore fallimentare: «I HAVE A DREAM»

L’era giurassica sbarca (il lunario) in Parlamento. Proprio quando la partitocrazia ladrona ha promesso, a modo suo, più trasparenza sui bilanci e meno finanziamenti pubblici. Come no. Basta credergli. Si sono persino impegnati ad approvare presunte nuove norme in tempi rapidi. Eppure il curatore fallimentare Mario Mario (in caduta libera nei sondaggi come l’infame maggioranza che lo sostiene) con un gran colpo tonante di culo nomina il bandito Giuliano Amato, 74 anni, l’inventore delle Fondazioni bancarie che oggi non pagano l’IMU (ex Ici), già collezionista di poltrone dal 1983 e pensionato d’oro (ogni mese incassa 31.411 euro. Dal 01.01.1998 incassa una pensione Inpdap da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048 euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577 euro. Però non si accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese aggiunge la pensioncina da parlamentare: 9.363 euro. In totale appunto 31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti, la bella cifra di 1.047 euro al giorno) superconsulente per la riforma dei partiti (lui che ha gozzovigliato per trent’anni) che dovrà fornirgli analisi e orientamenti sulla disciplina in materia per l’attuazione dei principi di cui all’art.49 della cosiddetta Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, già note ai più come tangenti. Roba forte, mica da ridere. Domanda: ma non ci stanno lavorando i partiti? Misteri del tecnico bocconiano Monti. «Il Maestro della Casa Reale ha avuto ordine dalla Regina di invitarla a bordo dello Yacht di Sua Maestà Britannia…». Fu questo l’aulico invito cui uomini d’affari, economisti e opinion leader italiani ricevettero per l’imbarco a bordo del panfilo più blasonato del mondo, il Her Majesty’s Yacht Britannia della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano infedelmente si rivolgerà durante la fase delle privatizzazioni. L’anno 1992 d.C. fu davvero un anno cruciale per il destino del BelPaese, tant’è che quando Giuliano Amato divenne presidente del Consiglio qualche giorno dopo l’incontro, con il decreto n.333 dell’11 luglio 1992 trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENEL, INA e mise in liquidazione l’EGAM. Sempre in quell’anno, il dottor Sottile dovette far fronte alla speculazione contro la Lira attuata dal predatore George Soros, bruciò 48 milioni di dollari delle riserve di Bankitalia operando un prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti degli italiani. In silenzio e in piena notte, come si addice ai ladri, per riverire servilmente i potenti dell’oligarchia finanziaria internazionale. Insomma, queste sono informazioni che sarebbero dovute essere state spiegate in lungo e in largo dalla stampa, invece, sono state accuratamente occultate al grande pubblico. Ma non finisce qua…

Tecnico chiama tecnico e il valletto Monti ne chiama altri due, come consulenti: uno è il professore Francesco Giavazzi, editorialista del Corriere della Sera, bocconiano di ferro, filoamericano e neoliberista di sinistra (ex consigliere economico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il Governo di baffetto Massimo D’Alema): «Dovrà fornire al presidente del Consiglio e ministro dell’Economia e al ministro dello Sviluppo analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese».

L’altro è Enrico Bondi, il burattino candidato al ruolo di commissario straordinario per la “spending review”, già noto per nominato “Commissario alla revisione della spesa dello Stato” che però basta leggere il decreto con cui è stato nominato e le competenze che gli sono state affidate per capire il giochino di prestigio: infatti, non dovrà neppure sfiorare il Quirinale che ogni anno costa allo Stato 228 milioni di euro, la Corte Costituzionale che ne costa 64 milioni e quel Parlamento di Ladri che ne costa oltre 1,5 miliardi. Magra consolazione: tutti lavoreranno a titolo “gratuito”.

Per spiegare agli italiani in che cosa consiste la cosiddetta spending rewiew, cioè la revisione della spesa, il governo dei professori banchieri e della macelleria sociale, ha pubblicato sul proprio sito web una nuova sezione dedicata all’argomento. C’è anche un modulo online, attraverso il quale è possibile inviare suggerimenti e segnalazioni sugli sprechi. Roba che, a confronto, al ministro tascabile Renato Brunetta, mancato premio Nobel per l’economia per amore verso la politica, gli si allungherebbero i tacchi sotto al culo. Nel complesso, la spesa pubblica “rivedibile’’ nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è stimabile in circa 80 miliardi. Nell’attuale situazione economica, il governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi di euro, per il 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere.

Questo importo potrebbe servire, per esempio, a evitare l’aumento del 2% dell’IVA (oggi al 21%) previsto per gli ultimi tre mesi del 2012, come ha annunciato da Cernobbio il banchiere tricolore Corrado Passera che di banche se ne intende: ha festeggiato il suo addio a Banca Intesa San Paolo in occasione dell’ingresso nel governo Monti con uno stipendio da 3,54 milioni di euro (10.700 euro al giorno) di cui 1,7 milioni relativi ai compensi fissi fino alle dimissioni del 16 novembre (inclusi 379mila euro di ferie non godute) e 1,5 milioni come Tfr.

L’ex ad di Cà de Sass aveva incassato nel 2010 per l’intero esercizio oltre 3,8 milioni di euro, di cui 1,5 come bonus. La busta paga del 2011 Tfr compreso è uguale (bontà sua) a quella che aveva percepito nel 2007 quando però la banca macinava 5,8 miliardi di utili contro i 2 miliardi di euro (affossati poi dalle svalutazioni sull’avviamento) dello scorso anno.

Nella propaganda mediatica della cosiddetta lotta agli sprechi, come possiamo non ricordare il taglio delle retribuzione e delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% sopra i 90 mila euro, il 20% dopo i 150 mila), che si applicherà solo fino al 2013 invece che a tempo indeterminato. Era una delle tante belle promesse della partitocrazia ladrona, escludendo però la Presidenze della Repubblica e la Corte Costituzionale. Il passacarte Giorgio Napolitano, invelenito dalle emorroidi, provando ad arginare le polemiche replicò a gargarozzo vibrante alle critiche taglienti come lame di rasoio con una nota da servitù: che la norma esiste perché è stata scritta proprio dal governo di centrodestra.

Fu un trionfo di merda tiepida, e intanto non si vedeva più lo gnomo del Colle ma una grande nuvola attraversata da un arcobaleno, e da dentro proveniva un breve respiro affannoso che vuol dire che ancora la stava facendo, e gli onorevoli giravano intorno alla nube gozzovigliando festanti, e continuava a farla con una produzione che non ci credi. Poi la nube di vapore da gnomo si diradò e per terra rimase un obelisco fumante.

In realtà il traditore della Patria, Giorgio Napolitano, sfiorò il ridicolo perchè a conti fatti rinunciò a 68 euro netti al mese fino al 2013, anno in cui (era ora) finirà il mandato. Fino ad allora continuerà a incassare 240.000 euro all’anno, oltre 12.000 euro al mese di stipendio, niente male per uno che quando di mestiere faceva il portaborse teorizzava la salvezza della pace nel mondo con l’ingresso dei carri armati sovietici con i fiori nei loro cannoni, a Budapest (1956), mentre il suo ufficio al Quirinale continuerà ad avere una dotazione di 228 milioni di euro all’anno.

Per farci un’idea: la Casa Bianca costa agli americani 136,5 milioni di euro all’anno, l’Eliseo ne costa ai parigini 112,5 milioni di euro e Buckingham Palace, 57 milioni agli inglesi. Il Quirinale, invece, 228 milioni di euro per 60 milioni di pecore.

Insomma, un’altra perla incastonata – diciamo (meglio) altre tre pedate – assestate a stracciaculo agli italiani che hanno già iniziato l’inarrestabile caduta verticale verso il baratro. E non solo.

Due giorni fa l’allarme sociale ha registrato un evento che i media indecorosi non hanno potuto fare altro che riportare vista la gravità dell’accaduto. L’uomo che si è introdotto nella sede Equitalia di Romano di Lombardia, agenzia dell’usura di Stato in provincia di Bergamo, armato di un fucile e con un ostaggio. Dopo attimi di terrore per fortuna terminati senza imponderabili conseguenze fisiche per nessuno degli spettatori, si è poi arreso consegnandosi alle Forze dell’ordine ed è stato condotto in ospedale in stato di shock. Luigi Martinelli, un imprenditore di 54 anni, aveva un fucile a pompa e due pistole ma anche una serie di cartelle di Equitalia non più in grado di pagare. Era visibilmente agitato. Lo ha fatto per rendere pubblica la sua situazione poichè sepolto dai debiti.

Comprendendo in pieno il grido di aiuto di Luigi Martinelli, e non quale “sequestratore” come invece è stato apostrofato dal giro di danze indignate e refrattarie nel teatrino della partitocrazia ladrona, il peggiore presidente della repubblica che con un colpo di Stato finanziario ha nominato in quattro giorni un preside alla poltrona della presidenza del consiglio, non eletto da nessuno, dirà ancora che sono coincidenze tutti questi gesti estremi e che non vede tensioni?

All’età di ottantasette anni ognuno ha la faccia che si merita…

1 commento

  1. […] della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano (del bandito Giuliano Amato) infedelmente si rivolgerà alle mafio-massonerie della Cupola finanziaria mondiale durante la fase […]


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