Afghanistan, criminali di guerra atlantici “Made in USA”

Per dare un’idea di come viene portata avanti la “missione umanitaria di pace” della NATO in Afghanistan, all’alba di ieri, 17 civili tra cui nove bambini, tre donne e cinque uomini sono stati il macabro bottino di guerra della delirante strage provocata, senza pietà, da un militare americano (fonti afghane locali parlano invece di un gruppo di soldati americani, che ridevano ed erano ubriachi) che ha sparato all’impazzata contro quattro abitazioni in un villaggio della provincia meridionale afghana di Kandahar, prima di consegnarsi ai militari dell’Isaf. Il presidente fantoccio Hamid Karzai, in una dichiarazione, ha chiesto spiegazioni ai padroni guerrafondai di Washington: «Questo è un assassinio, un omicidio intenzionale di civili innocenti e non può essere perdonato». Nel comunicato dell’Isaf si dice infine che le autorità americane e afghane condurranno insieme “una approfondita inchiesta” sulla strage. “Un raptus di follia”. È questa, per ora, l’unica spiegazione della strage di civili provocata dal killer, un sergente dell’esercito americano. Le vittime -secondo quanto scrive il New York Times– sono stati raccolti dai vicini e portati a una locale base americana poco distante in segno di protesta. Su alcuni dei cadaveri sono ben visibili segni di bruciatura, ustioni. Un macabro particolare, quest’ultimo che coincide con quanto raccontato da un cronista dell’Afp, che ha visto i corpi distesi nelle case, ha parlato di persone “uccise e bruciate”. La sparatoria arriva dopo settimane di rapporti tesi tra le forze militari statunitensi ed i locali afghani in seguito alla distruzione di copie del Corano e altri materiali religiosi incendiati nella base militare americana di Bagram, nel febbraio scorso. L’incidente, così come venne giustificato dai funzionari americani, scatenò violente proteste nel Paese contro gli «infedeli», rei di aver oltraggiato il Libro sacro dell’Islam. Per la popolazione afghana l’inizio di questo sporco gioco al massacro è iniziato con l’invasione e l’occupazione atlantica dell’Afghanistan il 7 ottobre 2001. Il tutto sotto la copertura di vere e proprie fabbriche di menzogne e calunnie quali i mezzi di rimbecillimento di massa, servilmente genuflesse ai dollari del governo terrorista americano. Insieme ai crimini sul campo, prosegue incessante la “guerra psicologica” contro la popolazione afghana. I crimini di guerra atlantici documentati in questi anni sono prove inconfutabili circa le crudeltà compiute dall’esercito americano contro la popolazione civile. Per facilitare lo sporco lavoro di questi “combattenti della libertà”, per un decennio le linee di montaggio di menzogne e falsità, hanno favorito la colonizzazione atlantica dell’Afghanistan riducendolo a quello che attualmente è: un Paese fantasma che, in compenso, appena dopo l’Angola è il Paese più minato del mondo. Piaccia o meno ai soliti parrucconi imbellettati, non sono “tragici errori”, non “danni collaterali”, non c’è alcun sincero “rammarico per l’accaduto”. Per una guerra che è oramai da tempo perduta, con 1.910 bare rimpatriate nel silenzio dei media per questa guerra dimenticata dall’opinione pubblica, ammazzare civili è ciò a cui ai militari degli Stati Uniti rimane con la pulizia etnica dell’Afghanistan, ed è ciò su cui sopravvivono nell’impunità. Una guerra che si combatte su alcune migliaia di fanatici integralisti oggi cattivi, che però quando ammazzavano i sovietici, erano sostenuti, armati e finanziati dagli stessi guerrafondai giudeo americani che ora ammazzano civili per passatempo o, se proprio non possono farne a meno, urinano sui cadaveri (guarda il video) per spiegare al mondo intero, se non con l’imposizione di uno stato di guerra permanente, come si sviluppa la democrazia. I vertici militari e politici del nuovo ordine mondiale, partecipano a una guerra in cui i conclamati propositi di aiuto alla società afghana non servono più da tempo a nascondere la realtà. Andrebbero processati per alto tradimento tutti quegli ipocriti fiancheggiatori che osano ripetere fino all’estenuazione “la necessità di consolidare la democrazia in Afghanistan”. Il Tribunale dei vincitori costruito a Norimberga, e non basato su norme preesistenti può solo definirsi, a confronto, strumento di vendetta e non di giustizia. Le critiche vennero dopo. Lasciamo quelle di parte e prendiamo solo quelle espresse da autorevoli assassini americani.

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3 commenti

  1. Una domanda che m’ha sempre assillato (e che non è strettamente inerente all’articolo in questione), è la seguente: in Iran vivono pacificamente migliaia di ebrei ai quali nessuno si sognerebbe di torcere un capello; Ahmadinejad, infatti, non disdegna di farsi fotografare -sorridente- coi Naturei Qarta d’oltreoceano, anch’essi -almeno in apparenza- visceralmente ANTISIONISTI; ma comunque sventolanti il “sacro” vessillo della “shoah”. Ora, noi sappiamo benissimo che la sì detta “shoah” è servita e serve in quanto “salvacondotto universale” per continuare a massacrare il Popolo palestinese. Ma, dati questi presupposti, siamo di fronte a questo paradosso: Ahmadinejad sembrerebbe ESSERE CONTEMPORANEAMENTE “PRO” E “CONTRO” LA “SHOAH”. Certo, in questo modo egli sembra ostentare il suo ANTISIONISMO ma non il suo ANTIGIUDAISMO. Tuttavia, resta insoluta la posizione iraniana nei confronti della STORIA. Così, siamo di fronte a un altro paradosso (almeno in apparenza): abbiamo “un Iran” che lancia strali contro il Nazionalsocialismo e “un altro” che indulge allo Stesso. Questo, a colpo d’occhio, potrebbe indurre la Repubblica Islamica a “doversi guardare” più dagli ebrei che vivono entro i propri confini (piuttosto che da quelli esterni), se è vero che l’ex capo del “mossad”, Dagan, s’è detto convinto che l’Iran crollerà su se stesso dall’interno.

    Cordiali saluti. Mario marletta (CPA).

  2. […] follia omicida del soldato americano, il sergente  Robert Bales, quando la notte dell’11 marzo scorso ha massacrato con un pioggia di fuoco 17 civili afghani (nove bambini, tre donne e cinque […]

  3. […] come il raptus di follia del sergente Robert Bales, quando la notte dell’11 marzo scorso massacrò con un pioggia di fuoco 17 civili afghani (tra cui nove bambini, tre donne e cinque uomini). In […]


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