Afghanistan, a lezione di tortura: la lunga scia di sangue dei crimini di guerra dei “liberatori” americani

Dall’invasione del Vietnam a quella dell’Iraq, la lunga scia di sangue dei soldati dello zio Sam prosegue con la servile complicità delle Autorità internazionali. In Vietnam, l’eccidio di donne e bambini nel villaggio di My Lai fu definito una «tragedia americana» dalla rivista Newsweek. Gli americani hanno lasciato in Vietnam 3 milioni di morti e una terra devastata e avvelenata per effetto delle armi chimiche. In Iraq niente è cambiato. Secondo le stime più prudenti, americani e inglesi hanno lasciato sul terreno oltre 1.000.000 di civili morti. Oggi la verità dell’altrettanto atroce invasione anglo-americana dell’Afghanistan. I documenti del Pentagono che sono stati fatti trapelare dimostrano che la tortura, nel paese più minato al mondo dopo l’Angola, è largamente diffusa. Per continuare a dare un’idea di come viene portata avanti la “missione umanitaria di pace” in Afghanistan, alcuni soldati americani si sono fatti  fotografare mentre, sorridenti, posano accanto a cadaveri di insorti afghani maciullati dall’esplosione di ordigni. Negli Stati Uniti, le fotografie sono state pubblicate dal Los Angeles Times, e immediatamente è arrivata la ”condanna” dei vertici militari Usa, ma anche l’ammonimento che ”questo materiale” potrebbe scatenare nuove violenze, mentre dalla Casa Bianca filtra l’irritazione del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama, che ha ordinato un’indagine per punire i responsabili. Dopo le polemiche scoppiate in tutto il mondo per gli eccessi nella cosiddetta guerra al terrorismo, anche a costo di ignorare la giustizia mondiale, dei 17 civili tra cui nove bambini, tre donne e cinque uomini che sono stati il macabro bottino di guerra della delirante strage provocata, senza pietà, dal sergente Robert Bales, i crimini di guerra atlantici documentati in questi anni sono prove inconfutabili delle crudeltà compiute dall’esercito Usa contro la popolazione civile afghana. Per facilitare lo sporco lavoro dei “combattenti della libertà”, per oltre un decennio le linee di montaggio di menzogne e falsità, hanno favorito la colonizzazione atlantica dell’Afghanistan riducendolo a quello che attualmente è: un Paese fantasma.

Una guerra che si combatte su alcune migliaia di fanatici integralisti oggi cattivi, che però quando ammazzavano i sovietici, erano sostenuti, armati e finanziati dagli stessi guerrafondai giudeo americani che ora ammazzano civili per passatempo o, se proprio non possono farne a meno, urinano sui cadaveri per spiegare al mondo intero, se non con l’imposizione di uno stato di guerra permanente, come si sviluppa la democrazia.

La credibilità dell’esercito Usa e degli invasori, iniziò a vacillare dopo la fuga di notizie dovute a immagini scattate da fotografi-soldato che immortalavano le loro “imprese” a Ramrod, nella provincia meridionale di Kandahar dove cinque soldati americani del cosiddetto “Kill Team” della 5ª brigata – 2ª divisione fanteria, Compagnia Bravo (Calvin R. Gibbs, Andrew H. Holmes, C. Adam Winfield, Jeremy Mortlock, Michael S. Wagnon II) uccidevano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei. Nel gennaio 2010, il soldato Jeremy Mortlock, insieme ad altri due soldati della compagnia “Bravo”, Calvin R. Gibbs e Andrew H. Holmes, sotto l’effetto di droghe presero prigioniero un civile afghano e lo massacrarono scaricandogli addosso interi caricatori di mitra e lanciandogli contro delle bombe a mano.

Ancora qualcuno ricorderà le trucide immagini che ritraevano prigionieri iracheni seviziati, in spregio a tutte le convenzioni umanitarie, nelle già note prigioni degli orrori americani di Abu Ghraib. Quello dei prigionieri iracheni torturati e fotografati fu solo uno degli esempi democratici più penosi ed eclatanti dei liberatori americani. Le tremende immagini si scontrarono con la sensibilità drogata del mondo addomesticato che fino a quel momento, in maggioranza era favorevole alla guerra, scatenando una marea di condanne e proteste.

Dire la verità è però reato…

L’analista informatico Bradley Manning, dell’intelligence nordamericana, venne arrestato con l’accusa di aver trasmesso a Wikileaks, un video che testimoniava di una strage compiuta da militari statunitensi a Baghdad nel 2007. Il video fece il giro del mondo, era la registrazione di un’azione di militari Usa a bordo di un elicottero Apache.

I soldati colpirono mortalmente dodici persone dopo essersi accertati in modo superficiale del fatto che queste possedessero delle armi. Ma i bersagli erano disarmati, e nel raid, che colpì anche il furgone dal quale le persone erano scese, vennero feriti anche due bambini, che si erano nascosti all’interno del veicolo. Fra le vittime ci furono anche un cameraman della Reuters, Namir Noor Ewldeen, e il suo autista Saeed Chmagh. In realtà Namir Noor Ewldeen impugnava un macchina fotografica. Ma il soldato ricevette il via libera e sparò senza esitazione, uccidendo sette persone su otto.

L’ottavo, ferito gravemente ma vivo, l’autista Saeed Chmagh si trascinò a stento verso un cancello aperto nell’estremo tentativo di mettersi in salvo. Erano immagini classificate come “secret”, nessuno venne indagato né punito per quei fatti, così come nessuno poteva vedere quel che da anni veniva detto: le truppe Usa sparano ai civili.

Il trattamento brutale riservato a Bradley Manning (vittima di torture in una prigione militare americana) fa parte di una campagna intimidatoria per silenziare informatori e reprimere WikiLeaks.

Lo scatto più scioccante, diffuso dal Los Angeles Times, ritrae due soldati accanto a due agenti della polizia afghana che tengono sollevate da terra per i piedi due gambe malamente mozzate, solo minimamente coperte da stracci intrisi di sangue.

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Ce n’è poi un’altra in cui si vede un soldato in primo piano che sorride mentre alle sue spalle un suo compagno esamina il cadavere di un uomo che ha gli occhi sbarrati. Secondo quanto scrive il quotidiano californiano, ci sono poi altre 16 foto dello stesso genere, che non sono state pubblicate, e che mostrano due soldati in posa che sostengono la mano di un cadavere con il dito medio sollevato, e una fascia con scritto Zombie Hunter, cacciatori di zombie.

Attualmente, le uniche due immagini rese pubbliche, sono state riprese nel 2010, in due occasioni diverse, in una stazione di polizia nella provincia di Zabol, dove alcuni soldati della 82ª divisione aerotrasportata Usa erano stati chiamati ad esaminare i corpi dei presunti kamikaze rinvenuti dalla polizia.

L’Afghanistan continuerà ad essere un costo per la comunità internazionale anche dopo il 2014, quando la transizione della responsabilità della sicurezza in mani afghane dovrebbe completarsi: la bolletta annua per garantire il reclutamento e l’addestramento di militari e poliziotti afghani è stata calcolata in 4,1 miliardi di dollari l’anno tra il 2015 e il 2017. La Nato sta cominciando a discutere su come condividere questo costo.

Le autorità militari Usa hanno ufficialmente chiesto al L.A. Times di non pubblicare alcuna delle foto in loro possesso, scrive lo stesso giornale.

Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha condannato il gesto e ha espresso l’auspicio che non ci siano conseguenze sulla sicurezza delle forze straniere nel Paese.

L’ambasciatore Usa a Kabul Ryan Croker ha definito le foto “moralmente ripugnanti” perchè «disonorano il sacrificio di centinaia di migliaia di soldati e civili americani che hanno servito in Afghanistan con distinzione».

La Corte penale internazionale, operativa dal 1 luglio 2002, è l’incarnazione di un’utopia, nata da un trattato firmato a Roma: un tribunale per per crimini internazionali per punire chiunque si macchi di genocidio, crimini contro l’umanità o orrori di guerra. Però agli Stati Uniti non è mai piaciuta e non hanno sottoscritto il trattato, firmato da 121 paesi, preferendo aggirare la Corte con una serie di accordi bilaterali. Patti che impegnino gli alleati a non consegnare ai giudici dell’Aja militari e personale statunitense.

Per la popolazione afghana l’inizio di questo sporco gioco al massacro è iniziato con l’invasione e l’occupazione atlantica dell’Afghanistan il 7 ottobre 2001. Il tutto sotto la copertura di vere e proprie fabbriche di menzogne e calunnie quali i mezzi di rimbecillimento di massa, servilmente genuflesse ai dollari del governo terrorista americano.

Per questa guerra che è oramai da tempo perduta, con 1.938 bare rimpatriate nel silenzio dei media per questa guerra dimenticata dall’opinione pubblica, ammazzare civili è ciò a cui ai militari degli Stati Uniti rimane con la pulizia etnica dell’Afghanistan, ed è ciò su cui sopravvivono nell’impunità.

Nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso, in Afghanistan piovono missili, chewing-gum, Coca-Cola e dollari, che non fanno la felicità ma che agli autorevoli criminali di guerra e assassini americani non fanno neanche tanto schifo.

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2 commenti

  1. […] bare rimpatriate nel silenzio dei media per questa guerra dimenticata dall’opinione pubblica, ammazzare civili è ciò a cui ai militari degli Stati Uniti rimane con la pulizia etnica dell’Afghanistan, ed è […]

  2. che gli americani siano dei criminali di guerra lo si sapeva, ora vi sono le prove, che aspetta una coalizione europea per metterli fuori gioco e ridimensionare l’imperialismo espansionistico……… si fa ancora in tempo secondo me


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