Progetto JSF F-35, il folle business della colonia Italia per ingrassare le banche, le multinazionali e la cricca della guerra

In un momento di forte crisi economica ci possiamo permettere di spendere 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri JSF F-35? Le spese per la “difesa” (si scrive così, ma si legge “guerra”) sono aumentate sensibilmente negli anni fino a superare nel 2011 la soglia record dei 20 miliardi di euro, mentre per il 2012 la spesa lieviterà di un altro miliardo di euro. Una cifra che però potrebbe anche essere superiore di almeno un 10%, fino a sfiorare i 23 miliardi di euro (l’1,3% del Pil), secondo gli esperti, ma che non è dato sapere con certezza a causa della mancanza di trasparenza da parte del governo dei banchieri sugli affari della cricca militare del BelPaese. L’Aula della Camera ha iniziato l’esame di alcune mozioni riguardanti la partecipazione italiana al programma multinazionale di progettazione, sviluppo e produzione del velivolo militare Joint strike fighter (JSF) F-35. Di recente, su tale partecipazione ed in particolare con riferimento all’ipotesi originaria di acquisto, da parte dell’Italia, di 131 cacciabombardieri Joint strike fighter, il Ministro della difesa Giampaolo Di Paola, nell’illustrazione dello strumento da guerra davanti alle Commissioni Difesa della Camera e del Senato (seduta del 15 febbraio 2012), ha reso noto che vi sarà un ridimensionamento del programma in quanto “l’esame fatto a livello tecnico e operativo porta a ritenere come perseguibile, da un punto di vista operativo e di sostenibilità, un obiettivo programmatico dell’ordine di 90 velivoli (con una riduzione di circa 40 velivoli, pari a un terzo del programma)”. L’F-35 Lightning II è un velivolo caccia multiruolo di quinta generazione con spiccate caratteristiche stealth (bassa osservabilità da parte dei sistemi radar) e net-centriche (interconnessione di tutti i sistemi di comunicazione, informazione e scambio dati a disposizione). Il progetto è realizzato in cooperazione da Stati Uniti ed altri 8 partners: il Regno Unito è partner di primo livello, al pari degli Stati Uniti, con una quota di investimento nello sviluppo del programma al 10%; l’Italia, insieme all’Olanda, è partner di secondo livello, con una quota di investimento nello sviluppo del programma al 3,9%; Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca sono partners di terzo livello con una partecipazione finanziaria al 2%. Il velivolo sarà prodotto in tre versioni: F-35A a decollo convenzionale; F-35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL) per portaerei con ponte adatto; F-35-Cper portaerei con catapulte (CATOBAR). Dopo la crisi economica in Grecia alcuni Governi europei hanno deciso di tagliare anche le spese militari, in Italia invece, il governo dei professori banchieri ha pensato bene di tagliare pensioni e posti di lavoro legalizzando i licenziamenti. Peggio, senza vergogna, ha foraggiato banche, assicurazioni e multinazionali, e non ha scucito un solo centesimo ai privilegi dei grassi cialtroni che si spacciano per politici.

La Gran Bretagna ha annunciato un taglio dell’8% pari a 5 miliardi e 300 milioni di euro in 4 anni. La Francia taglia invece del 15% le sue spese risparmiando 5 miliardi in tre anni, mentre la Germania ha deciso di risparmiare 4,3 miliardi di euro, pari al 13,9% delle sue spese militari. La Danimarca ha congelato per due anni la sua partecipazione al programma F-35.

Negli Stati Uniti, invece, la commissione creata dal premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obamaper ridurre il debito pubblico americano, ha proposto tagli annui di 100 miliardi di dollari al bilancio della Difesa a partire dal 2012. Secondo alcune anticipazioni di stampa, quando i tagli saranno a regime, cioè nel 2015 l’acquisto di materiale militare verrebbe ridotto di 20 miliardi di dollari ed altri 7 miliardi di dollari arriverebbero da ricerca e sviluppo. La commissione taglierà del 15% il budget delle armi del Pentagono ed in particolare rinuncierà alla versione per i Marines dell’F35-B a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl), affetto da diversi problemi e il cui taglio farà risparmiare 17,6 miliardi di dollari nel quadriennio 2010-2015.

In Italia si è iniziato a parlare del progetto nel 1996 con il Ministro della Difesa Beniamino Andreatta (primo Governo Prodi), e il 23 dicembre 1998 (governo D’Alema) è stato firmato il Memorandum of Agreement per la fase concettuale-dimostrativa con un investimento di 10 milioni di dollari; nel 2002 (II governo Berlusconi), dopo l’approvazione delle Commissioni Difesa di Camera (4 giugno 2002) e Senato (14 maggio 2002) è stata confermata la partecipazione alla fase di sviluppo con un impegno di spesa di circa 1.190 milioni di euro. Sull’andamento del progetto è stato informato il Parlamento il 28 luglio 2004 ed 16 gennaio 2007. L’ 8 aprile 2009 le Commissioni difesa di Camera e Senato (8 aprile) hanno espresso parere favorevole sullo schema di programma trasmesso dal Governo che comprendeva l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 al costo di 12,9 miliardi di euro, spalmati fino al 2026 e la realizzazione, presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara), di una linea di assemblaggio finale e di verifica (FACO) per i velivoli destinati ai Paesi europei.

Il 15 febbraio 2012, il Ministro della difesa, ammiraglio Di Paola, nell’illustrare alle Commissioni riunite difesa della Camera e del Senato le linee di indirizzo per la revisione dello strumento militare ha annunciato che vi sarà un ridimensionamento del programma: “l’esame fatto a livello tecnico e operativo porta a ritenere come perseguibile, da un punto di vista operativo e di sostenibilità, un obiettivo programmatico dell’ordine di 90 velivoli, una riduzione importante che, tuttavia, salvaguarda anche la realtà industriale e che, quindi, rappresenta una riduzione significativa coerente con l’esigenza di oculata revisione della spesa”.

La “necessità” di proseguire nel programma è stata, altresì, posta in relazione con la necessità di sostituire tre linee di velivoli, i Tornado, gli AMX, e gli  AV-8B, per un complesso di circa 160 velivoli, che nell’arco dei prossimi 15 anni usciranno progressivamente dalla linea operativa per vetustà.

La partecipazione industriale italiana al programma è prevista in 11 miliardi di dollari nelle sole fasi di sviluppo e produzione. La partecipazione dell’industria nazionale alle fasi di supporto logistico e di sviluppo successivo non sono ancora definite, mentre le attività svolte nel centro FACO/MRO&U potranno offrire opportunità aggiuntive alla partecipazione dell’industria nazionale al programma pari a circa 1,5 miliardi di dollari.

Tra le aziende italiane coinvolte nel business:

  • Alenia Aermacchi realizzerà il cassone alare del 100% dei velivoli destinati alle FF.AA e del 50% di quelli destinati a USA e UK;
  • Avio avrà la responsabilità completa per lo sviluppo e la produzione del sistema di trasmissione e di parte della turbina del motore F136;
  • Galileo Avionica ha ottenuto l’appalto per lo sviluppo e la realizzazione della cella “sotto vuoto” del sistema di controllo del tiro;
  • Elsag è coinvolta nel settore dei sistemi informativi a supporto dello sviluppo prodotto e per la logistica;
  • Marconi Selenia Communications è affidata la costruzione dei sistemi radio di riserva;

Le altre ditte italiane che hanno acquisito contratti ed impegni per il futuro:

  • Aerea (piloni dilancio dei missili)
  • Datamat
  • Gemelli
  • Logic
  • Selex communication
  • Marconi
  • Sirio Panel (schermi e luci dell’abitacolo)
  • Mecaer
  • Moog
  • Oma
  • OtoMelara
  • Secondo Mona
  • Sicamb (seggiolino eiettabile)
  • Consorzio S3Log
  • Elettronica
  • Aermacchie Vitrociset

Per scaricare la lista completa delle aziende italiane coivolte nel progetto JSF F-35, con tutti i riferimenti clicca qui.

Per quel che concerne l’Italia, si riporta, nella tabella sottostante, la serie storica dei costi (in milioni di euro) per il programma JSF F-35:
.

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

107,3

126,0

118,8

148,7

127,8

94,8

47,1

158,9

468,6

 

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1 commento

  1. […] sociale e sanitaria ma non si pone nessun problema a spendere 120 milioni di euro per ogni caccia Joint strike fighter F-35. Intanto, la voragine di debito pubblico sta inghiottendo le famiglie italiane che vengono […]


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