Val di Susa: urge intensificare il livello della protesta

Il sistema liberale, per trovare piena affermazione, deve seguire la logica del profitto fine a se stesso. Il “mercato” è la dimensione dell’egoismo, la più perfetta sintesi della prassi riassumibile nel motto: mors tua vita mea. In questo squallido àmbito, tutti vogliono sopravanzare tutti, non per semplice accidente, ma per inevitabile necessità. Il sistema liberale, avendo liquidato progressivamente tutti i suoi nemici (cioè ogni residuo sacrale, feudale, corporativo, artigianale), da due secoli a questa parte ha plasmato -a sua immagine- miliardi di individui interamente votatisi ad esso. Non è un caso che dovunque esso abbia attecchito, là gli uomini sono divenuti -per necessario automatismo- portatori dei peggiori vizi: dalla Firenze del ‘300, giù, attraverso i secoli, fino agli attuali Stati uniti americani. Quest’ultima compagine, la cui storia è stata ed è storia di sopraffazioni senza precedenti, rappresenta il maximum dello sviluppo (teratologico) del liberal-capitalismo. Il sistema liberale, nel corso degli ultimi cento anni, ha annientato chiunque abbia tentato di frenare la sua folle corsa verso il dominio planetario. Per raggiungere questo traguardo, ha stretto alleanze coi peggiori, in fondo, da esso stesso generati. Liberal-capitalismo e malaffare sono gemelli siamesi: dove andrà uno, l’altro, di necessità, dovrà seguirlo. Dunque, perché fingere di stupirsi, se gli attuali tecnocrati al potere, i loro degni precursori facenti funzioni della vecchia nomenclatura partitocratrica -invero oramai divenuta obsoleta- si sono schierati e si schierano apertamente in favore della realizzazione della tratta ferroviaria (detta “ad Alta Velocità”) Torino-Lione?

Storicamente, Pietro Lunardi, portavoce della lobby del cemento precompresso, delle infrastrutture faraoniche troneggianti in mezzo al nulla, dà il via a questa corsa al massacro nella Val di Susa. Quel che segue è una squallida teoria di eventi degni della peggiore porcilaia mafiosa. La COOPERATIVA (ex rossa) MURATORI e CEMENTISTI (CMC) di Ravenna è una piovra i cui tentacoli sembrano estendersi da per tutto: persino l’ampliamento della tana vicentina dei guerrafondai a stelle e strisce (Dal Molin) sembra sia andata in appalto a questo perfetto esempio di moderna associazione a delinquere, modello di management sostenuto dai criminali (anche di guerra) Bersani e D’Alema.

Quando la vacca italica aveva le poppe ancora ben turgide (anni ’60 e ’70), gruppi di mafiosi rampanti provenienti dalla Sicilia e dalla Calabria (e non solo), con il compiacente avallo democristiano, giunsero nella Valle del Po -zona occidentale- a raccogliere il “frutto” che le bande partigiane, sciamando occasionalmente dalle montagne, avevano “sapientemente” coltivato dal ’43 al ’45. All’inizio degli anni ‘70, in Piemonte, c’era ancora tanta PAPPA FASCISTA da trangugiare, grazie anche al “camaleonte-FIAT”.

Fu allora che Benedetto Lazzaro, capostipite siciliano della sanguisuga statale detta ITALCOSTRUZIONI (oggi divenuta ITALCOGE), giunse a Torino; fu allora che egli comprese di poter sguazzare in quella cornucopia di ricchezze strappate al FASCISMO ITALIANO; fu allora che comprese perché gli ALLEATI avessero -non a caso- scelto la sua terra d’origine per iniziare l’INVASIONE D’EUROPA.

Da allora sono trascorsi tanti anni e la vacca italica non può più sopportare ulteriori mungiture, qualunque idiozia proferisca il grigio becchino rispondente al nome di Mario Monti. L’Italia muore; muoiono i suoi mari, muoiono i suoi boschi, albero dopo albero, sacrificati sullo sconsacrato altare del sistema liberale: chi può credere che l’attuale livello di protesta -pur legittimo- dei Valsusini possa sortire qualche effetto? Continuare a combattere il sistema con questi esigui mezzi, non è come tentare di infilzare Polifemo con un ago?

da Mario Marletta e Adriana Negroni, AVANGUARDIA

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