L’ignavia politica ha fatto del suicidio un vero lavoro

Nella Divina Commedia, il più grande capolavoro della letteratura italiana di tutti i tempi, gli ignavi sono i dannati che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Dante li inserisce nell’Antinferno perché li giudica indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell’Inferno. Il disprezzo del Sommo Poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo. L’ignavia, sinonimo di accidia uno dei sette vizi capitali, è la mancanza di volontà e di forza morale. Che l’Inferno sia un testo politico per eccellenza, è confermato dal fatto che le prime anime dannate descritte da Dante sono appunto gli ignavi, gli indifferenti alla politica. Per questa categoria di soggetti (umani e semiumani), che vissero “senza lode e senza infamia” (Inferno, III, v. 36), questi ignavi non vengono visti come semplici qualunquisti indifferenti alla politica, ma visti proprio come opportunisti, cioè come coloro che, prima di schierarsi, si mettevano ad osservare chi, tra i partiti opposti, avrebbe avuto la meglio. Oggi un grande errore da parte del “tecnico” e del “politico” che si abbandonano all’ignavia più profonda è l’indifferenza nel non ascoltare i problemi reali dell’individuo che invece combatte per sopravvivere. Se un tecnico dice qualcosa, allora tutti i politici, o quasi, non avendo idee chiare sul da farsi, danno per buone le sue parole e le fanno proprie. Quando il boiardo Monti lanciò il suo slogan – Equità, Rigore, Crescita – un appello camuffato al senso di responsabilità per partiti e forze sociali, non mancarono tutti a lodare le parole del Capo, mentre, a colpi di scure l’Europa chiedeva ancora sacrifici a chi, il Popolo, non aveva più nulla da sacrificare. Tutti elogiano le frasi retoriche del Preside, quasi a ritagliargli su misura il vestito del capro espiatorio della propria ignavia. Proprio così. L’ignavia di una classe politica incapace di prendere decisioni e di portarle a buon fine. Incapace di produrre alternative valide alla macelleria sociale in atto e interessata solo a garantirsi i propri privilegi e, ad ogni buon conto, a costruire la prossima campagna elettorale per continuare a fottere il Popolo. I redditi scendono, le imprese chiudono (secondo un dato della Cgia di Mestre, nel 2011 sono state 11.615 le aziende che in Italia hanno chiuso i battenti per fallimento, precisando che questo dramma non è stato vissuto solo dai datori di lavoro, ma anche dai dipendenti: secondo una prima stima, che in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro), le banche ingrassano facendo i loro interessi invece di rilanciare il credito, i politici gozzovigliano, e ancora peggio, dalle tragedie che invadono le cronache, nell’esistere quotidiano alla sofferenza degli italiani e delle loro famiglie che affrontano la crisi, la lunga e triste lista di coloro che hanno scelto di togliersi la vita schiacciati dal peso dei problemi economici. Ripercorrendo, una per una, tutte queste storie in tempo di crisi, sembra che la loro routine debba continuare all’infinito, complice l’ignavia politica che ha fatto del suicidio un vero lavoro.

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2 commenti

  1. La classe politica……………..Incapace di qualsiasi azione positiva e buona per il Paese………………..cos’altro si può dire…..si corre il rischio di degenerare nell’esprimersi…..vi è tanta rabbia e indignazione!Questo è quanto!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. […] il cosiddetto “ALTRO“, ossia per quei piccoli partiti costantemente snobbati nei sondaggi (commissionati dagli stessi partiti), sottomessi dalla partitocrazia ladrona e propagandati come “minori” o “voto inutile” dai servili media mainstream per rimbecillire le masse e ingrassare la solita porcilaia politica. Quelli che oggi hanno la pancia piena e il loro culo ben piazzato su comode poltrone e stanno portando il popolo italiano alla rovina. […]


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