Londra 2012, fare business giocando con i diritti dei lavoratori

Il Merchandise olimpico e paraolimpico è un grande business. Gli organizzatori dei Giochi del 2012 stimano che le mascotte di Londra 2012, Wenlock e Mandeville, aumenteranno le vendite totali di portachiavi, peluche, adesivi, badge, zaini e carte da gioco in edizione limitata di 1 miliardo di sterline. Questa è una buona notizia per Londra e le Olimpiadi, ma c’è un costo nascosto che sarà pagato dai lavoratori cinesi impiegati per produrre questi beni. Mentre gli atleti dedicano lunghe ore all’allenamento per battere i record del mondo nei loro rispettivi sport, lavoratori di tutto il mondo sono costretti ad una corsa al ribasso sui salari e le condizioni di lavoro. Ma nessuna medaglia sarà assegnata loro per le ore e gli sforzi da record fatti per raggiungere gli obiettivi di produzione in tempo. ‘Giocando con i diritti dei lavoratori’ (Toying with Workers’ Rights) ha confermato ancora una volta che all’aumentare della domanda di merchandise da parte dei consumatori durante la preparazione delle Olimpiadi corrispondono orari di straordinari eccessivamente lunghi per i lavoratori, per una paga molto bassa, in ambienti di lavoro spesso pericolosi e faticosi, con i datori di lavoro che mostrano poco riguardo per gli standard lavorativi riconosciuti a livello internazionale o dalle leggi nazionali.

Le Fabbriche

Questo report (clicca qui) indaga sulle condizioni in due fabbriche in Cina che si occupano della produzione di merchandise con il logo dei giochi olimpici di Londra 2012.

La Fabbrica A ha iniziato a produrre i badge di Londra 2012 nel 2011, compresi quelli con le mascotte Wenlock e Mandeville. L’azienda occupa circa 500 lavoratori in bassa stagione e più di 1000 nei periodi di picchi produttivi. Durante la ricerca contava circa 500 occupati. La fabbrica è situata in una zona rurale fuori Huizhou nella provincia del Guangdong. Non è vicina a nessun’altra città e i lavoratori sono completamente isolati. La maggior parte di loro proviene da villaggi rurali cinesi, è di età compresa tra i 16 e i 24 anni e difficilmente ha accesso alla casa, all’educazione e alle cure mediche.

La Fabbrica B sta producendo peluche e oggetti da collezione delle due mascotte olimpiche. La produzione è iniziata nell’Aprile 2011 e continuava ancora ad Ottobre, quando la ricerca è stata effettuata. Situata in un’area rurale della provincia di Guangdong, l’azienda produce peluche da esportazioni e impiega 250 lavoratori in bassa stagione e 600 nei periodi di alta produttività.

Cosa abbiamo trovato

Codice violato in ogni punto

La Campagna Play Fair ha chiesto ai ricercatori di documentare la realtà delle condizioni in queste fabbriche rispetto agli standard sanciti dal codice di condotta del Comitato Organizzatore dei Giochi olimpici e paraolimpici di Londra (LOCOG), che include l’Ethical Trading Initiative Base Code.

Questo codice dovrebbe garantire un salario di sussistenza, lavoro sicuro, condizioni di lavoro sane e libertà di associazione sindacale, oltre a proibire il lavoro minorile e forzato. I risultati sono stati estremamente preoccupanti. La ricerca sulle due fabbriche ha riscontrato violazioni di tutti e nove gli standard che gli organizzatori dei giochi del LOCOG si sono impegnati a cercare di garantire nelle loro catene di fornitura.

Salari da fame e orari di lavoro eccessivi

Nessuno dei lavoratori è pagato abbastanza per coprire i bisogni fondamentali e assicurargli un salario dignitoso – la definizione di salario di sussistenza nel codice LOCOG. Nella Fabbrica B, i lavoratori non ricevevano nemmeno il salario minimo. Solo una piccola parte di loro, in entrambe le fabbriche, riceveva le prestazioni di sicurezza sociale garantite dalla legge cinese, lasciando la gran parte senza cure mediche o pensioni. Per aumentare queste paghe tristemente inadeguate i lavoratori fanno oltre 100 ore di straordinari al mese. Il limite legale è di 36 ore. Alcuni lavorano su turni di 24 ore, ad altri non veniva riconosciuto il giorno di riposo. Anche se non economicamente indispensabili, questi straordinari non sono volontari; i lavoratori che non vogliono farli hanno bisogno di permessi speciali. Queste ore in più potrebbero fare la differenza per la vita dei lavoratori se fossero pagati in base alla legge, che nessuna delle due fabbriche rispetta.

Nessun contratto

I lavoratori che vogliono far valere i propri diritti devono conoscerli. I lavoratori della Fabbrica A non possedevano una copia del loro contratto mentre nella Fabbrica B il contratto differiva dalle reali condizioni di lavoro, in particolare per ciò che riguardava i salari. L’azienda non ha nemmeno fornito le buste paga così i lavoratori, non sapendo quanto dovevano essere pagati e per fare cosa, non hanno potuto contestare le discrepanze. Nella Fabbrica B, poi, i lavoratori vengono multati se lasciano l’impiego prima della scadenza del contratto di cinque anni, contravvenendo alle disposizioni del codice LOCOG in materia di occupazione scelta liberamente.

Nessun diritto

Anche laddove i lavoratori avevano le informazioni che gli servivano per un eventuale reclamo, le rappresentanze sindacali erano del tutto ignorate. Inoltre le fabbriche non avevano sistemi che garantissero una rappresentanza indipendente. Questo vuol dire che ciascun lavoratore deve intraprendere una protesta individuale, senza la protezione garantita da un’azione collettiva. Un lavoratore che aveva inoltrato un esposto ad esempio per la sua paga è stato multato per aver “offeso” il suo supervisore. E’ chiaro che nessuno dei lavoratori se la sente di organizzarsi per tutelare i propri diritti, come il  codice di condotta del LOCOG prevede.

Luoghi di lavoro pericolosi

Le condizioni di igiene e sicurezza nelle due fabbriche, sia nei luoghi di lavoro che nei dormitori messi a disposizione dei lavoratori, necessitano di un significativo miglioramento. I dispositivi per la protezione personale dei lavoratori sono insufficienti e il loro uso non obbligatorio. Non avendo ricevuto alcuna formazione riguardo l’igiene e la sicurezza sul posto di lavoro, molti lavoratori vi rinunciano per essere più veloci, raggiungere gli obiettivi di produzione e guadagnare di più. I lavoratori della Fabbrica A corrono seri pericoli dovuti all’uso l’uso di prodotti chimici dannosi, anche in stato di cattiva conservazione. Nessuno degli intervistati conosce le procedure anti-incendio e come usare i dispositivi di protezione. I problemi alla schiena sono molto comuni a causa delle lunghe ore trascorse seduti su sgabelli. I dormitori sono senz’aria e nella Fabbrica B l’accesso all’acqua calda è limitato.

Responsabilità olimpiche

Per anni il Comitato Olimpico Internazionale, con le sue controparti nazionali, ha predicato ideali di etica e correttezza, ma si è assunto poche responsabilità per metterli in pratica nei confronti dei lavoratori impiegati per produrre merchandise olimpico in tutto il mondo. In risposta alla Campagna PlayFair, LOCOG è andato oltre quanto avevano fatto i precedenti organizzatori dei giochi nelle misure di appalto, ha adottato un codice per il modello di fornitura che comprende i diritti umani internazionalmente riconosciuti, incluso negli accordi contrattuali con gli licenziatari,  ha chiesto ai fornitori di preparare report di controllo dei siti produttivi e ha disposto un meccanismo di reclamo per la sua catena di fornitura.

Tuttavia questi passi non si sono dimostrati sufficienti per contrastare lo sfruttamento sistematico dei lavoratori nel settore dei beni promozionali. Perchè gli impegni del LOCOG non riescono a fare la differenza

La verità è che il LOCOG ha fatto ben poco per ottenere dei cambiamenti reali sul “campo” e ha concentrato i suoi sforzi sui controlli, notoriamente poco efficaci per scoprire la realtà che vivono lavoratori di fabbriche dall’altra parte del mondo. Play Fair ha mostrato più e più volte attraverso i suoi report che la frode è molto diffusa e che le ispezioni di un giorno preannunciate non possono contribuire a svelare la verità sulle condizioni di lavoro. La nostra ricerca ha scoperto che i lavoratori sono istruiti, minacciati e persino corrotti dai revisori per ingannare gli ispettori. Una lavoratrice ci ha detto che molti hanno paura di essere licenziati se si scoprisse la verità. “I consumatori possono pensare che le mascotte olimpiche sono carine e divertenti, ma non potranno mai immaginare il duro lavoro e i bassi salari che abbiamo in fabbrica” ha detto.

Questo spiega perché, fin dall’inizio del lavoro del LOCOG, abbiamo costantemente ripetuto che qualsiasi sforzo autentico di cambiamento deve coinvolgere i lavoratori stessi. Loro devono conoscere i diritti che gli spettano e devono avere accesso ai meccanismi di denuncia. Tuttavia nessuno dei lavoratori con cui abbiamo parlato sapeva dell’esistenza del codice del LOCOG, per non parlare di ciò che dovrebbe significare per loro. Né sapevano che esiste un meccanismo per inoltrare le proprie denuncie direttamente al LOCOG. Inoltre, non c’è nessun rappresentante sindacale che potesse aiutarli a preparare l’esposto e le informazioni di cui avevano bisogno per farlo erano solo in inglese.

Un sistema di sfruttamento che esiste da decenni non può essere cambiato senza un’azione forte. In un mercato molto competitivo sul prezzo, le imprese incaricate di produrre beni con il logo olimpico chiedono etica a bassa voce, mentre la alzano quando pretendono alta qualità e bassi costi. Per questo, le ditte fornitrici garantiscono etica a parole, mentre trasferiscono i costi reali della produzione sulla forza lavoro, sotto forma di paghe da fame, lavoro precario e straordinari eccessivi e obbligatori.

Il cambiamento deve esserci

I risultati di questo rapporto sono preoccupanti. Paghe da fame, seri rischi per la salute e la sicurezza, diritti sindacali non rispettati, mancanza di contratti, lavoro minorile, multe illegali. I codici di condotta del LOCOG e dell’Ethical Trading Initiative Base risultano violati in
ogni punto. Questo non può essere ignorato.

Il Comitato Olimpico e i licenziatari degli appalti devono assumersi le loro responsabilità per garantire giuste condizioni di lavoro. L’azione deve partire dall’alto, con l’indicazione chiara da parte del CIO che i lavoratori impiegati nella produzione di merci per i giochi non possono essere maltrattati. Anche i Comitati Organizzatori Nazionali possono influenzare gli accordi commerciali verso il rispetto degli standard internazionali del lavoro e dei diritti umani. I licenziatari infine devono lavorare con i loro fornitori per monitorare e attuare programmi di monitoraggio lungo tutta la catena di fornitura. Qui non si tratta di spuntare una casella, ma di assumersi impegni a lungo temine e di perseverare – tratti che qualsiasi atleta sa essere fondamentali per raggiungere il successo.

Il Comitato Olimpico Internazionale deve

  • Riconoscere pubblicamente la necessità di porre fine allo sfruttamento e all’abuso dei lavoratori coinvolti nella produzione di abiti e calzature sportive e di beni promozionali;
  • Includere il principio del rispetto dei diritti dei lavoratori nella Carta Olimpica e nel Codice Etico del CIO; Porre la ratifica e l’applicazione degli standard internazionali del lavoro quale condizione qualificante per la scelta del Paese ospitante;
  • Obbligare i Comitati Nazionali a richiedere il riconoscimento degli standard internazionali a tutte le aziende che producono beni e servizi per i giochi;
  • Facilitare la condivisione delle conoscenze sulla sostenibilità e sull’etica tra i vari Comitati Nazionali cosicché le migliori pratiche si implementino ogni volta;
  • Sovraintendere un meccanismo di reclamo che possa essere usato da qualsiasi lavoratore e sindacato coinvolti nella produzione di beni e servizi per i giochi olimpici.

Comitati Organizzatori Nazionali dei Giochi Olimpici (compreso il LOCOG)

  • Garantire contratti con licenziatari e sponsor dei Giochi che comprendano obblighi legali a riconoscere gli standard lavorativi internazionali e predisporre i passi per monitorare e sanzionare eventuali violazioni;
  • Rendere nota l’ubicazione dei siti di produzione dei beni olimpici e assicurare che tale richiesta sia inclusa nei contratti con i licenziatari;
  • Lavorare con i licenziatari per indagare e porre rimedio alle violazioni scoperte negli ambienti di produzione. Rendere noti i report sui progressi in questo campo;
  • Assicurarsi che le informazioni riguardo i codici di fornitura e i meccanismi di reclamo siano tradotte nelle lingue locali, e che il loro significato e utilizzo sia accessibile;
  • Lavorare con sindacati e i gruppi locali che si occupano di diritti dei lavoratori per fornire formazione sui codici di condotta e sui meccanismi di reclamo in tutte le fabbriche dedicate alla produzione di beni olimpici.

Licenziatari olimpici devono

  • Impegnarsi pubblicamente a rispettare gli standard lavorativi riconosciuti a livello internazionale per tutti i lavoratori della catena di fornitura;
  • Includere nei loro contratti con i fornitori la richiesta di soddisfare gli standard lavorativi;
  • Lavorare con i fornitori e con i sindacati per assicurare l’applicazione degli standard e contrastare eventuali violazioni;
  • Impegnarsi a garantire a tutti i lavoratori impegnati nelle loro produzioni un salario dignitoso;
  • Supportare la creazione di un clima positivo in cui i lavoratori si sentano liberi di riunirsi e organizzarsi in unioni sindacali;
  • Eliminare l’uso di contratti a breve termine e garantire la sicurezza lavorativa;
  • Costruire relazioni di lungo termine con le fabbriche fornitrici.

Questo report è pubblicato dalla Campagna Play Fair. Play Fair è una campagna internazionale coordinata da federazioni sindacali internazionali e ONG: in particolare l’International Trade Union Confederation, l’International Textile, Garment and Leather Workers’ Federation, la Clean Clothes Campaign e il Building and Wood Workers’ International.

La campagna PlayFair 2012, un progetto coordinato dal Trade Union Congress and Labour Behind the Label, ha contribuito alla pubblicazione di questo report. PlayFair 2012 ha l’obiettivo di spingere gli organizzatori dei giochi di Londra, i marchi internazionali di indumenti sportivi e le ditte  licenziatarie al rispetto dei diritti dei lavoratori nella corsa verso le Olimpiadi del 2012.

da CAMPAGNA ABITI PULITI

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