Grecia, la Cupola e i suoi Banksters ringraziano

La Grecia ha approvato l’attivazione delle clausole di azione collettiva (Cac) che obbligano i creditori privati detentori di bond (85,8% le adesioni dei creditori privati sotto legislazione greca pari a 152 miliardi di euro, mentre quelli sottoposti a legislazione internazionale hanno consegnato 20 miliardi pari al 69% del totale) che rientrano nella legge greca ad accettare lo swap sul debito. Il governo è soddisfatto (sic) dal successo ottenuto: «Si tratta di un momento storico» ha dichiarato il portavoce del governo Pantelis Kapsis. Il vampiro delle Finanze elleniche Evanghelos Venizelos ha voluto invece ringraziare i creditori del Paese: «Vorrei, da parte della Grecia esprimere la mia stima a tutti i nostri creditori che hanno sostenuto il nostro ambizioso programma di riforme e che hanno condiviso i sacrifici del popolo greco». La partecipazione salirà, secondo le previsioni degli scavezzacolli del Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione europea, al 95,7% del totale “investito” ad usura. Ora ci sono le condizioni per il via libera finale dell’Eurozona al secondo pacchetto di prestiti usurai, 130 miliardi di euro, alla Grecia. L’economia del Paese però è sull’orlo del baratro. Su un totale di 9.274 aziende piccole e medie operanti nella regione dell’Attica, sono state 2.374 quelle che hanno chiuso i battenti negli ultimi sei mesi del 2011. Il dato si evince dall’ultimo rapporto redatto della Confederazione nazionale del commercio ellenico (Esee) e diffuso dalla stampa locale. La situazione nel centro di Atene è rimasta la più critica, con la percentuale di imprese chiuse salita al 29,6% dal 24,4% nel mese di agosto 2011 e dal 23,4% nel marzo 2011. Al Pireo questa percentuale è salita al 27,3%, in aumento di 10 punti dal marzo 2011. Nel quartiere di Kifisia, la percentuale di imprese chiuse è stata di circa il 23,7%, quasi invariata rispetto a sei mesi prima, mentre a Glyfada il tasso percentuale è rimasto a livelli più bassi (18,8%). Dove vanno a finire i 130 miliardi di euro di aiuti alla Grecia? La risposta è inequivocabile: le istituzioni finanziarie fuori dalla Grecia ricevono il 40% del pacchetto di salvataggio, le banche greche il 23% e la Banca Centrale Europea il 18%. Il restante 19% è destinato alle necessità di finanziamento della Grecia stessa. Significa che l’80% del pacchetto di aiuti sarà preda delle banche che ingrasseranno senza rimetterci un centesimo. Ecco quindi che il secondo piano per ridurre il debito nazionale greco del 160% del PIL, al 120% entro il 2020 è un miraggio, e sarà necessaria una terza iniezione di liquidità nel circuito delle già disastrate finanze elleniche mentre tutte le misure successive serviranno solo a peggiorare la situazione del popolo ellenico già strangolato al cappio dell’usura. La Cupola e i suoi Banksters, ringraziano.

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