TERR✡R MADE IN ISRAEL

Che i preparativi di guerra all’Iran siano avanti lo si era già capito dalle parole dei politici sionisti che in questi ultimi mesi hanno alzato il tiro contro Teheran, cercando in tutti i modi di coinvolgere gli Stati Uniti in una folle corsa verso una guerra che potrebbe avere delle conseguenze oltre il livello regionale. Le forze armate israeliane, già dotate di un arsenale imponente, grazie ai considerevoli aiuti militari a fondo perduto che Washington elargisce ogni anno, si arricchiranno ora di una nuova bomba anti bunker e opere fortificate sotterranee. Uno dei maggiori problemi in un possibile scenario di guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran è avere la capacità di poter perforare con bombe apposite i siti dove sono ubicati gli impianti pacifici nucleari iraniani, e per questo sono necessarie bombe convenzionali con un’elevata capacità perforante e distruttiva, salvo che non si voglia ricorrere all’opzione nucleare, che in verità non è mai stata  scartata dal tutto. L’IMI-Israel Military Industries ha pertanto progettato la MPR-500, che rappresenta un aggiornamento della statunitense Mk-82, con effetti di una Mk-84. Le bombe perforanti sono state chieste con insistenza da Netanyahu al presidente Obama nella recente visita negli Stati Uniti, e così per mettersi al riparo da eventuali ritardi, Israele ha preferito commissionare all’industria nazionale la costruzione dell’arma. La MPR-500 ha in se tutte la tecnologia di guida laser, ma può essere utilizzata anche come bomba convenzionale ed è in grado come si vede chiaramente dalle foto di penetrare varie pareti di cemento. La bomba del peso di 500 libbre -227kg- può sfondare 1 metro di cemento o quattro pareti da 200 mm, per poi esplodere all’interno della struttura fortificata con effetti devastanti. La MPR-500 sarà quindi data in dotazione alla IAF che armerà i caccia bombardieri F16 e F15, mentre nello stesso tempo si prevede di rafforzare la componente di aereo cisterne Boeing 707, indispensabili per un eventuale attacco aereo in profondità sul territorio iraniano.

I venti di guerra si fanno quindi più minacciosi nel Vicino Oriente; l’entità sionista progetta ed esporta guerre dalla sua costituzione, ora sta preparando quello che potremmo definire l’ultimo colpo di mano, ultimo perché se riuscisse ad annientare l’Iran coinvolgendo anche gli Stati Uniti diverrebbe l’incontrastato dominatore della Regione e avrebbe mano libera nell’annientare definitivamente il popolo palestinese e quanti altri si ponessero sulla sua strada, ma potrebbe essere anche il canto del cigno della potenza militare e politica israeliana. Un’escalation militare dalle conseguenze imprevedibili in caso di attacco non è un’ipotesi così lontana dalla realtà, gli interessi della Russia di Putin nella regione sono importanti e così quelli della Cina, che non starebbero certo a guardare al pericolo che si profilerebbe vicino ai loro confini come un’ulteriore restringersi della morsa Usa-Israel attorno ai loro interessi geopolitici ed energetici.

Israele sta giocando ancora una volta con il fuoco; già in passato ha attaccato violandone i confini nazionali l’Iraq e la Siria, distruggendone i siti nucleari, incurante delle conseguenze e con il tacito consenso dell’Occidente e dell’Onu, ma però ora la preda è troppo grande per essere annientata con un blitz aereo, sia pur consistente, condotto in solitario senza il supporto dell’Us Air Force.

Washington sa che impegnarsi ora nel nuovo fronte comporterebbe uno sforzo considerevole anche per le pur notevoli capacità strategiche delle proprie forze armate, senza contare la poca volontà del popolo americano di impegnarsi in un nuovo conflitto che costerebbe altre vite di giovani soldati. Sullo sfondo si muove la potente lobby ebraica Usa, che chiede senza mezzi termini a un ricattabile Obama di scatenare l’inferno, i suoi influenti think tank sono già all’opera da mesi per condizionare il Congresso, la Casa Bianca e i media mainstream.

Ora però con l’elezione del presidente Putin le carte sono state rimescolate, quello che sembrava un poker sicuro per Israele, potrebbe rivelarsi un nulla di fatto se Mosca decidesse di entrare in gioco più direttamente, magari iniziando a scongelare la consegna dei sistemi missilistici terra aria S-300, bloccati dal tiepido Medvedev, capaci di fare la differenza sul campo di battaglia a vantaggio della difesa iraniana.

Bunker buster israeliana
da Federico Dal Cortivo, EUROPEAN PHOENIX

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