Banksters senza vergogna

Mentre il governo tecnico decide di cancellare per decreto le commissioni sugli affidamenti bancari, l’Associazione delle banche italiane (Abi), facendosi interprete dell’urlo di dolore proveniente dalle “povere e tartassate” Banche, si dimette per protesta. Le dimissioni in massa del vertice Abi sono seguite al maxiemendamento sulle liberalizzazioni, passato in Senato con la fiducia (237 Sì, 33 No e 2 astenuti), che all’articolo 27 bis azzera le commissioni in caso di concessione di linee di credito alle imprese o quando un privato cittadino va in rosso con il conto corrente. Un business che per le banche vale centinaia di milioni di euro. Nello specifico l’articolo 27-bis (definito dall’esecutivo Abi “incostituzionale”) vieta le clausole sulle commissioni per le linee di credito concesse dalle banche. La norma definisce “nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche in caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido”. Per il presidente dell’associazione Giuseppe Mussari, già presidente della banca Monte dei Paschi di Siena, il rischio è che le banche debbano «rivedere tutte le politiche creditizie e che una norma del genere allontani gli impieghi delle banche straniere in Italia». Ed ancora «Non è possibile indurre le banche a fare servizi gratuiti». Da qui le dimissioni del comitato di presidenza che ha rimesso il mandato al comitato esecutivo dell’associazione. Mussari ha poi denunciato il clima di avversione generale verso le banche dicendo che «questa norma è la goccia che fa traboccare il  vaso». E scatta subito la non tanto velata, inevitabile, solita, minaccia: «Con l’ennesimo attacco contro le banche: saremo costretti a rivedere il sistema di finanziamento alle imprese e alle famiglie».

Quanto detto da Mussari equivale, più o meno, a un ricatto. “Imprese e cittadini – spiegano dall’Abi – non potranno più contare sul fido se hanno bisogno di soldi. Gli uni e gli altri dovranno chiedere subito un prestito, pagando immediatamente gli interessi, cosa non facile di questi tempi”. Insomma le banche minacciano di chiudere ulteriormente il rubinetto del credito. Rubinetto che i mercanti di denaro avevano promesso di aprire dopo aver aderito in massa al maxi prestito agevolato (130 miliardi di euro al tasso dell’1%) dell’usuraia Banca Centrale Europea e paventano pure un altro rischio: dover mandare a casa migliaia di lavoratori per riduzione dei profitti.

Ma il governo italiano, sembra molto sensibile alle problematiche di queste “tartassate entità economiche”, come provano le parole preoccupate del ministro dello sviluppo Corrado Passera, che di Banche se ne intende (ex ad e dg Banco Ambrosiano Veneto, ex ad Banca Intesa, ex Poste Italiane SpA), e per il quale “le dimissioni dei rappresentanti Abi sono il sintomo del grande disagio del settore che è vicino all’economia del Paese”. Lo stesso Passera, sempre più apprensivo, fa notare che “un Paese non vicino alle Banche non è vicino a se stesso”.

Sensibile anche il PdL, che con la relatrice Simona Vicari chiarisce: «Abbiamo pensato a una norma che fosse dalla parte dei cittadini ma se si rischierà di produrre fragilità al sistema bancario – assicura – il Pdl è pronto con senso di responsabilità a valutare le scelte del governo».

Anche il Pd è “pienamente disponibile a correggere la norma”afferma servilmente il segretario Pier Luigi Bersani, contrariamente a quanto sostenuto invece dalla relatrice dell’emendamento cui all’art.27-bis, inserito in notturna (votato e approvato per errore) nella commissione Industria, che appartiene alla senatrice Anna Rita Fioroni del Partito Democratico.

Tant’è che, il paladino delle banche Monti, nell’imbarazzo generale, ha detto: «Non ci siamo arresi ai banchieri». Quasi fosse merito suo e del suo governo della macelleria sociale. Balle. Infatti, l’eccezionalità dell’episodico evento, è dovuto a un errore, poichè l’emendamento è stato votato e approvato solo nella prima parte che riguarda il blocco di tutte le commissioni bancarie:

Art. 27-bis

(Nullità di clausole di contratti bancari)

«Sono nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido».

La seconda parte, che ridimensionava gli effetti del primo comma, si è persa per strada nell’iter dei lavori e dunque non è risultata approvata. Un errore collettivo che vede coinvolti il presidente della Xª commissione permanente Cesare Cursi (PdL) e il sottosegretario allo sviluppo economico Claudio De Vincenti (quale rappresentante del governo). Un errore (non voluto) al quale sia il governo dei banchieri che gli onorevoli camerieri vogliono porre rimedio per soddisfare l’avidità delle banche usuraie, e che in nessun caso (come invece vorrebbe far credere Monti) può dunque essere indicato come esempio di rigore.

Ad avviso della fatina strabica della borghesia industriale Emma Marcegaglia, che si schiera con l’Abi, “La disposizione inserita sancisce la nullità di tutte le commissioni bancarie inciderebbe sul livello dei tassi d’interesse, determinandone un aumento generalizzato proprio in una fase in cui hanno raggiunto soglie difficilmente sostenibili per le imprese”. “Sarebbe quindi opportuno – come già sottolineato da più parti – correggere la disposizione, riferendola ai soli istituti di credito che non si adeguano alle norme sulla trasparenza”.

Insomma anche i grassi banchieri oggi piangono, loro che di solito fanno piangere cittadini e imprese centellinando mutui e prestiti, e sperano in una soluzione del governo.

Il decreto passerà ora all’esame di Montecitorio e dovrà essere convertito in legge entro il 24 marzo. Una formalità, servita dai camerieri della politica e riservata ad esclusivo interesse per chi si inventa il denaro facendolo uscire come per magia dal nulla godendo così del privilegio di emettere moneta da prestare ad usura come è abitudine fare ai Signori del denaro e della finanza apolide.

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4 commenti

  1. Anche qualche anno fa si era intervenuti sulle commissioni degli affidamenti bancari, che era chiamata cms (commissione massimo scoperto). La risposta degli istituti di credito fu quella di chiamare tali commissioni in modo diverso (csa, commissione servizio affidamento).
    Vista l’avidità di questi soggetti credo che troveranno un escamotage senza problemi e senza vergogna. Dal momento che l’euribor trimestrale sta tornando ai minimi agiranno nuovavmente sugli spread (sui mutui ipotecari dall’inizio del 2011 a oggi sono già quasi triplicati).
    Se poi i bilanci non saranno soddisfacenti, hanno già trovato la grande disponibilità dei nostri politici, sempre sensibili di fronte alle lacrime… certe lacrime…
    grazie.
    davide bellini

  2. […] Le banche si intascano i soldi erogati dalla Bce a tassi di interesse ridicoli (1%), usano questo denaro per ripianare il proprio patrimonio secondo i requisiti imposti dall’EBA (European Banking Authority) e poi qualora decidano di erogare un prestito a chi ne fa richiesta, richiedono garanzie di rimborso pari al doppio l’ammontare del capitale applicando tassi di interesse che rasentano la soglia di usura e ingrassano con le commissioni di credito. […]

  3. […] bancarie sugli affidi, decisa con una modifica introdotta in Senato che aveva provocato le dimissioni dei banksters Abi e che l’infame governo fantoccio al soldo dei cravattari della Banca Centrale Europea si è […]

  4. […] dei banksters dell’Abi che con le lacrime agli occhi avevano annunciato, senza vergogna, le loro dimissioni. L’ira delle banche verso l’emendamento governativo approvato era stato considerato […]


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