8 marzo, niente mimose, ma solo profumo di zagara in fiore

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di Maria Penna da Roma, che scrive: 8 marzo, niente mimose, ma solo profumo di zagara in fiore. Non ho mai sentito mia la ricorrenza dell’8 marzo ma, anche solo per compiacimento ed educazione, ho accettato il dono di una mimosa, anche se avrei preferito sentire il profumo della zagara in fiore o quello di fiori di campo, simbolo di libertà. Ho sempre pensato a un ruolo superiore della donna, non in quanto essere facente parte di una società politico-sociale, ma in quanto fulcro centrale, assoluto, irrinunciabile, come regina della casa, che spesso, fra le lacrime per i problemi di tutti i giorni, impreca, piange, riflette in un cosciente e profondo confronto e poi agisce, attacca e difende ciò che ama, ribellandosi a un destino spesso avverso e riscoprendo la grinta e la determinazione che gli impone tale ruolo di donna e madre. Una forza della virtù che ci induce a sacrificare la nostra vita, e del quale ne beneficia una intera comunità sociale. Non esistono comitati delle pari opportunità, organismi finti che servono solo ad assicurare un certo numero di consensi elettorali e gestiti per conto terzi, esiste la donna, che ogni giorno combatte contro la violenza, contro le inadempienze di una politica immorale, esiste la donna che deve fare i conti con un salario che non basta mai, la donna che combatte anche contro se stessa quando si tratta di scegliere se occuparsi dell’educazione dei figli o avere un, sempre meno sicuro, posto di lavoro per poter fare fronte ai tanti balzelli che, come una spada di Damocle, pende sulla testa dei propri cari. Donne e madri con vite diverse, intense, ma accumunate da un solo destino, quello di dare sicurezza, amore, certezze alla famiglia e alla comunità. Il non far parte delle tante organizzazioni femminili, non mi ha mai impedito di essere libera, libera nelle scelte di vita, nelle scelte politiche dove non ho mai subito discriminazioni in quanto donna, ma al contrario trattata alla pari come soggetto che condivide un ideale e perciò rispettato ed ascoltato, libera nelle scelte quotidiane, consapevole di ciò che è bene e ciò che non lo è. Questo mio pensiero è solo un atto di riconoscenza, dettato dalla necessità di ricordare quelle donne che, da sole e senza comitati vari, hanno compiuto un atto d’amore infinito, l’ultimo della loro breve vita terrena, ma che ha scosso le coscienze di tanti. Esse hanno avuto la forza, il coraggio, la fermezza di porre fine a uno stato di sottomissione mafiosa e poi morire. Onoro con queste poche righe: Giuseppina, Lea, Maria Concetta, donne rivoluzionarie che liberando il loro cuore hanno liberato una comunità intera. 8 marzo, niente mimose, ma solo profumo di zagara in fiore.

da Maria Penna, Roma

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3 commenti

  1. grazie Graffio!
    Maria Penna

  2. tre donne coraggiose, Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo e Giuseppina Pesce. Tre donne calabresi che diventano il simbolo in rosa della lotta alla ‘ndrangheta, alla illegalità ma soprattutto ai soprusi.

  3. Trascrivo alcune intuizioni che, pur avendo per oggetto la vicenda di una donna, desiderano portare alla Vostra attenzione talune SINGOLARI COINCIDENZE di questi giorni.
    Dal 7 marzo -a Roma- si festeggia il PURIM (letteralmente:”LE SORTI”… <>), ricorrenza ebraica dai marcati tratti carnascialeschi, la quale “rinnova” uno dei tanti SCAMPATI PERICOLI della storia della RAZZA ELETTA.
    Risale al XIV secolo il “Roman de la reina Esther”, composto -in ottosillabi- dal medico sefardita di Avignone Crescas du Caylar. Questo “Libro di Esther”, la cui pubblica lettura ha costituito e costituisce il rito centrale del PURIM, possiede una nutrita tradizione discendente nei secoli; questo libro drammatizza -fino alle estreme conseguenze- com’è nella natura di questo popolo di sopraffini commedianti, un brano del Vecchio Testamento riducentesi a nulla più di un ripudio.
    In sintesi estrema: questo “romanzo” narra la vicenda del Re persiano Assuero (Assur), il quale, per comprovare la superiorità estetica della Regina Vastì, sua moglie, ordina di condurla, nuda, dinanzi a un’assemblea di “baroni” suoi convitati. Il rifiuto di Vastì incollerisce Assuero, al punto da indurlo a trascinare a morte la moglie. Smaltita quell’ebbrezza, Assuero si pente del gesto, e ordina ai suoi emissari di trovare una degna sostituta: la scelta cade sulla giudea Esterela (Esther), la quale salverà tutto il suo popolo dalla persecuzione del cortigiano di Assuero: Haman. Perché Haman abbia interrogato gli Auspici, chiedendo il giorno in cui si sarebbe dovuto iniziare “lo sterminio del popolo ebraico” in tutta la Persia, non è difficile da intuire (evidentemente, anche in quel luogo e in quel tempo, qualcuno aveva cominciato a non più tollerare codest’intollerabili, e per comprensibili ragioni).
    Ma veniamo all’oggetto di questo breve scritto: più interessanti di questa narrazione sembrano talune concomitanze attuali.
    Per fare il primo esempio: che il rabbino Di Segni venga intervistato da RADIOUNO -sabato 10 marzo, ore 20:15 circa- a spiegare agli “interessatissimi” italiani le origini di questo CARNEVALE GIUDAICO (“casualmente” celebrato in concomitanza con la Quaresima cattolica).
    Per fare il secondo esempio (ben più sfizioso): che Il primo ministro israeliano Netanyahu abbia donato ad Obama un antico manoscritto che narra “casualmente” di UNA (progettata) PERSECUZIONE ANTIEBRAICA PERSIANA (non egizia, non romana, non cattolica, non tedesca…ma persiana!), premessa alla FESTA DEL PURIM, proprio il giorno in cui tutti i servi di israele si ritrovavano di là dall’Atlantico (fini compreso) a discutere se cominciare (una buona volta) l’annientamento della Repubblica Islamica Iraniana.
    Ai poveri Italiani, ai quali, dopo la devastazione gelminiana, si sta per togliere pure la LECTURA DANTIS dai varii corsi di studi superiori (per “graziosa” intercessione del ministro noachide Riccardi), toccherà rifarsi il “maquillage” scolastico con un’altra panzana tratta dalla supernutrita mitografia ebraica.
    E’ così che si porta a compimento una silenziosa, subdola operazione di pulizia etnica democratica; è così che si recide finanche l’ultima Radice di un popolo oramai trascorso nella dimensione del passato (più che remoto); è così che si ha a disposizione una poltiglia plasmabilissima pronta a un nuovo “default swap”.

    Cordiali Saluti a tutto “il GRAFFIO”: Mario Marletta (CPA).


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