Con la Russia per la nuova Europa contro il male americano

Segnata dalla vittoria di Putin in Russia e dalle corse sugli specchi della grancassa mediatica occidentale che non sapeva più come riverniciare la sonora sconfitta propagandistica di conseguenza subìta, la giornata si è manifestata con un profumo del tutto particolare. Inveterati ottimisti come siamo, nonostante la persistenza di incertezze su quale strada concretamente si avvierà, in politica internazionale, una Russia liberata dalle ingerenze diplomatiche atlantiche, immaginiamo e ipotizziamo comunque un consolidamento del ruolo alternativo del Cremlino alle strategie destabilizzatrici dei tre vecchi continenti portate avanti in questi anni, bipartigianamente, da chi si è seduto nella Casa Bianca. Non è certo, questo nostro, un comune sentire partecipato dalle cellule sparse dei cultori della vecchia e della nuova “geopolitica”. Né i vecchi “mackinderiani”, né i nuovi “euroasiatisti”, nelle loro analisi pre e post elezioni presidenziali russe hanno infatti tratto degli scenari ottimisti, anzi. Gli uni, gli atlantici o gli americanizzati, “pour cause”. Gli altri – troppo obnubilati da atti di fede pro-Zjuganov o pro immaginarie alleanze Russia-Cina-Islam – per mancanza assoluta di visione politica razionale, concreta. Mancanza di realpolitik. Proprio perché da sempre aliena da salti o rimozioni delle cause-effetti della storia, Rinascita in generale fotografa lo “stato del mondo” e i suoi possibili sviluppi. Ecco. Da ieri lo stato del mondo non può fare a meno di prendere atto delle varie indicazioni politiche programmatiche di Putin. È Putin che ha accusato gli atlantici di proseguire l’assedio alla Russia con l’insediamento dello “scudo” di missili dalla Polonia ai Balcani, alla Turchia. È Putin che, pur indirizzando le alleanze di Mosca verso i Bric (Brasile, India, Cina) o il Consiglio di sicurezza comune, ha “aperto” a trattati di collaborazione con l’Iran o la Siria. È Putin, ed è interesse della Russia, completare i raccordi energetici verso l’Europa occidentale attraverso il South Stream. È Putin che ha di nuovo disegnato – appena dieci giorni fa – come obiettivo strategico della Russia un’Europa delle Nazioni dall’Atlantico al Pacifico. È Putin che – a dispetto di quanto dichiarano i suoi detrattori – combatte tuttora gli oligarchi e i predatori delle risorse nazionali russe. Questo è quanto. E tanto (ci) basta.

L’onda Putin preoccupa l’Occidente
da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

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1 commento

  1. […] però con l’elezione del presidente Putin le carte sono state rimescolate, quello che sembrava un poker sicuro per […]


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