Rimborsi elettorali? NO, tangenti all’italiana

Il sistema del finanziamento dei partiti (ex legge Piccoli n. 195 del 2 maggio 1974) nel BelPaese è beffardamente chiamato “contributo per le spese elettorali” (reintrodotto a seguito dell’abrogazione referendaria dell’aprile 1993 con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993), è un’anomalia che non funziona e che presenta deficit e carenze. A dirlo, meglio tardi che mai, è il gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione, in un rapporto per il quale il “punto debole” della legislazione italiana su questa materia risiede nel sistema dei controlli. E a complicare le ipotesi, le denunce contro ignoti dei due ex tesorieri, Luigi Lusi (Pd) e Francesco Belsito (Lega), che all’insaputa di altri hanno trovato le maniglie delle porte delle sedi di partito smontate pezzo per pezzo, senza foglio delle istruzioni per rimetterle insieme. Tant’è.

Il Consiglio d’Europa è l’organizzazione creata nel 1999, distinta dall’Ue, di cui fanno parte 47 Paesi (l’Italia ne fa parte dal 2007), per monitorare la regolare osservanza delle leggi anti corruzione. Tra il 1994 e il 2008 i partiti politici hanno speso in totale 570 milioni di euro, ma i rimborsi ricevuti per le campagne elettorali sono stati pari a 2,253,612.233 milioni di euro. Con una differenza di 1,674,612.233 milioni di euro. È quanto si sottolinea nel rapporto sul finanziamento ai partiti (clicca qui) evidenziando che alcuni partiti hanno ricevuto anche il 400% in più rispetto alle spese (per ogni euro speso, lo Stato rimborsa ai partiti quattro volte tanto) facendo leva sul fatto che in Italia l’erogazione dei fondi è legata ai voti ottenuti e non alle spese effettivamente sostenute. Si raccomanda pure una maggiore trasparenza delle finanze dei partiti.

Per esempio, per ciò che riguarda le norme sullo status giuridico dei partiti sarebbe opportuno abbassare la soglia attuale di donazioni al di sopra della quale l’identità del donante debba essere resa nota, ovvero, 20.000 euro per donazioni a singoli candidati, e 50.000 euro per le donazioni a partiti politici. E, per la pubblicazione di informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali, garantire che tali informazioni siano rese disponibili in modo comprensibile permettendo un accesso al pubblico più semplice, via internet.

Nonostante  nel 1993 gli elettori si siano chiaramente espressi (90,3%) contro tale finanziamento, i partiti sono riusciti a mantenere in vita tale meccanismo. Per ottenere un rimborso elettorale un partito deve raccogliere almeno l’1% dei suffragi su scala nazionale. Come abbiamo più volte ripetuto, parlare di “rimborso” è fuori luogo in quanto i partiti non rientrano dei soldi effettivamente spesi, ma di una cifra 4 volte superiore. Sissignori, 4 euro per ogni euro speso. E la cosa più odiosa è il giro di clientele mafiose e di porcherie di ogni genere che i partiti muovono.

È chiaro che i partiti dovranno garantire, almeno, la necessaria indipendenza dei revisori che certificano i bilanci. Qualora dai controlli effettuati la Commissione ne evidenzi irregolarità, i presidenti di Camera e Senato provvederanno ad applicare, su proposta della stessa Commissione, sanzioni amministrative pecuniarie pari a tre volte la misura delle irregolarità stesse. Niente galera dunque, peraltro il reato è stato depenalizzato (quando si dice il caso) solo un illecito amministratito per violazione di una norma giuridica.

Politici, una casta senza vergogna. Lo Stato italiano, intanto, spende fior di quattrini per rimbecillire l’opinione pubblica con gli spot della campagna organizzata dalla Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia contro l’evasione fiscale: chi non paga le tasse vive alle spalle degli altri. Alle spalle di chi vivono i nostri (si fa per dire) parlamentari parassiti che dormono sui banchi, che giocano con gli iPad, che ingrassano con plafond illimitati, che gozzovigliano con privilegi e vitalizi? Nessun italiano li ha direttamente votati perchè, loro, i papponi di Stato con una legge fatta da indagati hanno costruito (senza opposizione) un sistema elettorale truccato.

In un Parlamento, quello del BelPaese, che dopo anni di saccheggi è ancora occupato abusivamente da 84 onorevoli ladroni inamovibili (53 deputati e 31 senatori), senza vincolo di mandato, sotto inchiesta, già condannati, in attesa di processo o rinviati a giudizio per vari reati, tra i più gravi, associazione mafiosa e mala gestione dei fondi pubblici, la violazione delle norme di finanziamento, visti i precedenti, che non siano solamente simboliche ma realmente applicate, sembrerebbe più una presa per il culo bella e buona che altro.

Alla tuonata di culo del Consiglio d’Europa, la pletora politicante italiota ha risposto con la solita flemma che più gli conviene e, nonostante ciò, e i fatti lo dimostrano, continuano a menar il can per l’aia a vendere fumo e sbrigare i fattacci loro come si evince dall’accordo nella maggioranza per la riforma in cui si prevede che i finanziamenti sopra i 5.000 euro siano pubblici e le donazioni sopra i 50.000 a partiti o fondazioni comportino l’obbligo per quest’ultimi di sottoporsi ai controlli della Commissione per la trasparenza e al controllo dei bilanci dei partiti politici, guidata da presidente della Corte dei Conti. I bilanci, certificati, dei partiti saranno pubblicati sul sito internet della Camera. I partiti potranno investire la propria liquidità in titoli emessi dallo Stato italiano.

Come si addice agli imperi finanziari. Con tanti saluti alle imperscrutabili fondazioni dei politici, alle generose donazioni private da parte di gruppi industriali e lobby, alla presenza capillare di politici nei CdA delle fondazioni bancarie, fino all’enorme zona grigia della corruzione, fenomeno in cui il lucro individuale e l’interesse di partito si confondono inestricabilmente. L’attività di controllo della Commissione verrà avviata sui rendiconti relativi all’esercizio 2011 e la Commissione sarà composta dal presidente della Corte dei Conti che la presiederà, dal presidente del Consiglio di Stato e dal primo presidente della Corte di Cassazione o loro delegati.

Nessun taglio dunque. Neanche un centesimo. Questo è quanto prevede l’intesa raggiunta fra Pdl, Pd e Terzo Polo sulla riforma delle regole che riguardano la trasparenza, i controlli e le sanzioni relativamente ai bilanci dei partiti politici. La Commissione effettuerà il controllo dei rendiconti, delle relazioni e delle note integrative dei bilanci che i singoli partiti saranno tenuti a depositare entro il 15 luglio di ogni anno. La Commissione trasmetterà entro il 30 settembre ai presidenti di Camera e Senato una relazione contenente l’esito dei controlli.

Ed ora aspettiamo che ricominci il valzer dell’indignazione farcito dagli appelli facili e dalla politica pelosa degli annunci di lorsignori, supportato magistralmente dai media mainstream.

Nel BelPaese ammantato di retorica gli onorevoli maiali chiedono sacrifici lacrime e sangue agli italiani, e poi non si riducono gli stipendi neanche di un centesimo, pur ricevendo prebende e benefici da signorotti, pagati profutamente da onesti e operosi lavoratori.

Bentornati dalle vacanze pasquali lavoratori. Chissà quanti di voi troveranno ancora il lavoro, il proprio Tfr o la propria azienda chiusa per cessata attività. Sorpresa e sgomento, per poco più di 1.000 euro al mese, per (de)merito delle concertazioni sindacali di Cgil SpA, Cisl SpA e Uil SpA. Le sigle cambiano, la solfa no.

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6 commenti

  1. Il governo monti è palesemente di destra! Ho scritto un articolo in proposito. Sei ti va leggilo e scrivi che ne pensi. http://solosapere.com/2012/04/13/altro-che-tecnici-il-governo-monti-e-di-destra-tasse-e-disequita/

  2. […] se si tratta di una buona legge che garantisca la redistribuzione di tale ricchezza sottratta (senza vergogna) al Popolo con lo strumento dell’inganno […]

  3. […] eliminare l’errore) e che non ha ancora scucito un solo centesimo dalle dorate tasche della partitocrazia ladrona – pur nelle difficoltà, lavora per evitare che l’Italia cada nello stesso […]

  4. […] della cosiddetta Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, già note ai più come tangenti. Roba forte, mica da ridere. Domanda: ma non ci stanno lavorando i […]

  5. […] cosiddetta Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, già note ai più come tangenti. Roba forte, mica da ridere. Domanda: ma non ci stanno lavorando […]

  6. […] gli emendamenti alla riforma che puntavano ad abrogare il finanziamento dei partiti. Il sistema dei rimborsi elettorali è salvo: hanno votato contro l’abrogazione totale del finanziamento le tre pasticcerie che […]


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