C✡sì fan tutti

È prassi pressoché consolidata che ad ogni commemorazione genocida gli impiegati della memoria sfornino, affondando le proprie radici, solo ed esclusivamente nelle memorie olocaustiche e non, invece, come la storia pretenderebbe che fosse in altri accadimenti storici. Per diventare quindi membro dell’esclusivo club della società aperta, si deve semplicemente sostenere le guerre giuste. Da cappuccetto rosso ad Auschwitz, prosegue la lacrimevole sfilata di rabbino-dipendenti per rendere al meglio il servigio. All’appello mancava solo lui: Mario Monti. Al pari del giudeo Fini, e di tutti gli altri italici camerieri, servilmente genuflessi alla potente lobby ebraica, anche l’indegno Monti, ha pensato bene di andare in pellegrinaggio in Israele e accreditarsi presso i boia sionisti. Il trinariciuto Mario Monti ha confermato che l’Italia venderà ad Israele 20 aerei bimotore M-346, destinati all’addestramento dei piloti dell’Israeli Air Force, piazzati con un succulento pacchetto di vendite per conto della multinazionale della guerra Finmeccanica-Alenia-Aermacchi. Inoltre, il boiardo, a evidenziare quanto poco (per non dire nulla) conti l’Italia sulla scena internazionale, senza più sovranità nazionale, ha confermato anche la concessione dei cieli della Sardegna all’aviazione militare sionista, rimasta senza spazi da quando la Turchia ha rotto la collaborazione con l’entità ebraica. Un incontro degno di un capo del governo, come ha tenuto a precisare la diplomazia sionista. Nel discorso sul conflitto tra palestinesi e israeliani, la risposta altrettanto comoda dell’equilibrista Monti: «L’unica opzione sono i due Paesi, non ci sono alternative per una soluzione definitiva del conflitto». Mario Monti, con la compiacenza dei terroristi Beniamjn Netanyahu e Shimon Peres, ha rilanciato il mantra della diplomazia internazionale di “due popoli, due stati“, evitando accuratamente di criticare i due criminali sionisti per tutte le nefandezze compiute dal loro governo contro la popolazione palestinese. Qualcuno però dovrebbe però spiegare al preside della Bocconi che la soluzione “due popoli due stati” oggi non è una soluzione. Non lo è perchè non è praticabile, perchè non porta alla giustizia, e perchè non porta alla pace. Non è praticabile perchè, guardando a quello che dovrebbe essere ora lo Stato di Palestina, più che uno stato sembra una gruviera costellata di colonie sioniste, non tale da giustificare un abominevole quanto gratuito genocidio. Ma ai terapeuti del sionismo militante, l’appetito vien mangiando: non solo gli incontri istituzionali con le autorità sioniste (molte) e palestinesi (poche), “importante” è stata anche la visita “toccante”, come riferiscono i mezzi di rimbecillimento di massa, al Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista a Gerusalemme. Tale religione si erge sul mito fondante della cosiddetta shoah e sul senso di colpa collettivizzato di cui il timore reverenziale nel muovere critiche ad Israele è una spia estremamente rivelatrice. In altre parole, il mito della shoah ha macchiato indelebilmente le coscienze, che devono rimanere inchiodate al senso di colpa nei secoli. Si tratta di creare un sentimento di colpevolezza che i sionisti utilizzano da leva per ottenere i vantaggi e le complicità di cui hanno bisogno per perpetrare i loro sanguinari disegni. Il senso di colpa collettivo si fa quindi inestinguibile, e per taluni professionisti della memoria olocaustica in servizio permanente effettivo, la shoah deve diventare “l’evento” che non conosce paragoni e gli ebrei tornano così a sentirsi il “popolo eletto” legittimato a non riconoscere giurisdizione alle regole e ai codici che, invece, valgono per tutti gli altri.

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