Non ne fanno una dritta

Alphonse Gabriel Capone, meglio conosciuto come Al “Scarface” Capone, il criminale statunitense, di origine italiana, considerato un simbolo del gangsterismo americano e della crisi della legalità degli anni venti, un giorno disse che la “Corruzione” è “lo slogan della vita americana oggi. È la legge, quando non si rispetta altra legge. Sta minando il paese. In tutte le città, i legislatori onesti si contano sulle dita delle mani. Quelli di Chicago, poi sulle dita di una mano sola. La virtù, l’onore, la verità e la legge sono scomparsi. Siamo tutti imbroglioni. Ci piace “farla franca”. E se non riusciamo a guadagnare il pane in modo onesto, lo facciamo in un altro modo”. Al giorno d’oggi fare il politico è un mestiere che rende molto bene, non c’è vincolo di mandato, nessun vincolo di orario, si ozia o girotondeggia nell’emiciclo per tre giorni alla settimana, ci si indigna salvo poi le vacanze sono lunghe (es: un «ponte» a sette campate settimanali che congiunge il Natale a Capodanno, il Capodanno alla Befana, la Befana alla Settimana bianca e la Settimana bianca al Carnevale. Totale di 52 giorni) e non esiste ideale che tenga, contano solo i soldi: trattamento economico, lo chiamano. Anche il politico tiene famiglia. Questa non è certo una novità, tant’è vero che ad ogni tornata elettorale siamo inondati da risme di candidati, più o meno sconosciuti, e aspiranti onorevoli. Spesso qualcuno si è dimostrato incapace, corrotto e volgare. Non esiste però alcun obbligo di moralità ai vizi di Stato, neanche per pagarsi le puttane, la coca e magari un gran bel pezzo di mezzanino in centro con vista su un rudere. E se di mezzo ci si mette pure la magistratura, finendo per indagare su un qualche onorevole coinvolto in indagini giudiziarie su corruzione, riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite, o collusione per rapporto tra mafia e politica, le due Camere sono specializzate nell’impunità potendo negare l’autorizzazione a procedere in giudizio. Dopo Tangentopoli avevamo avuto l’impressione che i ladri fossero finiti in galera e che l’Italia non potesse piu ricadere in un sistema corrotto e mafioso. Ci siamo sbagliati era solo l’inizio di una catastrofe, sono finiti in Parlamento. Il debito pubblico italiano è ormai prossimo a raggiungere i 2 mila miliardi di euro e ogni mese registra un inarrestabile incremento. Anche la benzina è prossima ai 2 euro al litro. I capitali esteri fuggono, quelli nazionali sono nei paradisi fiscali, la produzione industriale è delocalizzata, la criminalità organizzata è la prima industria d’Italia. La mancanza di trasparenza nella gestione pubblica, le scarse informazioni sui conti nazionali e il funzionamento occulto degli apparati dei partiti sono elementi chiave del malessere che provocano nel politico di professione una pelosa indignazione. Altresì quando però un disgraziato cittadino – che è merce nelle mani di politici e banchieri – si chiede se l’onorevole pappone guadagna troppo, lo sventurato curioso viene tacciato nei salotti televisivi (senza diritto di replica) di qualunquismo e populismo. Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni dei parlamentari del 2011 e relativo al 2010 che sono state rese pubbliche alla Camera e al Senato, per la cronaca, l’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, al centro dell’inchiesta per aver rubato 13,5 milioni di euro -diconsi: 25 miliardi 171 milioni e 510 mila di vecchie lire, una montagna di denaro pubblico sottratto al popolo e reciclato sotto forma di rimborso per le spese elettorali alla cosca di Rutelli, ha dichiarato 304.926 euro. Lusi ha sottoscritto come capitale sociale del giornale Europa 84.893 euro, pari all’87,4% del totale (97.189). Come variazione dalla precedente dichiarazione dei redditi, il ladro certificato che siede ancora in Senato, ha venduto una Lancia Delta del 2009 e una Mercedes Ml e ha comprato una Fiat 500. Un altro che ironia della sorte ha risentito della crisi. Sempre per la cronaca.

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