Il maggiordomo Mario Draghi esaudisce i desideri delle banche

Dopo il rifinanziamento di fine anno, la Banca Centrale Europea ha riaperto i rubinetti, e le banche europee un vero esercito del credito finalizzato all’usura, hanno risposto alla chiamata: ben 800, compatte nel richiedere 529,531 miliardi di euro di fondi, nella seconda operazione straordinaria di finanziamento a tre anni, al tasso di interesse dell’1%. Circa 300 banche in più rispetto alla LTRO (Long terme refinancing operation) dello scorso 21 dicembre, quando erano stati 523 gli istituti europei a beneficiare dell’asta. Ricordiamo che in tre mesi ci sono state due aste di finanziamento una di 489,191 miliardi di euro (di cui 110 miliardi in favore delle banche italiane) e questa ultima, cui l’ammontare dei prestiti richiesti dalle banche italiane è stato pari a 139 miliardi lordi (80 al netto del riassorbimento di operazioni di scadenza più breve): Intesa Sanpaolo, 24 miliardi di euro (ne aveva presi 12), UniCredit 12,5 miliardi (ne aveva presi 7,5), Monte Paschi Siena tra 10 e 15 miliardi (ne aveva presi 10), Ubi porta a casa 6 miliardi, Mediobanca e Banco Popolare si accontentano di 3,5 miliardi. Quello che però l’usuraia Banca Centrale Europea non dice alla opinione pubblica è che oltre all’utilizzo di questa montagna di denaro pubblico, per i mercanti di denaro, questi soldi non solo servono per rimborsare i propri titoli in scadenza, ma anche per ricomprare parte del proprio debito pubblico sul mercato a prezzi più bassi. Le banche però potrebbero anche fare peggio utilizzando i finanziamenti della Bce (all’1%) per comprare BTp. Ciò abbasserebbe anche i rendimenti dei BTp stessi e darebbe una boccata di ossigeno allo Stato. Ma avrebbe anche l’effetto collaterale di creare un corto circuito spaventoso: lo Stato mette la garanzia sui bond bancari, le banche li usano per finanziarsi in Bce e con i soldi comprano titoli dello stesso Stato. Una potenziale bomba finanziaria a tempo.

Le banche si intascano i soldi erogati dalla Bce a tassi di interesse ridicoli (1%), usano questo denaro per ripianare il proprio patrimonio secondo i requisiti imposti dall’EBA (European Banking Authority) e poi qualora decidano di erogare un prestito a chi ne fa richiesta, richiedono garanzie di rimborso pari al doppio l’ammontare del capitale applicando tassi di interesse che rasentano la soglia di usura e ingrassano con le commissioni di credito.

La Bce ha riproposto questa soluzione di breve periodo, per calmare i mercati finanziari, e per permettere alle banche che avevano acquistato titoli di Stato di paesi “spazzatura” o meno virtuosi, a ricomprare i titoli di Stato sul mercato in scadenza, senza perciò dover svalutare il proprio portafoglio titoli, che avrebbe avuto come conseguenza passività nel proprio bilancio e il fallimento della banca.

In questo clima di imbelle euforia generale che accompagna il calo dello spread e asseconda il volo illusorio delle banche europee, il compito della Bce è stato quello di fornire liquidità in larga parte a creditori non solventi, tecnicamente falliti.

Perchè il capitalismo è costruito sui debiti, quelli che fino a poco tempo fa erano sinonimo di garanzia per le multinazionali e che oggi hanno annientato qualsiasi guadagno per gli Stati. Mentre il popolo è diventato merce sulla quale speculare e dalla quale trarre profitti, sempre più affamato e sfruttato dalla usurocrazia.

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1 commento

  1. […] gestione di Titoli di Stato italiani, sono per lo più banche straniere (clicca qui). Ricordate il recente finanziamento che l’usuraia Banca Centrale Europea ha fatto all’esercito del credito (ben 800 banche […]


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