Quel plafond illimitato di Fini

Un plafond illimitato per le spese di rappresentanza per il presidente. Quasi tredicimila euro netti per i quattro vicepresidenti e i tre questori. Diecimila euro per i 13 deputati segretari. Italia Oggi è venuto in possesso di un documento sulle prerogative interne all’Ufficio di presidenza (vice-presidenti, questori e segretari) e dei presidenti delle giunte e commissioni della Camera dei deputati, che dimostra – con gli importi netti dichiarati in bella evidenza – quanto sia ancora lontano dalla realtà il Palazzo: da chi deve stare sul mercato nel pieno di una crisi economica. I conti in tasca all’onorevole: Ora, considerato che a un deputato semplice finiscono in tasca – netti – 5.486,48 euro di indennità parlamentare (l’unica cifra su cui paga le tasse), 4.003,11 euro di diaria di soggiorno, 4.190 euro di rimborso spese forfettario eletto-elettore (tramite il proprio gruppo parlamentare), un rimborso spese accessorie di viaggio che va da 1.107,9 euro (I fascia) a 1.331,7 euro (II fascia) ed infine 2.58,24 euro al mese di rimborso forfettario per le spese telefoniche, per un totale – si sottolinea ancora: netto – di almeno 16.119,19 euro al mese, agli ulteriori privilegiati in questione va ben di più. A Fini 20.498 euro netti al mese e rimborsi no limits: Si parte naturalmente dalla testa, ossia dalle competenze spettanti al presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Dal citato documento si vede come al netto di oltre 16mila euro mensili che finiscono in tasca a ciascun deputato, per il presidente si aggiungono 4.223,83 euro di indennità d’ufficio e un ulteriore rimborso spese telefonico di 1.54,94 euro, per giungere ad un totale di almeno 20.497,96 euro netti al mese. L’ufficialità delle cifre dice tanto, ma non tutto. Basta soffermarsi al capitolo «Prerogative», infatti, per essere colpiti da due paroline: “Plafond illimitato” relativamente al “Fondo spese di rappresentanza”.

Allora, l’autovettura di servizio, la franchigia postale e la dotazione di “apparati telefonici mobili” ad libitum, rischiano di non fare più notizia o di passare in secondo piano. Il punto è che il presidente della Camera di spese in proprio ne ha davvero poche considerato che da disposizione interna, si dota di uno staff di tredici persone: un consigliere della Camera con funzioni di Capo della segreteria, un portavoce, due addetti di V o IV livello che il presidente può scegliere anche fra estranei all’amministrazione.

Se sono dipendenti della Camera guadagnano rispettivamente 4.406,8 euro netti al mese e 3.030,9 euro netti (la retribuizione è corrisposta per 15 mensilità e le tre mensilità aggiuntive sono di importo inferiore in quanto non comprendono l’indennità di segreteria). Vi sono, infine, sei addetti di IV, III o di II livello scelti tra i dipendenti e tre addetti scelti tra estranei alla Camera la cui retribuzione è parametrata al II livello dei dipendenti Camera (2.394,84 euro netti al mese per 15 mensilità).

Anche Bindi, Buttiglione, Leone e Lupi stanno a cavallo

I vice presidenti Antonio Leone (Pdl), Rosy Bindi (Pd), Maurizio Lupi (Pdl) e Rocco Buttiglione (Udc) hanno un’indennità d’ufficio minore rispetto a Fini (2.815,89 euro netti anziché 4223,83) che li porta ad incassare 19.090,02 euro netti al mese.

Ma Leone, Bindi, Lupi e Buttiglione hanno anche loro un fondo spese di rappresentanza. Non con un plafond illimitato, come quello di Fini, ma mica da buttare via: si tratta di 12.911,42 euro all’anno. Almeno, incassando come qualsiasi deputato i 4.190 euro di rimborso spese eletto-elettore, pagheranno i francobolli, si potrebbe pensare. E, invece, no. Come Fini hanno la franchigia postale, la dotazione di telefonini e l’auto di servizio. A ciò si aggiunga una segreteria di ben sette addetti.

I questori Albonetti, Colucci, Mazzocchi come i tesorieri

Dei questori della Camera e del Senato, dei loro alloggi di servizio e del personale a disposizione si è già detto tanto. Occupandosi dell’amministrazione di Montecitorio sono un pò come i tesorieri del partiti: devono stare un’unghia sopra gli altri. È interessante notare, per esempio, come Francesco Colucci (Pdl), Antonio Mazzocchi (Pdl) e Gabriele Albonetti (Pd) abbiano quasi la stessa indennità d’ufficio dei vice-presidenti 2.820,76 euro netti al mese contro 2.815,89. Sono cinque euro, ma non sono una bazzecola: dicono chi conta concretamente di più fra le due cariche nei confini della fattoria Montecitorio.

Segretari baciati dalla fortuna

E veniamo ai 13 segretari di presidenza. Qui le motivazioni delle indennità speciali percepite, rispetto a quelle dei deputati semplici, si fanno sempre più imperscrutabili. Vabbè, devono collaborare con il presidente «per assicurare la regolarità delle votazioni in assemblea». Ma perché diavolo incassino, oltre a 2.014,83 euro mensili netti come indennità d’ufficio giustificati da questa finalità, anche fino a 10.329,14 euro di rimborso annuo per le proprie spese di rappresentanza (600 euro in meno dei questori), non si capisce proprio.

E, poi, come per tutti i membri dell’ufficio di presidenza hanno: almeno quattro addetti anche esterni per la loro segreteria, l’auto di servizio, la franchigia postale, telefonini. I fortunati sono: Giuseppe Fallica (Grande Sud-Ppa), Gregorio Fontana (Pdl), Donato Lamorte (Fli), Lorena Milanato (Pdl), Mimmo Lucà (Pd), Renzo Lusetti (Udc), Emilia Grazia De Biasi (Pd), Gianpiero Bocci (Pd), la storica tesoriera dell’Idv, Silvana Mura, Giacomo Stucchi e Guido Dussin (Lega Nord), Angelo Salvatore Lombardo, fratello del governatore siciliano, e Michele Pisacane (Noi Sud).

Presidenti di commissione, i più sfortunati fra i privilegiati

Apparentemente non ha senso che i deputati segretari incassino la stessa indennità d’ufficio dei presidenti di giunte e commissioni che hanno ben altre mansioni. I presidenti di commissioni e giunte, poi, hanno un fondo di rappresentanza di soli 3.600 euro annui (e per di più si pagano pure le spedizioni postali a differenza dei membri di presidenza).

Eh sì, tra «i più uguali degli altri» della Camera, i più sfortunati, si fa per dire, sono proprio loro:

  • Maurizio Migliavacca
  • Pierluigi Castagnetti
  • Donato Bruno
  • Giulia Bongiorno
  • Stefano Stefani
  • Edmondo Cirielli
  • Giancarlo Giorgetti
  • Gianfranco Conte
  • Angelo Alessandri
  • Mario Valducci
  • Manuela Dal Lago
  • Silvano Moffa
  • Giuseppe Palumbo
  • Paolo Russo
  • Mario Pescante
  • Leoluca Orlando
  • Giovanni Fava

Dal punto di vista retributivo contano meno di un questore e meno di un deputato segretario. Conservano a malapena l’auto blu e il telefonino. Le loro segreterie, poi, fanno ridere rispetto a quelle dell’uffico di presidenza (tre addetti al massimo anche esterni). In media costano 237mila euro l’una complessivamente. Meglio di niente, ma la segreteria di un vice-presidente o di un questore ne costa 660mila (quella di deputato segretario 357mila).

Chiaro, gli addetti alla segreteria di un presidente di commissione oltre ad essere di meno, guadagnano anche meno dei pari grado degli uffici di presidenza. Un II livello guadagna 2.262,44 netti contro 2394,84. Un IV livello guadagna 2703,64 netti contro 3030,90 (le mensilità sono sempre 15). Ma il punto è che Fini, Leone, Bindi, Lupi, Buttiglione, Colucci, Mazzocchi e Albonetti possono accedere a personale di V livello (4.406,8 euro se interno per 15 mensilità e 4.979,31 euro netti per 13 mensilità se esterno), mentre i presidenti di commissione no.

da Franco Adriano, ITALIA OGGI

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3 commenti

  1. […] dire) parlamentari parassiti che dormono sui banchi, che giocano con gli iPad, che ingrassano con plafond illimitati, che gozzovigliano con privilegi e vitalizi? Nessun italiano li ha direttamente votati perchè, […]

  2. […] accumulano rabbia contro i partiti, per quello che fanno, per i soldi che sprecano e per quelli che rubano dalle casse pubbliche. Certo, li hanno perchè gli spetta per legge; ma sono leggi che hanno fatto […]

  3. […] Gianfranco Fini ha una laurea in Pedagogia ottenuta a 23 anni e a pieni voti a Roma, ma senza frequentare le lezioni: nel 1975 i neofascisti del Msi (lui era diventato fascista nel ’68 perché al Manzoni di Bologna gli avevano impedito di vedere Berretti Verdi, dove «John Wayne parte per il Vietnam a combattere eroicamente i musi gialli comunisti», diceva) venivano picchiati se osavano mostrarsi a Magistero, feudo dell’ultrasinistra. […]


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