L’asino e il bue

Ricordate quel cappio sventolato alla Camera il 16 marzo 1993 dal deputato leghista Luca Leoni Orsenigo? Le immagini del cappio sventolato fecero il giro del mondo. Oggi, invece, dopo aver esercitato un potere spropositato, la Lega viene travolta dall’onda giustizialista che ha cavalcato. A seguito delle indagini sul tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, condotte dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, il ciarlatano di Cassano Magnago, Umberto Bossi, ha lasciato il ruolo di segretario del partito e si è dimesso. Dimissioni «irrevocabili» a vent’anni esatti dalle elezioni del 5 aprile 1992. Adesso nella giornata dell’addio del Senatùr, si invocano le pulizie di primavera come se la cosa non riguardasse gli altri padanissimi indignati, come se non fossero tutti implicati in oscuri maneggi: dai fondi neri in Tanzania all’italica criminalità organizzata che ha scatenato metastasi nell’apparato di via Bellerio. Giusto ai militonti in camice verde la si potrebbe dare a bere. Altro che unico partito d’opposizione contro la corruzione e le banche! Un partito farcito di affaristi e corrotti oramai giunto al capolinea delle scalate bancarie, che ha il coraggio di invocare le pulizie, in opinabile rito celtico, facendo quadrato attorno al principale artefice della rovina: Umberto Bossi. È tempo che la Lega venga archiviata, con tutto il suo schifo, e con tutti i partiti che decisero disinvoltamente nel 1993 di aggirare l’abolizione del finanziamento pubblico, mascherandolo da rimborso elettorale. Nel BelPaese con le pezze al culo dove può succedere che ci sia un governo di banchieri, imposto dall’alto e votato da nessuno, che si regge su una maggioranza politica di fratellanze sorellanze, cuginanze o altre parentele bastarde, che votano insieme ma non si riconoscono come alleati, il fatto di rubare e gozzovigliare alle spalle del Popolo è ciò che gli riesce meglio. La Lega Nord, nel Palazzo dell’Inganno ammantato di moralisti e verginelle, si scopre ladrona, come tutta la partitocrazia ladrona che con la formula truffaldina del rimborso elettorale è ingrassata, dal 1994, di ben 2,7 miliardi di euro. La corsa alle poltrone è stata certo pelosamente condannata dai «duri e puri», anche se non mancano casi in cui eletti hanno «approfittato dell’ondata leghista per fare i propri interessi». Del resto, chi parla di nepotismo e finge di non conoscere il curriculum del preparatissimo Renzo Bossi, cos’altro poteva fare nel segreto dell’urna?

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2 commenti

  1. “THE FAMILY… AND THE FISHING NET” (P. GABRIEL).

  2. […] E a complicare le ipotesi, le denunce contro ignoti dei due ex tesorieri, Luigi Lusi (Pd) e Francesco Belsito (Lega), che all’insaputa di altri hanno trovato le maniglie delle porte delle sedi di partito […]


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