La Grande Scalata all’Eliseo

Che le lobby ebraico-sioniste, disseminate nei quattro punti cardinali del pianeta, facciano e disfino l’ignobile mercimonio attuale definito “politica”, sembra chiaro anche a un idiota. L’Ebraismo internazionale, superata la fase rabbinico-sinagogale medievale (un’epoca durante la quale, almeno, ci si impegnava a render difficile la vita a codesta gente quel poco che bastava a garantire un certo funzionamento agli Stati), abbattuti progressivamente tutti i cordoni profilattico-sanitari definiti ghetti (eterna riconoscenza ai Savoia!), ha conseguito “vittorie sul campo”, una sull’altra, dalla dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane – del 4 luglio 1776 – al genocidio dei Cattolici Vandeani protrattosi per tutto il 1793, dalle rivolte “quarantottesche” anticipatrici dei “risorgimenti” alle persecuzioni delle stirpi Cosacche di Ucraina e di Polonia all’indomani dell’avvento del giudeo-sovietismo, fino a giungere a Dresda, a Hiroshima e a Norimberga. Questa fase – prolungatasi dalla seconda metà del ‘700 al 1948 – viene ingannevolmente definita: paradigma assimilazionistico moderno (“ingannevole”, poiché non v’è mai stata alcuna volontà di assimilazione – da parte dell’Ebreo – nei confronti di chicchessia!). Dal 1948 in poi (cioè da quando l’incubo sionista, dai vagheggiamenti più o meno isterici di invasati visionari, è trascorso -ahinoi!- dalla potenza all’atto), l’Ebraismo internazionale ha rotto tutti gli argini della prudenza, ha gettato via la maschera della dimessa dissimulazione e s’è mostrato, finalmente, per quel che è. Senza la shoah non ci sarebbe stato mai israele; senza israele, oggi, non ci sarebbero, in Palestina, per usare un’immagine evocata da Adolf Hitler “animali che soffiano per liberarsi dai parassiti che li dissanguano”. Ovvio (non per noi) che taluni ambienti iraniani, pur di sanare questo ascesso propagatosi nel cuore del Medio Oriente, giungano – in verità, più che ingiustamente – ad accusare il Nazionalsocialismo di connivenza col sionismo (solo perché milioni di Tedeschi -dopo Versaglia- non volevano più saperne di farsi “vampirizzare”). Insomma, se l’Europa non avesse tentato di liberarsi dal Grande Parassita fin dai primi anni del secolo scorso (causa efficiente di due guerre mondiali), quel che oggi si va compiendo in Grecia e in Italia sarebbe inevitabilmente accaduto mezzo secolo prima: ma anche questa è colpa di Hitler!

Che nessuno voglia un Giudeo in casa propria, è una triste storia; ma, per rimanere sul piano della legge di causalità già ben nota a Plutarco, ripeteremo che: “quidquid gignitur, ex aliqua causa necessario gignitur: sine causa enim oriri quidquam, impossibile est” (“tutto quel che viene generato, deve, di necessità, essere generato in forza di qualche causa; giacché è impossibile che qualcosa accada senza una causa” (1).

Oggi, il Giudaismo internazionale non dissimula nemmeno più il suo potere ricattatorio, sembra non aver più paura di ostentare al mondo intero una prassi che, più o meno esplicitamente, dichiara: “strangolo Stati e nazioni, muovo i miei burattini come pezzi su una scacchiera e voi, poveri, stolti gojim, non potete neanche scalfirmi!”.

sarkozy_israel

Ultima in ordine di tempo: la commedia degli equivoci delle elezioni presidenziali francesi (credete che i “presidenti” americani e transalpini vengano eletti più o meno contemporaneamente per caso? Se sì, provate anche a rispondere perché -cronologicamente- tra la sì detta “rivoluzione americana” e quella “francese” -due splendidi trofei della PLURISECOLARE SOVVERSIONE IN MARCIA- siano trascorsi poco più di dieci anni).

Come riportato dall’organo d’informazione iraniano (IRIB), la scorsa settimana, Nicolas Sarkozy e Francois Hollande (due giudei su due, e per giunta sionisti, cioè il 100% delle possibilità di vincere su una puntata alla roulette!), tanto per comprendere la “VASTA SCELTA” offerta ai poveri francesi aventi diritto al voto (e ci lamentiamo noi), dopo duecentoventitre anni di democratica e incontrastata “SOVRANITA’ POPOLARE”, si sono incontrati a una riunione del Consiglio Rappresentativo degli Israeliti di Francia (CRIF) definito: garante degli interessi di Israele, in nome del quale – e solo per esso – “presidente” uscente e candidato della sì detta “opposizione” (c’è sempre un risvolto comico in ogni tragedia umana) hanno convenuto su ogni punto, fino a sfiorare l’unità d’intenti.

Quando i caccia rafale della “quinta repubblica” transalpina, a partire dalla primavera scorsa, cominciarono a bombardare la libera (fino ad allora) Jamairiha libica, la sconcia stampa locale (con a capo la cloaca leghista) cominciò a ragliare di “benessere del popolo italiano minacciato dal popolo francese”: si ipotizzava, insomma, che l’aggressione alla Libia, fortemente voluta da Sarkozy, preludesse a uno scippo delle forniture libiche all’Italia (cosa di fatto puntualmente avvenuta).

Si taceva, però, la sostanza di quell’aggressione: che l’attacco francese, molto più bassamente, prevedeva un passaggio di consegne di assai lauti proventi, non dal popolo italiano a quello francese, ma solo da cosche filosioniste annidatesi in Italia a cosche (altrettanto filosioniste) transalpine. Anche questa volta la storia ha dato ragione alle nostre previsioni, e i maneggi che si stanno svolgendo al di là delle Alpi, in vista delle prossime “presidenziali” lo confermano sorprendentemente.

Nota

1. Plutarco: “De Fato” (c. II). “Stamperia e Fonderia Stereotipa” di De Micheli e Bellini. Cremona, 1824.

da Mario Marletta e Adriana Negroni, AVANGUARDIA

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