La partitocrazia ladrona da spazzare via a pedate nel sedere

Per un attimo mettiamo da parte qualsiasi considerazione la si possa rivolgere all’aborto di maggioranza (PdL,Pd,Udc,Fli,Api) che sostiene senza vergogna l’infame esecutivo del boiardo Mario Monti e andiamo all’essenza, a ciò che è veramente importante, per alcune considerazioni ragionate e la semplicità con cui cercheremo di spiegarle. Partiamo da una semplice considerazione in merito all’attuale situazione politica o “crisi politica” nel BelPaese dei nominati, degli indignati senza vincolo di mandato e degli indagati (quello in foto è l’ultimo tagliaborse di una lunga serie): le prossime elezioni politiche ed i rimborsi elettorali. In mezzo la porcata elettorale voluta dal collezionista di prescrizioni Berlusconi, servita dal legaiolo reo-confesso Calderoli – “l’ho scritta io ma è una porcata” – ed approvata a tempo di record dal colluso passacarte Napolitano. La legge finora ha regolato le elezioni politiche italiane del 2006 (XV Legislatura), e del 2008 (XVI Legislatura). I punti salienti della legge sono le liste bloccate, l’abolizione dei collegi uninominali, la presentazione in anticipo del programma elettorale e del leader della forza politica, le coalizioni, le soglie di sbarramento ed il premio di maggioranza. Da qualche tempo non passa giorno che un qualunque onorevole non si cimenti in qualche esercizio di retorica, parlando all’infinito, per dire sempre la stessa cosa: cambiare la legge elettorale, riformare il sistema dei partiti, garantire trasparenza, contrastare l’antipolitica (i ladroni nominati temono di essere spazzati via, mandati a casa a pedate nel sedere) salvo poi ricadere nella cupidigia, ossia quel desiderio sfrenato di beni materiali e di potere, che si trascinano dietro da oltre vent’anni quando si tratta di spartirsi la ricca torta dei rimborsi elettorali. Insomma, la partitocrazia ladrona spara balle su balle, e la stragrande maggioranza della popolazione italiana che (forse) non ha capito bene il messaggio è pronta ad annuire. Questa giurassica congregazione di cavalieri dell’apocalisse economica e politica, capitanata dal liberticida Mario Monti, che dall’alto del suo scranno di comando si indigna, pensa solo a ingrassare le banche e le cosche della grande Usura.

Apparentemente potremmo dire che il “contributo per le spese elettorali” non è un principio sbagliato, soprattutto se si tratta di una buona legge che garantisca la redistribuzione di tale ricchezza sottratta (senza vergogna) al Popolo con lo strumento dell’inganno post-referendario.

Nonostante nel 1993 gli elettori si siano chiaramente espressi (90,3%) contro tale finanziamento, i partiti sono riusciti beffardamente a mantenere in vita tale meccanismo. Posto che la coscienza italiana di tutti, spesso insensibile a certe domande rimane sempre sovrana, un voto può porre alcuni li­miti al mo­dello “democratico” che spesso ignora i beni co­muni, essendo a stretto contatto con l’interesse del po­tere politico che ne calpe­sta giu­sti­zia e la cosiddetta “democrazia”.

Ma la legge è uguale per tutti e la corsa alle crocette, oltrechè riguardare lo stivale intero per il futuro del BelPaese, non è stata creata per levare dal fango alcuni tra noti e meno noti. Tale elementare fatto, sintetizzato nell’essenza, porta ad interrogarci sul significato del principio in base al quale siamo tutti uguali di fronte alla legge, anche se non tutti siamo, in concreto, uguali per privilegio.

Usiamo quindi il cervello, ispirato dallo stato del diffondersi di una certa insofferenza per questa politica e giungiamo ad interessanti considerazioni per smantellare il disegno criminale che sta per essere servito agli italiani a fronte del mito della sovranità popolare e della retorica padronale che prospera tuttora felicemente, ed è a un passo dal farci perdere “democraticamente” anche ogni diritto.

Se il compito di ogni governo è governare, non c’è alcuna giustificazione per non governare bene. È certo che una rivoluzione significa il crollo della politica, ma è anche certo che le rivoluzioni sono causate più spesso dalle negligenze del governo. Dopo tutto, le rivoluzioni non sono tanto dovute al fatto che un gruppo di fanatici hanno rovesciato il vecchio governo, quanto al fatto che il vecchio governo, probabilmente per un gran numero di ragioni, ha semplicemente cessato di governare. E la causa più comune di questa carenza di governo è da attribuirsi all’ignoranza di ciò che vogliono i governanti, ignoranza causata da una rappresentanza inadeguata.

 

I falsi pudori degli indignati politici, la Casta arraffona per eccellenza, di pari grado ai nuovi savonarola della religione economica e dei moralisti devoti, cianciano “nell’interesse dell’individuo” di togliere la politica dalle amministrazioni locali, dalle scuole, dai sindacati, dalle associazioni degli impenditori e della borghesia industriale, dalle proprietà dei giornali, dai CdA delle banche e così via, lasciandola soltanto al Parlamento (leggasi Palazzo dell’Inganno).

Come dire escludere i partiti dalla politica, o meglio, rendere i parlamentari indipendenti dai partiti. In fin dei conti è poco più che una scappatoia per evitare l’evidente assurdità di chiedere al controllore che controlla i controllati, moralizzandone il problema, di togliere la politica dalla politica.

E se qualcuno non vive secondo i loro princìpi, tanto peggio per lui.

I problemi possono sempre essere affrontati con mezzi autocratici perseguendo taluni fini “egoistici”, poichè sono strumenti per mezzo dei quali un elettorato può rendere un governo non responsabile delle proprie azioni. In effetti, l’autocrate è un governante arbitrario che fa le leggi evitando ogni dibattito o consultazione. Ecco quindi che i compromessi politici sono il prezzo che viene fatto pagare al Popolo.

Recentemente si è conclusa, in perfetto stile gattopardo, la recita ipocrita di maggioranza che sostiene genuflessa la cosca dei banchieri, quelli che con la pancia piena e il loro culo ben piazzato su comode poltrone, hanno dato al governo della macelleria sociale la loro servile fiducia: il prestanome dello stallone di Arcore, Angelino Alfano (PdL), Pier Luigi Bersani (Pd) e Pier Ferdinando Casini (Udc), a Montecitorio.

Durante l’incontro, che si è svolto come per magia nello studio ovale di Silvio Berlusconi, alla Camera, tra gli argomenti trattati in agenda, la prossima truffa da servire al popolo bue: la legge elettorale.

Come già riportato, ecco in sintesi l’inciucio di massima per le riforme: riduzione del numero dei parlamentari e potere di scelta dei parlamentari (fate bene attenzione, due cose in contraddizione tra loro), rafforzamento dei poteri al premier (un vecchio e tanto caro pallino del pregiudicato e collezionista di prescrizioni Silvio Berlusconi, ma in cosa consisterà, questo rafforzamento, non è dato saperlo), superamento del bicameralismo perfetto (ne siamo convinti, in un parlamento in cui vige la pratica dei franchi tiratori, dell’emendamento a sorpresa, del golpe, e di altre italiche porcherie) e, per quanto riguarda la nuova truffa elettorale, un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione (l’obbligo di coalizione c’è mai stato? o trattasi invece di smantellamento del premio di maggioranza?), l’indicazione del candidato premier (che novità è dopo la legge porcata voluta da Berlusconi, proposta da Calderoli e firmata da Napolitano?), una soglia di sbarramento (altissima, per condurre i nuovi regnanti verso un bipartitismo fai da te), e il diritto di tribuna (una contentino per trombati, ossia per i cespugli che nel Palazzo dell’inganno non entreranno mai).

L’ipotesi delle preferenze è stata subito sotterrata da una nota dell’ufficio stampa del Pd: “L’informazione secondo la quale nei colloqui di oggi sulla legge elettorale si sarebbe convenuto sul ritorno alle preferenze è destituita di fondamento”. Ergo, sotterrato anche il premio di maggioranza, dopo le “democratiche elezioni” i partiti che hanno superato la percentuale “democratica” dello sbarramento cercheranno il “democratico” partito ombra con cui “democraticamente” inciuciare e spartirsi la torta del rimborso elettorale.

Analizziamo ora l’attuale porcheria elettorale che ha permesso alla partitocrazia ladrona di nominare e di collocare i propri basisti:

  • Programma elettorale e leader della forza politica: la legge prevede l’obbligo, contestualmente alla presentazione dei simboli elettorali, per ciascuna forza politica di depositare il proprio programma e di indicare il proprio leader;
  • Coalizioni: la legge prevede la possibilità (e non l’obbligo come vorrebbero fare credere) di apparentamento reciproco fra più liste, raggruppate così in coalizioni. Il programma ed il leader della forza politica, in caso di coalizione, devono essere unici: in questo caso viene assunta la denominazione di Capo della coalizione. Egli tecnicamente non è candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, poiché spetta al Presidente della Repubblica la nomina;
  • Soglie di sbarramento: per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per le liste non collegate la soglia minima è ridotta al 4%. La stessa soglia viene applicata alle liste collegate ad una coalizione che non ha superato lo sbarramento. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti, o se rappresentano la maggiore delle forze al di sotto di questa soglia all’interno della stessa (il cosiddetto miglior perdente che oggi gli onorevoli ladroni chiamano diritto di tribuna). Al Senato le soglie di sbarramento sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%;
  • Premio di maggioranza: viene garantito un minimo di 340 seggi alla Camera alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Da notare che 12 seggi, assegnati alla “circoscrizione Estero”, sono contemplati a parte, come anche il seggio della Valle d’Aosta. I voti della Valle d’Aosta e degli italiani all’estero non sono calcolati nemmeno nella determinazione della coalizione vincente. Per quanto concerne il Senato, il premio di maggioranza è invece garantito su base regionale, in modo da assicurare alla coalizione vincente in una determinata regione almeno il 55% dei seggi ad essa assegnati;

A tutto c’è un limite.

Vorremmo quindi provare a lanciare un apello, grazie alla vostra accoglienza, a tutti gli elettori che stanno meditando l’astensione come ritorsione a ciò che non piace di questa politica. Fate bene attenzione!

Consideriamo adesso le ultime elezioni politiche dell’aprile 2008 (cui sopra gli esosi rimborsi a fronte delle minori spese sostenute):

gli italiani aventi diritto al voto alla Camera sono stati 47.041.814 cui 37.874.569 votanti (80,51%) e al Senato 42.358.775 cui 34.058.406 votanti (80,40%).

Dei partiti che compaiono nella foto in alto hanno ottenuto seggi alla Camera:

  • PdL 13.629.464 voti (37,38%) e 272 seggi
  • Pd 12.095.306 voti (33,18%) e 211 seggi
  • Lega Nord 3.024.543 voti (8,30%) e 60 seggi
  • Udc 2.050.229 voti (5,62%) e 36 seggi
  • IdV 1.594.024 voti (4,37%) e 28 seggi
  • MpA 410.499 voti (1,13%) e 8 seggi
  • SvP 147.718 voti (0,41%) e 2 seggi

Dei partiti che compaiono nella foto in alto hanno ottenuto seggi al Senato:

  • PdL 12.511.258 voti (38,17%) e 141 seggi
  • Pd 11.042.452 voti (33,69%) e 116 seggi
  • Lega Nord 2.642.280 voti (8,06%) e 25 seggi
  • IdV 1.414.730 voti (4,32%) e 14 seggi
  • Udc 1.866.356 voti (5,69%) e 3 seggi
  • MpA 355.361 voti (1,08%) e 2 seggi

I rimanenti partiti in foto sopra, non avendo superato gli sbarramenti imposti dalla soglia di ingresso non hanno ottenuto alcun seggio nè alla Camera nè al Senato. Tranne che per i cosiddetti rimborsi elettorali che però sono stati ottenuti avendo raggiunto ciascun partito almeno l’1% dei suffraggi su scala nazionale.

Detto ciò, analizziamo la truffa elettorale facendo un banale esempio.

Ai partiti non interessa il numero dei voti, bensì la percentuale ottenuta sui voti validamente espressi. Quindi se votano, diciamo, solo in 50 su 100 aventi diritto al voto, e un qualsiasi partito ottiene 20 voti, lo stesso esulterà per il 40% ottenuto, mentre se votassero tutti i 100 aventi diritto e lo stesso partito ottenesse 25 voti, avrebbe incrementato il proprio elettorato di un quarto, e rimarrebbe deluso per il misero 25% rimediato.

Premesso che ciò era un semplice esempio, speriamo esaustivo al fine di cui sopra, ricordiamo a chi ci legge che per ottenere un rimborso elettorale un partito deve raccogliere almeno l’1% dei suffragi su scala nazionale. E come abbiamo più volte ripetuto, parlare di “rimborso” è fuori luogo in quanto i partiti non rientrano dei soldi effettivamente spesi, ma di una cifra 4 volte superiore: 4 euro per ogni euro speso. Meglio chiamare le cose per come vanno chiamate: TANGENTI.

Il paradosso dei Papponi di Stato, oramai ai minimi storici nei sondaggi commissionati nel bordello di Arcore, che continuano a ripetere la solfa per la quale “abolire i finanziamenti sarebbe un errore drammatico che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobbies”, risiede proprio nel fatto che facendo (loro) leva sull’antipolitica, mirano infidamente a coinvolgere più potenziali aventi diritto a non utilizzare lo strumento del voto, incrementando l’astensionismo, ben sapendo che in caso contrario sarebbero proprio loro ad essere puniti, e di conseguenza direbbero addio ai loro privilegi ed alle loro dorate poltrone.

E la cosa più odiosa è il giro di clientele mafiose e di porcherie di ogni genere che i partiti muovono.

Quindi se non siete d’accordo sull’operato del governo dei banchieri sostenuto dalla maggioranza bastarda PDL+PD+UDC+FLI+API non scelta dagli elettori, cui però il contributo per aver messo una crocetta è finita comunque ben 4 VOLTE nelle casse di quei partiti:

VOTATE E FATE VOTARE PER QUALSIASI PARTITO
SIA NELLE VOSTRE CONVINZIONI POLITICHE

il cosiddetto “ALTRO“, ossia per quei piccoli partiti costantemente snobbati nei sondaggi (commissionati dagli stessi partiti), sottomessi dalla partitocrazia ladrona e propagandati come “minori” o “voto inutile” dai servili media mainstream per rimbecillire le masse e ingrassare la solita porcilaia politica, quelli con la pancia piena e il loro culo ben piazzato su comode poltrone che stanno portando il popolo italiano alla rovina.

Andate a votare, e con il potere della vostra matita, mandateli a casa!

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3 commenti

  1. […] intervenire in difesa dei partiti ladroni e corrotti che continuano a gozzovigliare impunemente nei privilegi ed i cui responsabili parlamentari hanno generato, per incapacità amministrativa, una tale […]

  2. […] era prevedibile anche dai dati seppur provvisori desunti da siffatti sondaggisti stipendiati dalla partitocrazia ladrona, l’eutanasia politica è in netta crescita. Non il solito trend, ma il raddoppio almeno dello […]

  3. […] come invece è stato apostrofato dal giro di danze indignate e refrattarie nel teatrino della partitocrazia ladrona, il peggiore presidente della repubblica che con un colpo di Stato finanziario ha nominato in […]


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