L’usura internazionale si è divorata la Grecia, e loro ridono

Nel 1992, a Maastricht, venne firmato l’infame Trattato dell’Unione Europea, un’azienda fittizia che banksters di avventura e predoni della finanza hanno inventato per coprire i loro traffici, che diede poi forma a quella che oggi rimane la scatola vuota per eccellenza, il Parlamento Europeo, succube di tecnocrazie e professionisti della speculazione. Rimaneva che dare vita al serpente, l’Euro, una moneta artificiale il cui valore non è garantito da nessuno Stato. La moneta unica in sostituzione di tutte le altre monete nazionali ancora esistenti che entrò definitivamente in circolazione all’inizio del 2002. A 10 anni dalla sua introduzione, ha causato un’inflazione media del +2,2%. Con l’istituzione della moneta unica, i singoli Stati nazionali hanno rinunciato a quella che nel corso dei secoli è sempre stata una delle principali prerogative della sovranità, e cioè il diritto di battere moneta. La rinuncia è dunque avvenuta in favore del vuoto, e il vuoto è rimasto a circolare nelle Tesorerie, nelle Banche, ma anche nelle tasche dei cittadini europei sempre più usurati dal debito sovrano. In Grecia, gli interessi sul debito hanno raggiunto cifre da capogiro. Il 20 marzo Atene dovrà rimborsare 14 miliardi di euro. Senza un centesimo in cassa non è in grado di rimborsarli. Gli vengono, incontro, i becchini della troika UE, BCE e FMI ed i vampiri delle Finanze dell’Eurogruppo che stanziano un’altra tranche di aiuti pari a 130 miliardi. In totale, i prestiti usurai dall’Europa ammontano a 240 miliardi di euro. Alla Grecia sono stati prestati dei soldi che devono essere a loro volta rimborsati (gravati da interessi) e, così, si crea debito su debito. Così la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde: “Non appena le misure già concordate con le autorità greche verranno realizzate e sarà garantito un adeguato contributo finanziario dai privati, intendo raccomandare al nostro board il finanziamento di sostegno al programma”. La Grecia però sarà commissariata. In cambio viene imposto: 150.000 licenziamenti nel settore pubblico e 15000 nelle aziende a partecipazione statale più un numero imprecisato di insegnanti; Riduzione dei salari di oltre il 20% e tagli alla 13ª e 14ª mensilità per i dipendenti pubblici; Tagli al budget della sanità per 1 milione di euro; Tagli alle pensioni, alla disoccupazione e ai sussidi sociali; Il quasi annullamento del contratto nazionale di lavoro. Sarà la 5ª manovra che la Grecia dovrà subire, e la situazione non è migliorata, anzi, nel 2012 si prevede una caduta del PIL del 12%. Il grasso banchiere della Bce Mario Draghi commenta l’accordo giudicandolo “molto buono”, mentre il fantoccio Monti dice: “Bel risultato per Grecia ed Eurozona. E per i mercati speriamo”. Ben sapendo però che la Grecia è già fallita e tutte le misure serviranno solo a peggiorare la situazione del popolo ellenico già strangolato al cappio dell’usura.

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