Ladri assortiti nell’Italia che muore di fame

In ogni angolo del mondo un politico che ruba e viene preso con le mani nel sacco si dimette, viene processato per direttissima, e vien chiamato “LADRO“. In Italia un politico che ha rubato, se si dimette tutti l’acclamano come esempio di rettitudine, viene chiamato onorevole collega e quando arriva dalla magistratura una richiesta di autorizzazione a procedere a carico di un parlamentare (permesso di svolgere un’azione penale), i basisti della Camera o del Senato affidano alla Giunta l’esame della questione che rende lecita o illecita la “richiesta” dell’autorità giudiziaria, stabilendo quindi se si possa essere in presenza di un’azione mirata a perseguitare un politico come tale o se l’azione ha una credibilità, ossia la conseguenza di un’inchiesta su fatti che possono essere considerati reati. Se taluni fatti imputati sono verosimili, e se l’inchiesta non è campata in aria, allora la Giunta deve autorizzare l’arresto, o la perquisizione o l’intercettazione. Così sarebbe in teoria: in pratica, basta vedere gli ultimi casi degli onorevoli papponi Nicola Cosentino (PdL), Altero Matteoli (PdL), Pietro Lunardi (PdL), Roberto Calderoli (Lega), oppure quelli di Alfonso Papa (PdL) e Alberto Tedesco (Pd), o ultimo nelle perle incastonate da questa porcilaia politica il caso dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, ex senatore del Pd cui la procura di Roma ne ha chiesto l’arresto, e che ha sottratto 13 milioni di euro –diconsi: 25 miliardi 171 milioni e 510 mila di vecchie lire, una montagna di denaro pubblico rubato al popolo e reciclato sotto forma di rimborso per le spese elettorali dal tesoretto della cosca di Rutelli (a sua insaputa, tant’è) di cui è stato fidato tesoriere-, per capire che la partitocrazia ladrona, si arroga il diritto di entrare nel merito delle inchieste, di valutare, non l’attendibilità, ma l’esistenza del reato, concedendo l’autorizzazione solo se convinti della colpevolezza del “collega”. Abbiamo registrato negli ultimi anni, un fenomeno parossistico di politica degna di reality show, assistendo alla trasformazione della corruzione da “ladro per il partito” a “ladro per sé stesso”. L’Italia è divenuta una porcilaia che ha la forma più aberrante di politici. Gli onorevoli ladroni, già condannati, in attesa di processo o rinviati a giudizio per vari reati, tra i più gravi, associazione mafiosa e mala gestione dei fondi pubblici, non si vedono più in pubblico, le loro campagne elettorali sono quasi clandestine. La loro credibilità è allo stremo. I sondaggisti registrano solo rabbia, disperazione e paura. La politica si è trasformata nell’esercizio del potere compiacente palesato nei salotti televisivi intellettualmente disonesti e nei teatri al chiuso. I cialtroni politici, commissariati con un colpo di Stato finanziario, hanno abdicato dal loro ruolo fondamentale di controllori dell’etica sociale e della sovranità nazionale a vantaggio dei vampiri dell’Alta finanza. In questo mare magnum di inettitudine spesso malevola, si sono fatti strada fenomeni di deviazione e deregulation quali quelli che hanno permesso e generato le aberrazioni finanziarie che sono sfociate nei crediti inesigibili e nella volatilizzazione del risparmio privato. Ora sarebbe il tempo di isolare questo mondo virtuale della finanza e mettere in condizioni di non nuocere le banche, l’usura di Stato, la ladroneria diffusa in parlamento e la corruzione che dilaga ogni giorno senza che nuovi scandali e nuove ruberie non vadano ad allungare l’interminabile catena di inchieste giudiziarie che coinvolgono oramai l’intero sistema istituzionale, politico e amministrativo di questa nostra Nazione che criminali politici stanno portando alla rovina.

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